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domenica 8 Marzo, 2026

Guerra in Medio Oriente, stangata per le imprese locali: «Oltre 250 milioni in più per il caro bollette»

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La Cgia di Mestre ha stimato gli effetti del conflitto in Trentino-Alto Adige. E intanto il gasolio arriva a 1,998 euro al litro

La guerra scatenata da Usa e Israele in Iran rischia di diventare un salasso per le imprese, oltre che per i cittadini. Secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, le aziende del Trentino-Alto Adige potrebbero pagare 251 milioni di euro in più nel 2026 per i loro consumi energetici.
A pesare è l’impennata dei prezzi di gas ed energia elettrica registrata negli ultimi giorni. Se le attuali tensioni dovessero tradursi in rincari strutturali, a livello nazionale le aziende potrebbero trovarsi a sborsare quest’anno 7,2 miliardi di euro in più per l’elettricità e altri 2,6 miliardi per il gas: quasi 10 miliardi, +13,5% rispetto al 2025. Le stime si basano su alcune ipotesi che tengono conto dei consumi registrati con gli ultimi anni disponibili (2024-2025) e di un prezzo medio dell’energia elettrica pari a 150 euro per megawattora e del gas a 50 euro (rapporto 3 a 1, in linea con quanto osservato nel triennio precedente). Alla vigilia dell’attacco israelo-statunitense (venerdì 27 febbraio) «il gas scambiava a 32 euro al megawattora e l’energia elettrica a 107,5 euro — spiega l’Ufficio studi della Cgia — Nel giro di pochi giorni (al 4 marzo) i prezzi sono balzati rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi flettere di poco». Tuttavia «lo scenario attuale — puntualizza — è molto diverso da quello vissuto quattro anni fa, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Nel 2022 il prezzo medio dell’energia elettrica arrivò a 303 euro al megawattora, mentre il gas toccò in media 123,5 euro».
In ogni caso, con un’eventuale impennata dei costi delle bollette, i settori più colpiti sarebbero metallurgia, commercio, altri servizi (come cinema, teatri, parrucchieri), alimentari, alberghi, bar, ristoranti, trasporto, logistica e chimica. Mentre tra i distretti maggiormente penalizzati ci sarebbero quello delle marmellate e dei succhi di frutta del Trentino-Alto Adige e quello dei salumi dell’Alto Adige.
In regione, in particolare, la spesa delle imprese per l’energia potrebbe arrivare a 2 miliardi e 116 milioni nel 2026, contro 1 miliardo e 864 milioni nel 2025 (+13,5%).
Intanto aumentano anche i prezzi del carburante. «In alcune zone della citta di Trento e di Bolzano, il prezzo della Benzina oscilla tra 1,779 e 1,825 euro, il Gasolio tra 1,947 e 1,998 euro — sottolinea Giuseppe Vetrone, segretario della Federazione lavoratori pubblici (Fpl) del Trentino-Alto Adige — Sull’autostrada del Brennero, il cosiddetto “servito” vede la Benzina a 2,229 euro e il Gasolio a 2,279 euro, mentre il cosiddetto “self” vede il prezzo della Benzina a 2,069 euro, il Gasolio a 2,259». Secondo la Fpl sono «prezzi assolutamente ingiustificati e per certi versi disonesti. Gli effetti della guerra non sono così immediati sui prodotti al “dettaglio” come ci voglio far credere le compagnie petrolifere. Chiediamo che si attivino immediatamente controlli fiscali da parte dell’Agenzia delle dogane e monopoli, guardia di finanza e degli altri organi preposti, per intercettare la catena speculativa».