Il lutto

venerdì 20 Marzo, 2026

Addio a Umberto Bossi, il cordoglio della Lega trentina: «Ci ha lasciato tanto»

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Gli esponenti del Carroccio ricordano il fondatore del partito. Fugatti: «Grazie per gli insegnamenti». Savoi: «Un gigante della politica». Divina: «Un grande maestro»

«Se oggi in tanti della Lega, compreso il sottoscritto, facciamo politica e amministriamo realtà importanti, lo dobbiamo a lui, alla sua intuizione, al suo sogno». Il governatore trentino Maurizio Fugatti, leghista della prima ora, affida a Facebook il suo personale ricordo del Senatur, il capostipite del movimento di federalista, a tratti anche separatista, morto ieri a 84 anni all’ospedale a Varese. Anche ricorda come «dal nulla, senza risorse, giornali o tv, girando le valli e le piazze della Padania», Umberto Bossi creò un movimento «di popolo e popolare che seppe trasformare in ideale politico le mai risolte differenze tra Nord e Sud del paese». E ancora: «Seppe portare i principi del federalismo e dell’autonomia al centro del dibattito politico nazionale». E il saluto finale al leader che Fugatti aveva incontrato più volte nella sua attività di militante e di amministratore: «Ciao Umberto, grazie per tutto quello che mi hai e ci hai insegnato».

«Vai e porta la Lega a Trento»

Anche Alessandro Savoi, ex consigliere provinciale del Carroccio, ricorda commosso il capo leghista: «Se n’è andato un gigante della politica. Io — sottolinea Savoi — sono un bossiano da sempre. Era il 1991 quando andai da lui e mi disse di portare la Lega in Trentino. Bossi — continua l’ex consigliere — era un visionario, aveva in testa un obiettivo chiaro: scardinare lo stato per portare il federalismo in Italia. Ed è sempre stato coerente». Tanti i ricordi: «Tantissimi. Con lui ho fatto 76 Consigli federali. Parlava per ore e non volava una mosca. Era mio amico, grandi amici. Andavo a trovarlo con Erminio Boso, anche in estate a Ponte di Legno. E si parlava di politica». Savoi andrà al funerale: «Se posso sì, certamente. Era davvero un gigante della politica».

«Un grande maestro»

Sergio Divina è stato primo segretario della Lega in Trentino e poi consigliere provinciale e senatore del Carroccio: «Per me è stato un grande maestro. Io sono stato il primo segretario della Lega in Trentino e andavo alle riunioni nello scantinato di via Arbe a Milano che è stata la sede della Lega prima di via Bellerio. Era fantastico, parlava per quattro ore e mezzo in quelle riunioni fiume del Consiglio federale aveva sempre visioni che andavano oltre. Era un sognatore e uno stratega che sapeva affascinare. Poi, quando smetteva di parlare ci interpellava, a me diceva: “tu prete trentino cosa ne dici?” perché pensava che noi trentini fossimo tutti bacia particole. Ci vedeva come se fossimo ancora il Principato vescovile. Mai visto un uomo come lui. Era unico. Sapeva rapire come il suo eloquio e la sua capacità di elaborare progetti. Ed era amato dal suo popolo che vedeva in lui una guida. Io feci le liste dal ‘094 al ‘96. La prima volta qui in Trentino facemmo eleggere Enzo Erminio Boso, che diventò subito Obelix, al Senato ed Elisabetta Bertotti alla Camera. Poi nel ‘94 facemmo eleggere oltre a loro due anche Rolando Fontan e il senatore Armani. Boso faceva parte della sua priuma linea. Aveva con Bossi un rapporto non diretto, ma direttissimo, di stima reciproca».

Protagonista della politica

Fondatore della Lega Lombarda, trasformata poi in Lega Nord, Umberto Bossi era il Senatùr da quando venne eletto per la prima volta a Palazzo Madama nel 1987. Nacque in quegli anni la denominazione politica, più che geografica, di Padania, che Bossi difese a spada tratta contro «Roma ladrona». Tre anni dopo, il primo raduno di Pontida, nel 1996 è la volta della Festa dei popoli padani con il rito dell’ampolla riempita di acqua del Po, proveniente dalla sorgente del Monviso e poi versata nella Laguna di Venezia. Furono gli anni del «celodurismo», del vilipendio alla bandiera. Ma un anno decisivo è il 1992: mentre impazza Tangentopoli, il Carroccio ottiene l’8,6% e porta in Parlamento 80 fra deputati e senatori. Due anni dopo, nel 1994, arriva la prima esperienza di governo con Bossi alleato della neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi. Un esecutivo di breve durata, perché il Carroccio alza i toni dello scontro e lo fa cadere. La pace con Berlusconi lo riporta al governo nel 2001.

La malattia, le dimissioni

Nel 2004 Bossi viene colto da un ictus cerebrale. Inizia una fase complicata per il partito che ha il suo culmine con le dimissioni di Bossi da segretario nel 2012, dopo l’inchiesta sullo scandalo dei diamanti in Tanzania con l’accusa di truffa ai danni dello Stato sui rimborsi elettorali. La Lega viene condannata a un risarcimento allo Stato di 49 milioni di euro. La crisi con la base è profonda. La guida del partito passa prima nelle mani di Roberto Maroni e poi, dal dicembre 2013, in quelle di Matteo Salvini.