L'intervista

mercoledì 18 Febbraio, 2026

Pellegrino sfida la tendinite: «Ai giovani insegno l’approccio. La cosa peggiore è non farsi trovare in stazione quando passa il treno»

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Il fuoriclasse di Nus punta alla medaglia nella sprint a squadre di oggi al Lago di Tesero nonostante un fastidio alla mano: «L'allenamento perfetto non esiste, conta come si affronta il lavoro quotidiano»

Federico Pellegrino ci scherza su, dal residence in cui alloggia la nazionale di fondo: «La sprint era il piano B, nel caso in cui non fosse andata bene la prima». Domenica scorsa l’obiettivo è stato centrato con il bronzo nella staffetta. «Però, già che siamo qui… Lottiamo per un’altra medaglia». Oggi il trentacinquenne di Nus – che si presenta alla hall dell’albergo con un tutore alla mano destra – gareggerà in coppia con il bellunese Elia Barp (23 anni) nella sprint in tecnica libera a squadre: la partenza della finale è alle 12.15 allo stadio del fondo di Lago di Tesero.

Pellegrino, ha un problemino alla mano?
«Si, un fastidio che si è rivelato essere una tendinite alle dite della mano. Mi è venuta fuori allo skiathlon, ma nella sprint sembrava abbastanza gestibile. Il tutore serve solo per non piegare in modo sbagliato le dita e rischiare di peggiorare. Nella staffetta non ho sentito niente: probabilmente l’adrenalina era a un livello tale da farmi rimanere concentrato. Anche nell’allenamento di oggi (ieri per chi legge, ndr) non ho sentito troppo. Per ora non sembra dar fastidio alla prestazione».

Il suo obiettivo era una medaglia in un evento a squadra, ora c’è un altro evento a squadra.
«La sprint era il piano B, nel caso in cui non fosse andata bene la prima. Però già che siamo qui, le gambe van bene… È una bella occasione».

Come vede l’ambiente dopo la medaglia?
«L’ambiente qui è sempre lo stesso: siamo noi, i nostri tecnici, siamo giustamente isolati per rimanere concentrati sulla prestazione. Mi sembra di aver visto un bell’entusiasmo intorno. A me sembra che dovesse andare così, lo sapevamo già da tempo: abbiamo semplicemente fatto quello che dovevamo fare per ottenere quello che volevamo ottenere. Ovviamente ora siamo più rilassati: siamo un gruppo che lavora insieme tre settimane al mese da tanti anni, certo abbiamo vissuto momenti anche tosti tra di noi per vicissitudini personali, ma adesso è un bel momento, è innegabile. In ogni gara siamo riusciti a metterci bene in mostra, sia la parte maschile che femminile. Abbiamo ancora una gara per la lotta alla medaglia, anche se ora in modo più leggero visto che l’obiettivo del percorso è stato raggiunto: già che siamo qua, proviamo a fare un altro passo».

Sabato farà la 50 chilometri?
«La 50 era e continua a essere la gara che mi piacerebbe fare a chiusura dei grandi eventi: ad ora ragioniamo giorno per giorno. La tendinite non è da sottovalutare. Fino a domani ci siamo, vediamo i postumi della gara di domani e poi vedremo».
Lo ha ribadito più volte in questi giorni: nelle ultime settimane, negli ultimi anni, si è allenato e ha gareggiato anche per i suoi compagni di squadra, soprattutto per i più giovani. Quale futuro possono regalarsi, e possono regalare, i suoi compagni?
«Io ho cercato di lavorare tanto dal punto di vista della mentalità. Nella mia carriera sono stato allenato da tanti allenatori, e con 5 o 6 allenatori diversi – quindi 5-6 metodi di allenamento diversi – ho raggiunto un podio a livello mondiale. Quello che ho capito è che troppo spesso ci si scervella per cercare il programma di allenamento perfetto, ma l’allenamento perfetto non esiste. Ci si deve impegnare nel riuscire con qualsiasi tipo di programma di allenamento, nel svolgerlo al meglio. Sto cercando di trasmettere questo ai miei compagni. Fare bene significa ascoltare molto il proprio corpo, dare indicazioni all’allenatore, in modo tale che possa tarare il programma di allenamento, e perseverare in una linea nella quale si crede. Qui si apre la parentesi della fiducia in se stessi e nell’allenatore. Il messaggio che ho cercato di far capire è quello: a prescindere da ciò che bisogna fare, la differenza è nel come lo fai. E questi ragazzi sono abbastanza forti, perché qualsiasi programma di allenamento faranno, hanno capito che è l’approccio che fa la differenza. Non soltanto nello sport, ma in tutte le cose che fai devi avere l’approccio giusto, la perseveranza, e sapere che i conti si fanno alla fine, non nelle fasi intermedie».

La medaglia di domenica scorsa cosa può aver significato?
«Per ottenere un risultato devi essere consapevole del crederti capace di raggiungerlo. Nel momento in cui lo fai una volta, l’hai già fatto, quindi il sapere di aver fatto quella cosa, te lo sei già dimostrato. Poi subentra un’altra fase, nel dire “l’ho fatto una volta, sarò ancora in grado di farlo?”. Proprio per questo motivo si dice di visualizzare una prestazione, un momento, che potrà avvenire in futuro. Io l’ultima frazione di domenica l’ho vissuta in dieci modi diversi nei giorni precedenti: ho studiato ogni avversario, e ho interrogato anche gli altri sui risultati di quest’anno, su quella gara lì, i distacchi, i punti fissi (ride). È un modo per riuscire a prevedere qualcosa che non sai. Nel momento in cui sei un atleta di 35 anni che ha fatto più di 300 gare di Coppa del Mondo, quando sei lì ti si apre la possibilità di un’esperienza che hai già vissuto. Se sei un ventenne devi per forza aver già visualizzato un’esperienza simile per non rischiare di rimanere impreparato. La cosa peggiore è non andare alla stazione quando passa il treno».

Quale situazione si immagina per domani?
«Ci sono situazioni molto delicate su questa pista. Dipendono dalla neve e dipendono tanto anche dagli avversari: ci sono teste calde che non capiscono che hanno loro stessi da perdere, oltre che da far perdere agli altri. Mi auguro di fare una buona qualifica e poi che la prima frazione venga messa giù con passo spedito per fare una prima scrematura, in modo tale che quelle teste calde non vadano a dare fastidio. Nella prima frazione ci saranno Hedegart (Norvegia), Desloges (Francia) e Ogden (Usa), che la metteranno giù abbastanza dura. Poi in secondo frazione bisognerà vedere. C’è sicuramente qualcuno che preferisce non arrivare in troppi all’ultima salita, io vedrò cosa pescare dalla mia esperienza».