Il lutto
mercoledì 4 Febbraio, 2026
Vallarsa, addio a Giorgio “Kennedy” Cobbe. «Anima della comunità, prese in mano l’impresa dopo la morte del papà»
di Anna Maria Eccli
Domani pomeriggio il funerale a Parrocchia
Lascia l’intera comunità di Vallarsa nel dolore più profondo la morte di Giorgio Cobbe, detto il Kennedy, giovane forte, sorridente, disponibile con tutti, semplicemente “buono”, di cui domani alle 15, nella chiesa di Parrocchia, verrà celebrato il funerale.
Un bravo ragazzo che portava avanti con solerzia l’impresa di movimento a terra fondata dal nonno Arturo. Proprio da quel nonno biondo con il ciuffo ricadente sulla fronte che lo faceva somigliare al presidente americano derivava il soprannome toccato poi a tutta la famiglia: i Kennedy («L’appellativo individuale viene in seguito esteso alla famiglia, proveniente dalla frazione Bastianello», come ha scritto il professor Mario Raoss nel suo libro su toponomastica e soprannomi “Vallarsa dai rami alle radici”). Kennedy sarà il padre di Giorgio, Adriano, e Giorgio stesso. Di lui resteranno sicuramente impresse nella memoria le belle istantanee (come quella sopra) scattate di recente dalla dottoressa Lucia Ongaro, nelle vesti di fotografa, per la mostra iconografica sulla Vallarsa allestita al Museo della Città.
Un omaggio affettuoso a quel ragazzone amichevole che a 20 anni vide morire d’infarto un giovane ed amato padre mentre percorreva col camion Via Setaioli. Giorgio lo stava seguendo in automobile e d’un tratto vide lo Scania guidato dal padre perdere l’onda, trascinare con sé quello che incontrava. Fu sconvolgente, un enorme trauma. Ongaro, testimone pure lei di quella morte, per la mostra fotografica di quest’autunno aveva immortalato Giorgio sul lavoro, a bordo dei suoi “bolidi”, sulle strade della Valle: «Non ho una foto in cui non sorrida; per lui parlano gli occhi, le mani, il corpo proteso nel lavoro, in mezzo al bosco, mentre sradica piante e manovra il taglialegna. L’intera Valle gli era amica e ora è scossa, perché lui era parte della comunità. Io l’ho conosciuto quando era ragazzo, l’ho visto crescere, diventare giovane uomo, un adulto, un imprenditore capace di prendere le redini in mano dopo il lutto del padre. Ora non so più cosa dire. Domenica ero in Vallarsa, quando ho sentito la notizia mi è esplosa una frase che non pronuncio mai, perché so bene quanto la vita possa sorprendere: “Non ci credo!”. E ora sento tutti i miei ricordi cadere nel niente, nell’inutilità, e soffro».
A piangere Giorgio restano le due figlie, Caterina e Margherita, la moglie Naomi, la mamma Annalisa, la sorella Maria.