Cronaca
sabato 21 Febbraio, 2026
Sicurezza, a Trento non arriverà l’esercito. Comune e Commissariato erano d’accordo. Il no? Dal governo Meloni
di Patrizia Rapposelli
Delusa Ilaria Goio (Fratelli d'Italia): «Ianeselli ci dica qual è la strategia». Il sindaco: «Il ministero dell'Interno ha negato l'autorizzazione: più agenti di polizia»
L’esercito non arriverà in città. Dal governo Meloni è arrivato il no alla richiesta avanzata dal sindaco Franco Ianeselli di impiegare alcuni militari a presidio dell’area della stazione di Trento: la città resta fuori dal progetto nazionale. Si chiude così l’iter avviato nel febbraio 2024 in sede di Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica.
La proposta riguardava l’adesione al progetto Strade sicure, con una declinazione locale denominata «Stazioni sicure»: un presidio fisso nell’area ferroviaria con funzione di deterrente e supporto alle forze dell’ordine. Dopo il parere favorevole della prefettura, mancava il via libera del Ministero dell’Interno, che ora ha negato l’autorizzazione. «C’è comunque rafforzamento con i nuovi agenti arrivati sul territorio», commenta il sindaco di Trento, Franco Ianeselli.
Dall’opposizione, Ilaria Goio, capogruppo di Fratelli d’Italia, chiede chiarezza: «Prendiamo atto, ma vogliamo conoscere la strategia dell’amministrazione sulla sicurezza e le motivazioni della risposta negativa». Di segno opposto la posizione di Renata Attolini di Alleanza Verdi e Sinistra: «Siamo sempre stati contrari: il messaggio dei militari armati non è quello di cui la città ha bisogno».
La vicenda affonda le radici in un periodo segnato da alcuni episodi di microcriminalità che avevano alimentato preoccupazione tra i cittadini. Nel febbraio 2024, durante il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, il sindaco aveva chiesto che anche Trento potesse rientrare nel progetto nazionale. In quella sede si era convenuto che la presenza di alcuni militari in posizione strategica, in particolare nell’area della stazione ferroviaria, potesse rappresentare un presidio visibile e un deterrente.
A settembre 2025 era arrivato anche il parere favorevole della neo prefetta Isabella Fusiello. Se il via libera ministeriale fosse giunto, i soldati sarebbero stati impiegati esclusivamente alla stazione, nell’ambito di «Stazioni sicure», senza pattugliamenti diffusi sul territorio. Ora invece la risposta negativa del Ministero dell’Interno chiude la partita. «Ringrazio per l’attenzione che era stata data alla richiesta — dice Ianeselli — Nessuno pensava a pattuglie ovunque, ma a uno stazionamento in aiuto alle forze dell’ordine. Accolgo con favore l’inserimento di nuovi agenti: è un rafforzamento importante».
Il sindaco ribadisce che la sicurezza urbana non si esaurisce nella presenza militare e richiama la necessità di intervenire anche sulle fragilità sociali, dalla precarietà abitativa alle dipendenze. Per Ilaria Goio, tuttavia, il nodo resta politico e istituzionale: «La sicurezza è una responsabilità del territorio. Sarebbe opportuno, per trasparenza, che il Consiglio comunale fosse messo al corrente sia dei contenuti della richiesta sia delle motivazioni del diniego. Il progetto rappresentava un supporto alle forze dell’ordine, un deterrente visibile». E non esclude un possibile ricorso a «canali istituzionali a livello nazionale, se le condizioni lo richiederanno».
Renata Attolini rivendica invece la contrarietà espressa fin dall’inizio: «In un momento segnato dalle guerre, il messaggio dei militari con le armi non è quello da dare alla popolazione. Servono altri provvedimenti: rendere le zone più vissute e socializzanti, non coltivare la paura». Archiviata l’ipotesi dell’esercito a Trento, il confronto politico resta aperto sulle strategie per la sicurezza cittadina e sulle misure da mettere in campo per affrontare le criticità legate alla sicurezza urbana.
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