il funerale
giovedì 22 Febbraio, 2024
Vezzano, in 400 per l’addio a Roberto Conci. La moglie: «Grazie di tutto amore»
di Ottilia Morandelli
Ieri pomeriggio l’ultimo saluto, arrivato dopo l’autopsia e un lungo processo burocratico per riportare in Trentino la salma, a seguito dell’espianto degli organi per la donazione
«È giusto che si indaghi su quello che è successo a Roberto. Noi però sappiamo che lui ha agito con estrema sicurezza, con l’amore per il lavoro ben fatto che lo contraddistingueva», ha detto don Paolo Devigili, parroco di Vezzano, nell’omelia del funerale di Roberto Conci, l’elettricista trentino di 46 anni rimasto vittima di un incidente sul lavoro il 17 gennaio scorso. Originario di Trento, cresciuto nel rione di Cristo Re, il 46enne si era trasferito ormai da qualche anno a Fraveggio, frazione di Vallelaghi. C’erano più di 400 persone per dare l’ultimo saluto allo sfortunato elettricista che ha perso la vita dopo parecchi giorni di ricovero in ospedale. La chiesa di Vezzano era stracolma e anche sul piazzale c’erano più di un centinaio di persone, a dimostrazione di quanto fosse conosciuto e apprezzato. In tanti hanno ascoltato dall’altoparlante le parole del parroco che ha ricordato il carattere gioviale e gentile di Roberto, oltre alla sua competenza sul lavoro.
Una lunga sofferenza quella dell’artigiano, caduto da una scala durante un intervento di manutenzione al poligono di tiro dei Carabinieri a Gorizia. Dopo un ricovero di due settimane all’ospedale di Trieste le condizioni di Conci, che in un primo momento sembravano essersi stabilizzate, sono peggiorate improvvisamente a causa di un malore. La morte è sopraggiunta il 30 gennaio a seguito dei traumi riportati durante la caduta.
Ieri pomeriggio l’ultimo saluto, arrivato dopo l’autopsia e un lungo processo burocratico per riportare in Trentino la salma, a seguito dell’espianto degli organi per la donazione. Conci è morto sul lavoro, una morte ingiusta e inspiegabile che ha lasciato i familiari della vittima in uno stato di confusione e dolore. «Ci rimane il ricordo di una bella persona -continua don Paolo- Oggi abbiamo il cuore contrito, svuotato per questa scomparsa. Questa è un’occasione per riflettere sul mistero della vita e per salutare Roberto». Conci era uno sportivo, appassionato di montagna e mountain bike, una «bella persona» che ha impresso un ricordo indelebile nel cuore dei suoi compaesani. Gli amici e i familiari lo ricordano sempre impegnato, nella comunità e nel suo lavoro. «Roberto è passato in questo mondo andandosene troppo in fretta. Lo ricordiamo come un grande uomo che non si riposava mai e non aveva paura dei sacrifici. Faticava in montagna, in bici, ma quella fatica era ripagata nell’arrivare con i suoi amici alla meta», conclude don Paolo. Tutta la comunità di Vallelaghi si è riunita ieri pomeriggio per l’ultimo saluto.
Centinaia di persone hanno affollato le navate della chiesa parrocchiale di Vezzano, anche il piazzale antistante era affollato di compaesani, che stretti nel dolore hanno assistito in silenzio e con le lacrime agli occhi alla celebrazione. La morte di Conci si somma a quella degli altri 11 lavoratori trentini morti sul posto di lavoro nel 2023, di cui 8 in territorio provinciale. Come scriveva Tiziana Moser, moglie del defunto, qualche settimana sui social «non si può perdere la vita sul lavoro», un mestiere che svolgeva con «passione e impegno». Roberto Conci lascia una moglie e due figli piccoli, di 7 e 13 anni. Immenso il loro dolore, espresso fra i singhiozzi da Tiziana, sua compagna di vita da 25 anni: «Grazie Roby per questi anni di amore e per questi due splendidi gioielli che sono i nostri figli. Fai buon viaggio ti amiamo». Una vita di amicizie, sacrifici, duro lavoro, passione per la montagna e amore per la famiglia. La sua morte lascia un solco immenso nella vita di chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene.
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