Politica
venerdì 20 Marzo, 2026
Cittadinanza a Mussolini, Urzì ribadisce la linea: «È morto, l’onorificenza non vale più. Ianeselli vuole fare l’antifascista? Voti Sì»
di Redazione
Ancora schermaglie sul voto in consiglio comunale disertato dal centrodestra: «Basta con questa storia e Marchetto, c'è un referendum alle porte»
Il deputato e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì è tranquillissimo. Su Clara Marchetto? «Nessun problema in maggioranza». La mancata revoca alla cittadinanza di Mussolini? «È morto, quell’onorificenza non vale più». Non è che fatichi a morire la nostalgia di quel ventennio? «Il fascismo è nell’attuale ordinamento della giustizia. Il sindaco Ianeselli vuole fare davvero l’antifascista? Voti sì».
Urzì rivendica ogni decisione del suo partito, in Consiglio regionale — su Marchetto — e in Consiglio comunale su Mussolini. Martedì scorso i meloniani sono stati isolati, perché il resto della maggioranza regionale si unirà con la minoranza per l’intitolazione all’autonomista condannata dal tribunale speciale del fascismo della sala di rappresentanza in piazza Dante. «C’è libertà di pensiero e di giudizio. E quello di Clara Marchetto non mi sembra sia un tema di apparentamento, di programma, di coalizione. Ciascuno la pensa come crede, e ciascuno vota come vuole». E nel merito: «Noi crediamo che uno spazio pubblico debba essere intitolato a personalità illustri che abbiano segnato la storia culturale del territorio. Mi vengono in mente Alcide Degasperi, ma anche Flaminio Piccoli. Lo dico io — aggiunge Urzì — e nessuno può dire che queste figure siano vicine alla mia sensibilità politica. Ma riconosco loro il valore di personalità di altissimo livello, personalità coerenti, senza ambiguità, leali anche nelle loro posizioni più forti. E sempre profondamente italiani». Poi si interrompe: «Già abbiamo perso troppo tempo a parlare di questi argomenti. Ci sono questioni più urgenti mi pare, basta leggere i giornali. E c’è un referendum alle porte. Parliamo di questo?».
Parliamo prima di Mussolini, del fatto che non gli è stata revocata la cittadinanza onoraria anche per il voto di Fratelli d’Italia a Palazzo Thun: «Ha detto tutto la capogruppo Ilaria Goio: una cittadinanza concessa a qualcuno si esaurisce quando quel qualcuno muore. Punto. E vale per Mussolini come per altri». Torna a ripetere le argomentazioni portate dai meloniani anche in Consiglio provinciale: «A livello parlamentare avevamo avviato una procedura legislativa per revocare l’onorificenza al maresciallo Tito. Un dittatore, il responsabile dei massacri delle foibe che ricordiamo nel Giorno del Ricordo. Ma il Quirinale ci ha fatto sapere che l’onorificenza, che vorrei sottolineare è stata concessa in epoca repubblicana, è di fatto cessata alla morte di Tito. E ci siamo fermati». E aggiunge: «Noi siamo coerenti. Se vale per Tito vale per Mussolini. E se anche il Comune di Trento avesse dato la cittadinanza a Josif Stalin noi ci saremmo astenuti. Noi abbiamo un altissimo senso delle istituzioni».
In Consiglio regionale, martedì, si è parlato molto della mancata revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini, la Svp ha usato parole di forte condanna. Il presidente Kompatscher ha parlato di «decisione incomprensibile, imperdonabile, inaccettabile»: «La stessa nostra posizione l’ha assunta in Consiglio comunale a Trento anche la Lega del suo omologo trentino Maurizio Fugatti. E del partito con cui la Svp ha eletto un parlamentare europeo, Forza Italia». Urzì lancia anche una frecciata al sindaco Ianeselli, anche lui indignato per l’esito del voto a palazzo Thun: «Se il sindaco vuole fare una vera testimonianza di antifascismo voti Sì al referendum sulla giustizia. L’impianto del sistema attuale è davvero di stampo fascista. Si impegni con noi a superarlo per far entrare anche l’Italia nella civiltà giuridica dei Paesi democratici».
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