L'intervista
domenica 8 Marzo, 2026
Viaggi in Medio Oriente, i consigli di Luciana Bolgia: «Le compagnie devono assicurare il rientro. Ecco cosa fare»
di Ubaldo Cordellini
La titolare dell'agenzia viaggi Bolgia: «Chiamare subito l’ambasciata, poi la compagnia e armarsi di pazienza»
«Sono al lavoro per seguire un gruppo di trentini che deve rientrare dal Vietnam e vedere come fare». È sabato pomeriggio, ma Luciana Bolgia è al lavoro nella sua agenzia viaggi chiusa per verificare che un gruppo di 25 turisti trentini che deve rientrare dall’Asia non abbia problemi nonostante gli aeroporti dei paesi del Golfo siano a mezzo servizio e i voli funzionino a singhiozzo. La crisi innescata dall’attacco di Usa e Israele all’Iran ha messo in difficoltà decine di migliaia di turisti, anche quelli diretti o provenienti da paesi dell’estremo oriente, che dovevano o dovranno fare scalo a Dubai o Doha o anche in Turchia. Migliaia di persone che si sono trovate lontano da casa senza sapere come fare. In casi come questi, un’assistenza esperta serve e anche molto, anche per dare consigli e non farsi fregare, come accade spesso.
Signora Bolgia, le tocca lavorare anche di sabato?
«Beh è giusto. Noi agenzie di viaggio dobbiamo fornire assistenza ai nostri clienti e dobbiamo esserci quando serve. Io sono qui per monitorare che vada tutto bene per un gruppo che deve rientrare dal Vietnam. Avrebbe dovuto tornare su Milano, ma al momento siamo sicuri solo del volo per Roma, quindi dobbiamo verificare se la Emirates riesce a trovarci posto su un areo per Milano oppure se mandare un pullman a prenderli a Roma. Adesso l’aeroporto di Dubai è aperto, il volo per Milano, però, riprende da oggi (ieri ndr) quindi dobbiamo vedere se ci sarà posto tra un paio di giorni. Per fortuna che Emirates è una compagnia molto seria e assicura la riprotezione, altre compagnie sono tutte piene. Mi sono interessata per delle ragazze figlie di amici che avevano comprato il biglietto su internet per Bangkok e lì sono rimaste. Non lavorano e non hanno fretta. La compagnia le voleva far pagare un altro biglietto, ma non funziona così».
E come funziona. Cosa deve fare un viaggiatore il cui volo viene soppresso?
«La compagnia ha il dovere di riproteggere il viaggiatore su un altro volo, anche ritardato. Ci sono compagnie come Emirates che ospitano anche i clienti in attesa del volo di rientro. Ma non esiste che si debba pagare di nuovo il rientro. Se il volo viene sospeso, la compagnia deve assicurare comunque il rientro appena possibile. Le compagnie più grandi hanno una serie di accordi con altri vettori e in genere riescono ad assicurare la riprotezione. Poi ce ne sono alcune che possono avere più difficoltà, ma non sta né in cielo né in terra che il cliente paghi di nuovo. A meno che non abbia fretta e e cambi vettore per tornare prima oppure viaggi su un altro aeroporto. Durante questa crisi ho sentito di viaggiatori trentini che hanno pagato nuovamente per rientrare. Ma questo è avvenuto, ad esempio, quando hanno cambiato aeroporto e sono tornati passando dall’Oman. Se si resta sullo stesso aeroporto e se si può aspettare meglio rientrare con la stessa compagnia dell’andata».
Le agenzie di viaggio che tipo di servizio devono fornire?
«Le singole agenzie devono fornire assistenza ai propri clienti, devono riproteggerli sui primi voli disponibili e, in caso di ritardi, devono pagare le prime tre notti in albergo in attesa del volo di rientro».
Casi come questi sembrano sempre più frequenti e il viaggiatore si sente sempre più solo. Cosa si deve fare?
«Quando accadono cose come questa si deve chiamare subito l’ambasciata e poi la compagnia. Capisco che non è facile. Mi sono messa da poco in contatto con una compagnia, ma ci hanno messo 45 minuti prima di rispondermi. Bisogna armarsi di pazienza. Poi se si è seguiti da un’agenzia bisogna attivarla per tenere i contatti con le varie compagnie».
Ricorda crisi peggiore di questa?
«Beh nel periodo del Covid era molto più lunga e anche globale. Mi ricordo che ho fatto rientrare un ragazzo trentino dalla Nuova Zelanda con l’ultimo volo disponibile. La madre ha dovuto pagare un botto. Era disperata. Ma se non ci fosse stato quel posto sarebbe rimasto per mesi dall’altra parte del mondo. In casi come questi, non ci sono alternative spesso».
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