Il lutto

venerdì 13 Marzo, 2026

«Nevola, mente critica e “battitore libero” che amava gli studenti e invitava sempre a riflettere»

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I colleghi ricordano il professore, scomparso improvvisamente martedì a causa di un malore: «Un intellettuale vecchio stampo»

Lutto nel mondo universitario trentino. Martedì sera si è spento il professor Gaspare «Rino» Nevola, ordinario di Scienza Politica all’Università degli Studi di Trento, a causa di un malore improvviso. Non c’erano state avvisaglie, poche ore prima, infatti, era in università a insegnare e nulla aveva fatto presagire quanto sarebbe accaduto da lì a poco. «Siamo rimasti tutti attoniti nell’apprendere la notizia della sua scomparsa» rivela il direttore del Dipartimento di Sociologia, il professore Marco Brunazzo. «Fino a poche ore prima aveva svolto la sua attività di docente, era in classe e ha incontrato numerosi colleghi, ha scherzato con loro. Mai ci saremmo aspettati quello che poi è accaduto. Il professor Nevola era un ricercatore apprezzato ma, soprattutto, una persona che teneva molto alla sua didattica, al rapporto con gli studenti che ne hanno sempre avuto stima».

Nevola aveva 69 anni, aveva origini siciliane e dopo aver vissuto molti anni a Torino, si era stabilito in Trentino, dove lavorava da molto tempo. Era a pochi mesi dal pensionamento. Si era laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Torino, proseguendo la sua formazione con un dottorato in Sociologia proprio a Trento e da tempo faceva parte dei docenti storici del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale. «Rino l’ho conosciuto quando ero già il direttore del Dipartimento e lui era un giovane studente del dottorato – ricorda il collega Antonio Schizzerotto -. Abbiamo avuto frequenti scambi di idee e inizialmente lui si era occupato di questioni relative alle disuguaglianze sociali come me. Poi lui si è un po’ allontanato dalla sociologia in quanto tale, seguendo le orme di Gianenrico Rusconi. Si è quindi spostato sui fondamenti teorici della scienza politica».

Nevola era uno studioso puro, uno di quelli che non smette di studiare, documentarsi, osservare perché «arrivato» nella vita e nel lavoro. Di lui rimane quell’attenzione a concetti legati al territorio, ai fenomeni sociali: note sono le sue riflessioni su concetti come «nazione» e «patria». Negli anni, il professore si è distinto per le sue riflessioni pubbliche sulle questioni legati alle identità politiche e sociali, di tutto il Paese, ma ancor di più di quel territorio da lui vissuto con coscienza e coinvolgimento. «Rino lo conosco da tanto tempo, faccio fatica a parlarne al passato» racconta l’ex direttore del Dipartimento di Sociologia, il professor Giuseppe Sciortino. «Era un bravo collega, non posso dire molto altro. Era sicuramente una persona che cercava di essere un intellettuale un po’ vecchio stampo, faceva esami orali lunghissimi, che duravano ore e forse, addirittura, giornate. Teneva molto anche al ruolo pubblico di intellettuale, su temi non necessariamente legati alla sua competenza disciplinare. Collaborava con diversi gruppi più o meno alternativi del territorio, soprattutto a Rovereto, dove abitava da qualche anno».

Non un docente davvero «ordinario» viste le sue posizioni espresse durante la pandemia e che avevano portato alla sua sospensione. Lui aveva risposto con delle lezioni in piazza, aprendo così il sapere anche a quanti non frequentano l’università. «Quella di Rino era un’intelligenza molto vivace e curiosa» riflette il collega, professor Paolo Rosa, «soprattutto era una mente molto critica, cercava di andare oltre il “mainstream”. Era un battitore libero. Quello che ricordo di lui è soprattutto questa sua capacità di non accettare acriticamente teorie consolidate o il pensiero dominante. Nell’ultimo periodo si era occupato molto di politica europea, cercava sempre di presentare in maniera non convenzionale quella che era la visione dell’Unione Europea, con tutte le sue criticità, luci e ombre. Il suo essere sopra le righe, in senso positivo, portava anche noi a riflettere su cose che invece spesso davamo per scontate. Interveniva sempre con un suo stile, a volte retorico, perfino teatrale: però centrava sempre gli argomenti. E poi era un professore che stava sempre dalla parte degli studenti. Quando noi, i suoi colleghi, facevamo muro contro le loro richieste, lui ci invitava sempre a rifletterci due volte. Martedì ho parlato con lui poche ore prima che morisse, era in ufficio, preoccupato per la lezione del giorno dopo, perché ci sarebbe stato lo sciopero e diceva “Magari gli studenti domani non vengono”. Apparentemente, era in perfetta forma: invece alla sera ha avuto il malore che è stato fatale». Il funerale del professor Nevola si terrà sabato alle 10.30 nella chiesa parrocchiale di Maria Regina Missioni, a Torino.