La storia
sabato 21 Marzo, 2026
Addio a Vera, il cane eroe del Trentino: in 10 anni ha salvato decine di vite. L’istruttore: «I nostri cuori battevano insieme»
di Patrizia Rapposelli
Il commosso ricordo di Renato Zattaron per la sua fedele compagna di ricerca, un pastore tedesco grigione capace di oltre mille interventi: «Era la mia ombra in divisa, un legame che andava oltre il lavoro»
«Un’ amica e una collega, compagna inseparabile e protagonista silenziosa. Vicini fino all’ultimo momento, due cuori che battevano all’unisono, sei zampe per aiutare gli altri… Non ho più lacrime». Con queste parole Renato Zattaron, volontario e istruttore tra i più anziani della Scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe, saluta Vera, la sua compagna di lavoro e di vita, morta nei giorni scorsi. Un pastore tedesco grigione di 14 anni, capace di trasformare l’istinto in missione e il gioco in salvezza. Dieci anni di attività, una media di oltre cinquanta interventi all’anno: oltre mille operazioni tra boschi, montagne e notti insonni. E Renato, operativo da vent’anni, dieci al fianco di Vera: un legame invisibile tra uomo e animale che, nelle ore più difficili, ha fatto la differenza tra la vita e la morte.
Vera, un cane speciale?
«Le dobbiamo tanta gratitudine, sempre al servizio della comunità e di chi si era perso».
Era anche un animale domestico, un’amica a quattro zampe.
«Certo, dolcissima. Condividevo tutto con lei, il lavoro, le attese, le partenze improvvise. Bastava che indossassi la divisa, Vera raddrizzava le orecchie, si agitava, abbaiava e voleva salire in jeep. Sapeva già di essere di servizio».
Sono tanti 10 anni fianco a fianco.
«Volontari nello spirito, felici di fare un lavoro utile. Vera tutto ciò che ha fatto lo ha fatto per me, non perché qualcuno gliel’ha imposto. Le piaceva molto fare cose insieme».
Qual è stato l’intervento che non dimenticherà mai?
«In Primiero per un anziano fungaiolo disperso. C’erano duecento persone tra soccorso alpino e vigili del fuoco. Tre giorni di ricerche, ventiquattro ore su ventiquattro. È stata Vera a trovarlo: correva, annusava, poi ha puntato una discesa di rocce verso il fiume. Era lì, malconcio ma vivo».
Non sempre c’è il lieto fine.
«Un’ operazione di ricerca persona a Cavareno mi ha segnato nel profondo. Anche in quell’occasione Vera è stata bravissima: era lì fiera sotto un albero, abbaiava per guidarci, accanto il corpo dell’uomo senza vita. Anche lì capisci quanto sia importante esserci».
Come funziona il vostro lavoro?
«Arriva l’allarme a qualsiasi ora del giorno, spesso a notte fonda. Ci si prepara in un attimo e si parte. Arrivati sul posto si batte una zona delimitata: sei, sette ettari o più. Il cane ha il Gps sul collare. Gli dai il comando, «cerca», e lui seleziona gli odori umani. L’intervento può durare ore, anche giorni interi».
Quando ha deciso di prendere Vera?
«Era morto il mio primo cagnone, Rox, un bellissimo pastore tedesco con cui ho condiviso altri dieci anni di servizio. Così mi sono diretto al canile di Levico Terme: lì ho incrociato il musetto di Vera, aveva solo settanta giorni. C’è stata sintonia immediata, cosa fondamentale per un conduttore e il suo cane da ricerca. L’ho portata a casa e poco dopo l’ho testata vicino al poligono di tiro: dovevo capire se aveva paura dei rumori forti in caso di terremoto o esplosioni. Non ha fatto una piega. Era forte e tenace, perfetta per il soccorso».
A casa come era?
«Scemona. Ti faceva ridere, era coccolosa. Stava fuori al fresco, tranquilla. Quando trovava qualcuno, la ricompensa era un wurstel, una pallina e il manicotto, i premi che più preferiva».
Cosa resta oggi?
«Tanto, Vera ha fatto cose importanti, ha aiutato molte persone. Ha dato tutto. E io ho avuto la fortuna di viverla».
E adesso?
«Manca, un cane così non si dimentica, non la sostituirò. Ho 72 anni continuerò l’attività come istruttore alla scuola provinciale cani da ricerca e catastrofe Trento».
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