Il caso

venerdì 13 Marzo, 2026

Si fa operare alle tube, ma l’intervento non va bene (a sua insaputa) e resta incinta: risarcita dai medici

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Per la Corte dei Conti si è trattato di «un grossolano e macroscopico errore professionale in alcun modo scusabile»

Si era presentata nel reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale trentino per effettuare un intervento in day hospital, e allora aveva sottoscritto anche il consenso informato alla chiusura delle tube di Falloppio, quale metodo contraccettivo chirurgico. Quando era stata dimessa la paziente era convinta che fosse stata effettuata anche la legatura delle tube. «Una falsa convinzione» scrivono i giudici.

Sì perché tempo un anno esatto e la donna si era scoperta incinta. Colpa di «una grave dimenticanza» dei due medici chirurghi, al tempo in servizio per l’Asuit, di un «comportamento omissivo gravemente colposo per il mancato adempimento dell’operazione richiesta» scrive la Corte dei Conti. Medici che per questo sono stati condannati a pagare complessivamente 114mila 941 euro. Per la verità la donna, a fine 2017, aveva presentato un conto all’Azienda sanitaria di oltre mezzo milione di danni patrimoniali e non (erano esattamente più di 571mila euro). L’Asuit, alla donna e alla sua famiglia, ha poi liquidato meno della metà e cioè oltre 225mila euro. Il danno che appunto la Procura regionale della Corte dei Conti ha contestato ai due medici che avevano sì eseguito un intervento «ma hanno dimenticato di effettuare la prevista e concordata» operazione di legatura delle tube, per la quale c’era stata anche la palese richiesta del marito della paziente (tutta documentazione presente nella cartella clinica). «Un grossolano e macroscopico errore professionale in alcun modo scusabile» per la Corte. Il primo operatore dell’equipe medica, a cui era stata riconosciuta una responsabilità del 70%, aveva chiesto la definizione del giudizio con rito abbreviato e ha chiuso il procedimento pagando in modo tempestivo oltre 47mila euro all’Asuit. La dottoressa, secondo operatore (con responsabilità del 30%), a gennaio è stata invece condannata a pagare all’azienda sanitaria più di 67mila euro.

Altro caso quello di un medico condannato un anno fa dalla Corte dei Conti a risarcire l’Asuit che con un atto di transazione stragiudiziale aveva corrisposto a una paziente 45mila euro per le lesioni che le aveva procurato in seguito a un intervento di isteroscopia. Il collegio aveva condannato il camice bianco ritenendo che quelle lesioni fossero integralmente riconducibili ai «plurimi errori terapeutici» che aveva commesso. Errori che, secondo le relazioni e i verbali agli atti, anche dei carabinieri del Nas, erano state «qualificate come gravi». Quanto al risarcimento sollecitato, il collegio l’ha ridotto del 30% — e cioè 31mila 500 euro — considerando il concorso causale nella produzione del danno, attribuibile a ulteriori condotte di omessa diagnosi effettuate da altri.