Il caso

mercoledì 18 Febbraio, 2026

Vicus, addio food delivery «etico» dell’Alto Garda. «Da noi i rider erano dipendenti. Ma il sistema era troppo costoso»

di

L'idea era nata all'interno di Confcommercio: il progetto avrebbe dovuto estendersi a Rovereto

Senza clamore Vicus Srl – Delivery Heroes, la società creata in seno a Confcommercio nel 2021 con l’idea di portare nelle case dei cittadini altogardesani i prodotti e i servizi dei soci in massimo un’ora, ha chiuso definitivamente i battenti. Lo ha fatto nel febbraio 2025, soggiogata da costi insostenibili. O si sottopagano i rider e si abbattono i costi di gestione oppure un sistema di consegne a domicilio diventa oneroso, perché non permette un prezzo accessibile all’utente finale.

Come con Indaco, la cosiddetta “Amazon trentina”, i cui numeri di ordini nell’estate scorsa avevano messo in luce le difficoltà di un sistema di logistica locale oscurato dalle superpotenze internazionali, così Vicus ha provato ad essere territorialmente quello che su ampia scala fanno colossi come Glovo, Deliveroo, Just Eat e Uber Eats. Proprio l’inchiesta su Glovo, emersa in questi giorni e legata al presunto sfruttamento di oltre 40 mila fattorini, rappresenta l’elemento cardine del problema: il costo della manodopera, ma non solo.

Vicus era nata nell’estate del 2021 con focus principale in Alto Garda, tanto che a idearla e progettarla furono il presidente di Confcommercio Alto Garda e Ledro Claudio Miorelli, anche presidente di Vicus e capofila del progetto, Paolo Turrini, vicepresidente di Vicus e presidente dei ristoratori altogardesani, insieme ad Alessandro Dell’Anna di Ixorateam, azienda sviluppatrice del progetto. L’idea, come aveva spiegato Miorelli, era sostenere il commercio locale lanciando una sfida al mondo dell’online «che ragiona su consegne in 24 ore». Vicus prometteva consegne in un’ora di prodotti, non solo cibo anche se quello rappresentava il settore predominante. Una sfida ambiziosa per avvicinare il commerciante, il pubblico esercizio e più in generale il mondo del terziario ai cittadini attraverso il digitale e la crescita delle consegne a domicilio.

Il progetto sarebbe dovuto partire dall’Alto Garda per poi ampliarsi a Rovereto e Trento, ma questi due centri operativi non hanno mai visto la luce e le difficoltà crescenti hanno portato alla chiusura definitiva. Una disamina dell’evoluzione di Vicus la offre Paolo Turrini, tra gli ideatori e sostenitori dell’iniziativa, che impiegava mezzi elettrici a due e quattro ruote per garantire sostenibilità ambientale. «Abbiamo chiuso a febbraio del 2025 – spiega Turrini – Purtroppo economicamente era poco sostenibile. Avendo tutti i rider assunti come dipendenti, con logistica e mezzi a carico, avremmo dovuto chiedere ai nostri associati commissioni troppo alte e da associazione di categoria abbiamo preferito fermarci». Il progetto era nato anche per creare occupazione per chi aveva perso il lavoro. «Purtroppo i costi di gestione, compresi i mezzi elettrici e le ricariche, non permettono di stare in piedi. Un vero peccato perché c’era un ottimo riscontro. Le multinazionali stanno in piedi sfruttando i rider: si vede cosa sta succedendo a Glovo e cosa è già successo altrove nel mondo».

Turrini guarda però al futuro: «Sarebbe da realizzare un servizio simile a Vicus, ma tra privati, ottimizzando molto i costi dei dipendenti e delle strutture. Non siamo ancora una città che ha numeri tali da richiederlo». Tra le criticità segnalate dall’utenza, tuttora visibili nelle recensioni online, c’è il mancato rispetto dei tempi di consegna, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza turistica. «Bella l’idea ma servizio pessimo: 35 euro minimo d’ordine più 3,90 euro di spedizione e ogni volta tocca aspettare 2 ore», si legge. Oppure: «Un’ora e 20 di ritardo per 8 pizze ordinate nel primo pomeriggio per la sera. Nessuna info». E ancora: «Ottimo servizio sempre puntuali, ma con un ordine minimo di 35 euro passa anche la voglia di ordinare».