La storia
sabato 7 Marzo, 2026
La pizza dove non c’è: il food-truck di Nicola e Michela che accende i piccoli borghi. «Così i paesini così riprendono vita»
di Johnny Gretter
Da sette anni Nicola Dalceggio e Michela Campestrin portano il gusto e la convivialità nelle zone più isolate della Valsugana e del Tesino
Dove non ci sono le pizzerie, arrivano Nicola Dalceggio e sua moglie Michela Campestrin. Da Olle a Ronchi, da Frassilongo fino a Kamauz sul massiccio della Panarotta, la coppia guida e gestisce un food-truck che sforna pizze per chi abita in luoghi isolati e nei piccoli paesi. «A volte serviamo anche le case di riposo – spiega Dalceggio -. Quando gli ospiti vedono arrivare il furgone diventa un po’ una festa: questo è un lavoro, ovviamente, ma diventa anche un piacere».
Sette anni «on the road»
Questo particolare servizio è nato nel 2018, poco più di sette anni fa. La coppia, che vive a Roncegno, prima di allora non aveva mai gestito un’attività di questo tipo. «Da ragazzo avevo fatto l’aiutante pizzaiolo, ancora ai tempi della scuola – racconta Nicola -. Era per portare a casa un po’ di soldi mentre studiavo, ma in realtà nella vita abbiamo sempre fatto tutt’altro. L’idea del furgone è nata un po’ per caso, per raggiungere quei posti dove i servizi sono limitati e non ci sono pizzerie. Abbiamo cominciato proprio da Torcegno e dai paesi limitrofi».
Man mano, l’attività del food-truck, che ha preso il nome di «Nicola Pizze», si è allargata sempre di più. Dalla zona di Torcegno ha cominciato a coprire altre zone della Valsugana, arrivando anche a Telve, Ronchi, Carzano, Bieno, Novaledo e Ospedaletto. E si sono aggiunti anche il Tesino e alcuni centri dell’Alta Valsugana: Barco, per esempio, ma persino Frassilongo e Kamauz, in Val dei Mòcheni.
«Per i primi tre o quattro anni ci siamo limitati ai paesi vicini – proseguono i titolari -. Abbiamo cominciato con un furgone piuttosto datato, era un po’ una scommessa. Vedendo che le cose andavano bene abbiamo preso un mezzo nuovo, su misura per noi. Ci siamo attrezzati per offrire un servizio più efficiente».
Un’attività di famiglia
In questi oltre sette anni di attività le soddisfazioni per la coppia sono state molte, e così anche quelle per i clienti. «Ora è diventata l’attività di famiglia. Nei paesini dove la pizzeria più vicina è a diversi chilometri di distanza le persone sono molto contente di avere un servizio come il nostro. Per andare a prendere una pizza, magari, devono fare diversi minuti di macchina per poi doverla riscaldare a casa. Noi ci facciamo trovare in piazza, e alcuni arrivano anche vestiti da casa, in un attimo sono lì. Soprattutto d’estate facciamo anche una sorta di servizio di “pizzeria a domicilio”: quando c’è un compleanno, una laurea o un anniversario facciamo un giropizza direttamente in casa».
E, in tutto questo, c’è anche un aspetto sociale. Come anticipato, Nicola Pizze non si occupa solo di clienti normali, ma una o due volte l’anno serve anche le case di riposo. «Anche questo è un servizio che facciamo volentieri – proseguono -. Vediamo quanto poco sere per fare felici le persone anziane e fragili. Se per cena arriva il furgone delle pizze diventa tutto una festa. Nei paesi, invece, è bello vedere la piazza rianimarsi con alcune persone, soprattutto in inverno. Spesso si fermano a fare due chiacchiere prima di prendere il loro ordine. E per noi è bello vedere anche paesi diversi ogni volta, ascoltando l’opinione dei loro abitanti sulla vita e la quotidianità. Il furgone diventa un po’ un luogo di aggregazione».
Un furgone, una sfida
Non è sempre facile però. Come si può intuire, stare in un camioncino crea delle difficoltà maggiori rispetto a lavorare in una pizzeria vera e propria. Tra lo spazio ristretto, il caldo estivo e gli spostamenti continui ogni giorno è una sfida. «Devi fare un po’ i salti mortali – conclude Dalceggio -. Siamo in due in uno spazio che, vuoto, sarebbe di sei metri quadri. Ma ci sono il forno, il frigo… alla fine resta pochissimo spazio calpestabile. L’estate si arriva anche a 50 gradi, e si riesce a fare solo una pizza per volta. Si deve anche tenere conto che la pizza non è sempre a livello, dato che siamo in un furgone: diventa difficile metterla sulla pala. Ma è bello muoversi, vedere luoghi, ambienti e abitudini diverse. In un paese già alle 18 c’è la gente che ci aspetta, in un altro invece mangiano tutti alle 19. Vedi posti e gente diversa. Siamo felici anche se è difficile».
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