Trento

giovedì 19 Marzo, 2026

Inceneritore, le Acli bocciano l’impianto: «Un progetto sovradimensionato che frena il riciclo e l’economia circolare»

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Il presidente Walter Nicoletti rigetta la soluzione da 100mila tonnellate: «Rischiamo di dover importare rifiuti per sostenere i costi. Si valutino gassificazione e soluzioni modulari proposte da Università e FBK»

Le Acli trentine scendono in campo nel dibattito sul futuro della gestione dei rifiuti in provincia, esprimendo una netta contrarietà all’attuale ipotesi progettuale della Giunta provinciale relativa alla costruzione di un inceneritore. Attraverso una nota articolata, il presidente Walter Nicoletti mette in guardia le istituzioni dai rischi economici e ambientali di una struttura ritenuta sproporzionata rispetto alle reali necessità di un territorio che vanta già standard di eccellenza nella raccolta differenziata. La richiesta è chiara: fermarsi per valutare modelli tecnologici alternativi, più flessibili e coerenti con gli obiettivi di riduzione degli scarti, trasformando il Trentino in un vero laboratorio europeo di economia circolare.

Il paradosso dei numeri: un impianto senza combustibile

La base del ragionamento delle Acli parte da un dato oggettivo: la virtuosità dei cittadini. Con una differenziata stabilmente sopra l’80% (82,8% nel 2023) e il capoluogo che ha ridotto il secco indifferenziato a meno di 9mila tonnellate su oltre 52mila complessive, il Trentino non ha bisogno di “smaltire” grandi masse, ma di gestire un residuo sempre più esiguo. Secondo Nicoletti, la proposta di un termovalorizzatore da 100.000 tonnellate annue appare dunque priva di basi logiche.

«La proposta risulta innanzitutto insostenibile dal punto di vista economico — spiega il presidente — e solleva questioni di coerenza rispetto alle quantità effettive di rifiuto residuo prodotte in provincia, che risultano significativamente inferiori». Il pericolo è quello di creare una “fame di rifiuti” per giustificare l’investimento. «Un impianto di incenerimento, per essere economicamente sostenibile, richiede continuità di alimentazione. Nel nostro caso questo comporta inevitabilmente due possibili conseguenze: «l’importazione di rifiuti da fuori provincia» o la «progressiva perdita in quantità e qualità delle raccolte differenziate».

L’ombra del modello nordeuropeo

L’analisi delle Acli non è ideologica, ma poggia su dati industriali e comparazioni internazionali. Viene citato il caso dei Paesi del Nord Europa, spesso presi a modello ma oggi in difficoltà proprio per l’eccesso di capacità impiantistica. Un rapporto del Consiglio Nordico dei Ministri evidenzia come la Svezia sia paradossalmente costretta a importare rifiuti per far funzionare le proprie strutture, restando intrappolata in un sistema che fatica a evolvere verso il riuso.

Secondo Nicoletti, il Trentino deve evitare questo vicolo cieco tecnologico: «Le grandi infrastrutture determinano infatti vincoli di lungo periodo: «una volta realizzate, l’intero sistema tende ad adattarsi alla loro necessità di funzionamento». Per le Acli, invece, il sistema dovrebbe essere l’opposto: agile, modulare e capace di ridursi man mano che il riciclo avanza.

Le alternative: TMB, gassificazione e ricerca scientifica

La soluzione non è l’immobilismo, ma una strategia a tappe che metta il recupero energetico solo come ultimo, minuscolo anello della catena. Il primo passo suggerito è l’unificazione della raccolta su tutto il territorio provinciale, seguita dal potenziamento del Trattamento Meccanico Biologico (TMB). Questa tecnologia permetterebbe di estrarre un ulteriore 5% di materiali riciclabili dal secco residuo, producendo un combustibile solido secondario (CSS) da destinare a impianti già esistenti come cementifici o acciaierie, senza dover costruire una nuova “cattedrale” dell’incenerimento.

Le Acli guardano con estremo interesse allo studio prodotto dall’Università di Trento e dalla Fondazione Bruno Kessler (FBK), che ipotizza scenari tecnologici diversi dal classico inceneritore. «Le diverse opzioni tecnologiche ipotizzate nello studio, che vanno dal gassificatore allo smaltimento fuori provincia, «meritano di essere approfondite nelle sedi tecniche competenti». La gassificazione, in particolare, viene indicata come una via potenzialmente più coerente con i volumi ridotti del Trentino.

Un laboratorio per l’Autonomia

In conclusione, la nota delle Acli, sostenuta anche dalle valutazioni di Acli Terra per il comparto agricolo, invita la Provincia Autonoma di Trento a sfruttare le proprie competenze e la propria specialità legislativa per non rincorrere soluzioni obsolete. L’obiettivo deve essere un serio bilancio economico che metta a confronto i costi reali dell’inceneritore con quelli di una gestione decentralizzata e spinta sul recupero.

«L’Autonomia speciale e l’esperienza accumulata in questi anni rappresentano una grande opportunità — conclude Nicoletti — per il Trentino di diventare un «laboratorio e un esempio virtuoso di economia circolare». La sfida dei prossimi trent’anni non si vince costruendo forni, ma investendo sulla capacità di ridurre il rifiuto alla fonte e sulla flessibilità tecnologica che solo la ricerca scientifica locale può garantire.