Il sorpasso
mercoledì 4 Novembre, 2026
Una familiare per il fuoristrada, ecco la nuova Audi A6 allroad, alla prova della quinta generazione
di Mattia Eccheli
La «stella» tra le stelle del cinema italiano Alessandra Mastronardi e Laura Chiatti richiamate alle Fattorie di Celli, vicino a Poppi, in Toscana, è la Audi A6 allroad, la wagon per il fuoristrada destinata ad assorbire un quarto dei volumi della gamma. Sul mercato dal 1999, il modello è stato presentato nella sua quinta generazione, più lunga di 6,5 centimetri rispetto alla precedente (adesso misura 5,02 metri) e anche più larga di 11 rispetto alla Avant, la familiare dalla quale deriva e di 8,4 a confronto del modello cui subentra. La sua presenza su strada è quasi maestosa, come regale è la sua tenuta, anche se esteticamente è più aggressiva che nobile. Esibisce fino a otto firme luminose e prese d’aria verticali, oltre che dettagli neri a contrasto.
Per la prima volta sarà anche disponibile con una motorizzazione plug-in da 367 Cv e 500 Nm (88.650 euro) che, grazie alla batteria da 25.9 kWh di capacità nominale può valere fino a 102 chilometri di percorrenza in elettrico. Perfino la pattuglia dei Carabinieri che effettua un controllo sul conducente pare apprezzare la caratteristiche dell’auto e, per fortuna, non ha ragioni per elevare contravvenzioni di sorta. Eppure, con il suo spunto di 5,4” per passare da 0 a 100 km/h, la versione Tdi Mhev+ (ossia ibrida a 48 Volt) da 299 Cv e 580 Nm, quella provata (l’entry level da 82.350 euro che dovrebbe valere i due terzi dei volumi), offre parecchie possibilità per violare il codice della strada. L’accelerazione è impressionante anche per le dimensioni del modello, che viaggia con la precisione di un treno sui binari e che frena con la sicurezza che trasmette un blindato. È incredibilmente agile con il suo sterzo preciso (quello progressivo è di serie, mentre quello integrale che amplifica ancora di più questo aspetto è a richiesta), che la fa sembrare quasi leggera malgrado sulla bilancia superi i 2.100 kg (oltre i 2.300 per la plug-in), seppur con un’altezza contenuta poco sopra il metro e mezzo. Le raffinate sospensioni pneumatiche adattive (55 millimetri di escursione per alzare e abbassare la carrozzeria in base alle caratteristiche del terreno e alle impostazioni di guida dell’Audi Select) e la trazione integrale ultra fanno il resto in combinazione con la trasmissioni S tronic a doppia frizione a sette rapporti dalle cambiate rapide e quasi impercettibili, a meno che non si affondi con estrema decisione il pedale sull’acceleratore. Per non parlare del rombo, deliziosamente intrigante, almeno a bordo, dove il suono è anestetizzato da un gran lavoro sull’insonorizzazione. Gli interni sono funzionali e chi guida dispone ancora dei cari vecchi comandi manuali (apprezzati soprattutto dai nativi analogici) integrati da un cruscotto digitale da 11.9” e da uno schermo centrale da 14.5”.
A richiesta, per il passeggero anteriore si può avere un display da 10.9”. Le finiture sono di pregio e anche se in alcuni punti ci sono ancora plastiche dure, dove i rivestimenti vengono a contatto con le gambe sono perlopiù morbidi. Sulla guida incide positivamente l’ancora incrementata rigidità torsionale, che si apprezza quando il tracciato è nervoso e le andature un po’ elevate. Il passo pressoché invariato di 2,93 metri non ha impedito a Audi di ricavare più spazio per i passeggeri che occupano la seconda fila, che dispongono nel complesso di un’abitabilità cresciuta di 7 centimetri: l’eventuale occupante del posto centrale patisce un po’ la presenza di un pavimento rialzato. Ai bagagli è riservato un vano con una capacità diversificata a seconda delle motorizzazioni: fra 404 e 1.426 litri per la declinazione plug-in e fra i 467 e i 1.467 per la Tdi. La A6 allroad è un’auto sulla quale c’è ben poco da cambiare, ad eccezione del prezzo o, semmai, la proprietà: da Audi a chi scrive.
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