Montagna
martedì 17 Marzo, 2026
Siamo solo a metà marzo, ma i serpenti sono già usciti dal letargo: in Lessinia una vipera ha morso una bambina di dieci anni
di Redazione
La piccola, trattata al centro antiveleni, è fuori pericolo
La stagione delle vipere si apre in anticipo. In Lessinia una bambina di 10 anni è stata morsa alla mano da una vipera, ma le sue condizioni non destano preoccupazione: è stata dimessa già il giorno successivo. Il fatto è avvenuto in territorio veronese nei giorni scorsi: lo riporta il quotidiano l’Arena.
A colpire la precocità dell’evento: è raro vedere persone in ospedale per morso di seprenti prima di maggio. Il motivo: e temperature miti delle ultime settimane hanno favorito il risveglio precoce degli animali dal letargo. Proprio in questa fase, ancora poco attivi e più vulnerabili, possono reagire in modo difensivo. Un episodio simile si era verificato anche nel 2023, ma in quel caso l’anticipo era stato limitato al mese di aprile.
La bambina è stata presa in carico dal pronto soccorso pediatrico, con il supporto del Centro antiveleni dell’Azienda ospedaliera di Verona, diretto da Giorgio Ricci. All’arrivo presentava un quadro clinico rassicurante: dolore localizzato e un lieve gonfiore alla mano, senza segni di complicazioni sistemiche. Dopo un periodo di osservazione, non è stato necessario somministrare l’antidoto e l’evoluzione è stata favorevole.
Gli esperti ricordano che, in caso di morso, è fondamentale intervenire entro 4-6 ore. I sintomi possono variare da un semplice gonfiore fino, nei casi più gravi, a nausea, vomito e diarrea. L’antidoto, oggi costituito da frammenti anticorpali più avanzati rispetto ai vecchi sieri, viene utilizzato solo nelle situazioni più serie.
Nonostante l’episodio, i casi restano rari e nella maggior parte delle situazioni si risolvono senza conseguenze gravi. Con l’arrivo della primavera e il ritorno delle escursioni, l’invito degli specialisti è alla prudenza: prestare attenzione a dove si mettono mani e piedi, soprattutto tra pietre, muretti a secco, cataste di legna e nell’erba alta.
«Questo caso si è risolto nel migliore dei modi», ha spiegato il direttore del Centro antiveleni, sottolineando come il rialzo delle temperature stia modificando anche le abitudini della fauna selvatica. «La natura si sta svegliando e qualcuno potrebbe non aver ancora preso il caffè», ha aggiunto.
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