Sport
giovedì 5 Marzo, 2026
Curling, Orietta Bertò sogna il colpo: «Con Paolo Ioriatti puntiamo alla medaglia»
di Valerio Amadei
La trentina sarà una delle protagoniste nella specialità paralimpica
Non fa più notizia affermare che lo status nazionale del curling è cambiato. Non parliamo più di quello sport considerato solamente come oggetto di contorno, anzi, l’attaccamento dei tifosi verso la coppia Mosaner-Costantini prima, e delle due squadre azzurre poi, ha dimostrato per l’ennesima volta quanto questa disciplina abbia fatto breccia nel cuore degli appassionati di sport. Il grande spettacolo, però, non è ancora finito: è giunta l’ora dei Giochi paralimpici, e tra i protagonisti che si daranno battaglia per vincere le tanto agognate medaglie ci sarà anche Orietta Bertò, atleta trentina che nel curling ha trovato la sua seconda vita. Specializzata nel doppio misto, torneo nel quale scenderà sul ghiaccio insieme all’altro trentino Paolo Ioriatti, la classe 1976 di Spormaggiore compone insieme a Fabrizio Bich, Egidio Marchese, Angela Menardi, Matteo Ronzani e Giuliana Turra, il team italiano di wheelchair curling guidato dal tecnico Roberto Maino.
Orietta Bertò, è giunta l’ora di scendere sul ghiaccio: come sono stati gli ultimi giorni di avvicinamento?
«Da domenica siamo qui a Cortina, e il clima è davvero fantastico. Sin da subito ci hanno fatto sentire a nostro agio, omaggiandoci con gadget e altro, oltre a metterci a disposizione spazi comodi, ideali per spostarsi anche con la sedia a rotelle. Ogni nazione, inoltre, ha uno spazio dedicato, che può essere tra l’altro decorato con loghi e bandiere».
Tra i temi più discussi nei mesi precedenti ai Giochi c’era un pizzico di scetticismo sull’organizzazione dell’evento. Personalmente pensa sia stato fatto un buon lavoro?
«Essendo la mia prima partecipazione alle Paralimpiadi non ho grandi termini di paragone. Fino ad ora mi sembra tutto ottimo, anzi già diversi atleti olimpici e altri ragazzi qui con me mi hanno dato feedback molto positivi. Chiaramente qualche intoppo può capitare, è naturale, ma è rassicurante la presenza di tantissimi volontari pronti a intervenire. Si sono dimostrati disponibili e cortesi sin dall’accoglienza, aiutando me e Paolo (Ioriatti, ndr) in ogni modo, soprattutto portando i bagagli nelle nostre casette».
La «febbre» per il curling si misura anche dall’adrenalina per la premiazione della squadra olimpica che domenica ha portato tantissima gente a Cembra, le è dispiaciuto non poterci essere?
«Tantissimo, ma purtroppo siamo dovuti partire proprio domenica. Mi sono comunque arrivate foto e video della festa e della sfilata degli atleti che testimoniano questo entusiasmo contagioso che si respira. Andrebbe fatto un plauso anche alla capacità organizzativa cembrana, davvero di altissimo livello quando c’è da organizzare questo tipo di eventi».
Anche alle Olimpiadi appena terminate il curling è stato tra le discipline più seguite, come si spiega questo successo improvviso?
«Penso che molto sia dipeso dai recenti successi dell’Italia. Tra l’oro vinto a Pechino 2022 e la medaglia di bronzo appena conquistata non sono di certo mancati i motivi per supportare dei ragazzi ormai diventati famosi anche a livello mondiale. Questo si sta riflettendo anche nel Palacurling di Cembra, dove in tanti si presentano con l’obiettivo di mettersi in gioco in questa disciplina, anche dal punto di vista prettamente teorico, prendendo lezioni con insegnanti».
Il curling sarà protagonista indiscusso anche nelle Paralimpiadi, ma come cambia la disciplina rispetto alle Olimpiadi appena terminate?
«Le regole sono le stesse. L’unico vero cambiamento è che nel curling olimpico c’è una squadra femminile, una maschile e il doppio misto; nel wheelchair curling, invece, c’è solamente una squadra, composta da quattro persone, in cui almeno un’atleta dev’essere dell’altro sesso, oltre al doppio misto».
Quale pensa possa essere l’obiettivo del gruppo azzurro?
«Rispetto ai Mondiali, ai Giochi ci sono soltanto 8 squadre, le più forti, quindi ogni match è insidioso. Se da una parte con alcune di loro non abbiamo mai giocato, con altre ci siamo già scontrati, e tra tutte penso che le compagini asiatiche siano le più temibili. Noi non vogliamo essere da meno, e senza nasconderci vogliamo provare a dare il massimo per raggiungere la zona medaglia».
Alla sua prima Paralimpiade come definirebbe la preparazione per questo tipo di competizione?
«Direi intensa. Se non per qualche giorno di riposo a casa, le ultime settimane sono state scandite da ritmi frenetici, compreso un raduno di dieci giorni, cinque in Scozia e cinque a Pinerolo. Qui insieme alla squadra abbiamo fatto una vera e propria full immersion con doppie sessioni di allenamento al giorno spingendo forte sull’acceleratore. . Chiaramente giocare in casa dà grandi motivazioni, ma rende il tutto più snervante. Saper di dover rappresentare l’Italia davanti ai tuoi connazionali è un peso davvero notevole, di certo non facile da gestire. Rispetto al mondiale è proprio un altro sport, basti pensare all’utilizzo dell’uniforme della nazionale già nel momento della partenza; è una piccolezza, ma dà proprio sensazioni uniche, non provate prima. Per eventi di questa caratura avere la mente libera è ancor più fondamentale dal momento che anche la più minima distrazione può risultare decisiva».