La rubrica

martedì 3 Febbraio, 2026

Mail Art: quando una semplice busta diventa strumento di creatività. «Inviare e ricevere opere trasforma la posta in uno spazio di crescita collettiva»

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La nuova puntata di PsicoT con l'arte-terapeuta Eleonora Buselli

Care ragazze, cari ragazzi, avete mai pensato che una semplice busta possa diventare un piccolo miracolo creativo? Oggi Eleonora Buselli, arteterapeuta e appassionata di Mail Art, ci guida alla scoperta di questa pratica speciale: inviare e ricevere opere rielaborate artisticamente non è solo un gesto creativo, ma un vero e proprio gioco di relazioni e di espressione personale. La Mail Art trasforma la posta in uno spazio vivo, dove sorpresa, libertà e partecipazione si intrecciano. Ogni busta può contenere un’opera da completare, un invito a riflettere su un tema, o semplicemente un piccolo gesto di bellezza da condividere. In questa intervista, Eleonora ci racconta come la Mail Art possa diventare strumento di crescita, permettendo a ciascuno e ciascuna di esplorare la propria creatività, sentirsi protagonista e connettersi con gli altri in modi inattesi.

Eleonora, che cos’è la Mail Art e come funziona, in concreto, lo scambio tra chi invia e chi riceve? Se dovessi raccontarla a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare, da dove partiresti?
«La Mail Art consiste nell’invio postale di cartoline, lettere o buste rielaborate artisticamente. Chi riceve spesso risponde, dando vita a uno scambio creativo che supera gallerie e musei, rendendo l’arte accessibile, partecipata e non commerciale. Il movimento nasce negli anni ’50 con Ray Johnson: l’artista si divertiva a inviare istruzioni curiose o inviti a eventi dove, di fatto, non succedeva nulla (i nothings, appunto), includendo tra i destinatari, nella stessa lista di perfetti sconosciuti, personaggi famosi. Nei decenni successivi la Mail Art si espande globalmente, creando, senza internet, una rete internazionale di artisti e visionari che si scambiano corrispondenza creativa. Le buste viaggiano da un continente all’altro, costruendo un archivio fluido e democratico. Tutto parte da un gesto semplice e sovversivo, che ribalta le gerarchie e celebra la connessione tra persone».

Questa pratica mette al centro la relazione, il gioco e la partecipazione. Che tipo di esperienza fa una persona quando apre una busta di Mail Art, e cosa cambia rispetto a guardare un’opera in una mostra o in un libro?
«La Mail Art è un’esperienza viva, lenta e intima: la cassetta della posta diventa varco per la meraviglia, teatro di incontri inaspettati e custode di sogni timbrati. C’è chi partecipa saltuariamente e chi riceve ogni giorno lettere che mantengono intatta la magia della corrispondenza. Nata in linea con le avanguardie, mette in discussione i linguaggi della cultura dominante con ironia e leggerezza, invitando al gioco e alla libertà. Nelle buste possono esserci opere da completare o trasformare, oppure situazioni in cui il postino stesso diventa attore inconsapevole del processo creativo. La sorpresa, la partecipazione e la libertà espressiva rendono la Mail Art molto più di una semplice osservazione: coinvolge, provoca e diverte».

Dal tuo punto di vista di arteterapeuta, che valore può avere questo gesto semplice di creare e spedire qualcosa a qualcun altro? In che modo può sostenere il senso di gratificazione e di fiducia nelle proprie capacità creative?
«Creare e spedire qualcosa mette in moto un processo attivo di comunicazione, relazione e valorizzazione di sé: è un gesto che sostiene fiducia, senso di appartenenza e possibilità, e questo, già di per sé, è trasformativo. La Mail Art, pur non essendo terapeutica in senso stretto, condivide con l’arteterapia alcuni punti fondamentali. C’è gratificazione nel fare, nel trovare la propria cifra stilistica, nell’essere protagonisti: l’opera diventa motivo di riconoscimento e orgoglio. Ogni persona possiede un potenziale creativo e può contribuire, con la propria specificità, a trasformare la società, suggerendo modi alternativi di raccontare e abitare il mondo. Oltre allo scambio diretto tra chi invia e chi riceve, esistono le “chiamate” di Mail Art, cioè inviti a riflettere e a creare intorno a uno stesso tema. Questa pratica è preziosa perché incoraggia a uscire da una visione ombelicale per aprirsi a uno sguardo più ampio, favorendo la costruzione di comunità. In sintesi, la Mail Art è un’arte che diventa dialogo, rafforza una visione positiva di sé, invita a giocare con il mondo e, con leggerezza e creatività, lo rende nuovo».