Politica

martedì 24 Marzo, 2026

Referendum giustizia, «cadono le prime teste» nella maggioranza: si sono dimessi Giulia Bartolozzi e Andrea Delmastro

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La capo di gabinetto aveva definito i pm «un plotone d'esecuzione». Chieste anche le dimissioni della ministra Santanchè

Terremoto nel governo dopo il fallimentare risultato del referendum sulla giustizia: la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi (quella che aveva detto che toghe che sono come plotoni d’esecuzione, assicurando che se avesse vinto il no al referendum avrebbe lasciato l’Italia) e il sottosegretario Andrea Delmastro (coinvolto nel caso del ristorante gestito insieme alla figlia del prestanome del clan Senese) si sono dimessi dopo un colloquio con il ministro della Giustizia Carlo Nordio negli uffici di via Arenula. Quest’ultimo, intervenendo a Sky Tg24, in mattinata si era schierato ancora dalla parte del sottosegretario: «Sono certo che riuscirà a chiarire». E sulla sconfitta al referendum aveva aggiunto: «Questa è una riforma che porta il mio nome e me ne assumo quindi la responsabilità politica». In serata Meloni ha poi auspicato anche le dimissioni della ministra del Turismo, Santanchè «per sensibilità istituzionale».

«Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia – ha dichiarato in una nota Andrea Delmastro -. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell’interesse della Nazione, ancor prima che per l’affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio».

Il caso Delmastro è scoppiato dopo una inchiesta del Fatto Quotidiano, che ha svelato la partecipazione del sottosegretario alla Giustizia alla società «Le 5 Forchette», insieme alla figlia di Mauro Caroccia, prestanome del boss romano Michele Senese. La società viene fondata a fine 2024. Ha sede a Biella, ma ha un’unità distaccata a Roma in via Tuscolana, indirizzo condiviso proprio dall’ultimo ristorante aperto da Mauro Caroccia prima di finire in carcere. La condanna nei suoi confronti a 4 anni di reclusione per reati con aggravante mafiosa, passa in giudicato in Cassazione il 19 febbraio di quest’anno: nei giorni successivi, Delmastro cede le sue quote. La premier ieri ha riunito il vertice di Fratelli d’Italia e poi ha imposto la svolta dopo il risultato del voto sulla riforma della giustizia. Nei giorni scorsi dopo le uscite di Bartolozzi e le «leggerezze» di Delmastro, Meloni era stata descritta come furiosa. Bartolozzi è stata giudice prima del tribunale di Gela, sua città natale, poi del tribunale di Palermo; nel 2013 passa alla Corte di appello di Roma. Nel 2018 lascia la toga e si avvicina alla politica: Silvio Berlusconi la candida capolista alla Camera nel collegio di Agrigento e lei entra in Parlamento con Forza Italia. Si distingue per il voto favorevole alla legge contro l’omotransfobia di Alessandro Zan, nel 2021 si scontra con i forzisti sulla riforma del processo penale. Lascia Forza Italia, entra nel gruppo misto e contesta duramente le scelte dell’allora governo Draghi. È a quel punto che avvicina ad alcuni esponenti di Fratelli d’Italia e in particolare, raccontano, Andrea Delmastro. Nel 2022, il ministro Carlo Nordio la vuole come vice capo di gabinetto, fino alle dimissioni di ieri.