Il libro

mercoledì 8 Aprile, 2026

Un libro ricorda il «commissario gentiluomo» Salvatore La Rocca. Guidò la Questura nei «caldissimi» anni ’60

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Lo ha scritto la moglie Alma Maria Pedron, che ha voluto un ritratto intimo e autentico

Il 20 dicembre 2024 il T dedicava una pagina intera alla scomparsa di Salvatore La Rocca, avvenuta il giorno prima, nell’hospice di Mori dov’era ricoverato da qualche giorno. L’articolo di Alberto Folgheraiter aveva come titolo «Il poliziotto gentiluomo», il ricordo di chi ha lasciato un segno profondo nel tessuto della città. Come amava ripetere un protagonista dei caldi giorni attorno al ’68 – La Rocca è stato per anni il capo della squadra mobile della Questura di Trento – era «un poliziotto che amava usare il cervello, laddove altri preferivano mostrare i muscoli».

Ebbene, la figura di Salvatore La Rocca torna protagonista in un modo forse inaspettato. E se abbiamo citato il titolo de Il T una ragione c’è: domani, giovedì 9 aprile, alle 17.30 al sito archeologico privato Cave des Artistes di via Belenzani 37, a Trento, è in programma la presentazione del libro «Salvatore La Rocca, il commissario gentiluomo» (edizioni Osiride, 80 pagine). L’autrice è Alma Maria Pedron, per una vita al fianco di La Rocca a partire dal 1973, sua moglie dal 1977, a sua volta anche lei personaggio dalle ricche sfumature: le sue radici sono a Mezzocorona, è stata vice prefetta presso il commissariato di Trento, è raffinata pittrice (esplora il mondo delle icone con passione e cura) ed è autrice di libri che attingono anche alla spiritualità dei nativi d’America, a lei cari e preziosi (e lo erano anche per il marito).
Nel frontespizio lo dice, Alma Maria Pedron: «Ho voluto che il titolo di questo mio libro fosse anche a ricordo del titolo pubblicato sul vostro giornale per comunicarne il decesso. Mi sembrò allora il modo giusto di salutarlo. Mi sembra ora, solo trasformando il poliziotto in commissario (sorride, ndr) il modo migliore per affidare a chi lo ha conosciuto e rispettato il mio piccolo riconoscente ricordo».

Quelle di Alma Maria Pedron sono pagine ricche di piccole storie, curiosità («io ho sempre chiamato La Rocca alla francese, La Roche»), affetto, molte immagini dagli album di famiglia e persino, allegata al libro, una mappa dei rifugi delle Dolomiti di Sesto orientali, disegnata dal «commissario gentiluomo» a testimoniare una delle grandi passioni della coppia: la montagna.

«La nostra è stata – sottolinea Alma Maria Pedron – una storia d’amore di rispetto, mai raccontata così ampiamente per innata discrezione. Ora la spinta all’elaborazione di un lutto per la perdita di una persona cara, il cui dolore ci attraversa, si trasforma in un ricordo che, pur nella nostalgia, può diventare fonte di forza e di amore. Racconto momenti della nostra storia e di cinquant’anni di vita insieme, corredata da aneddoti particolari vissuti da entrambi, riguardanti “cronaca rosa”, la nostra e “cronaca nera”, vissuta dal commissario La Rocca, relativa a rapine, arresti, rapimenti, droga, contestazioni sindacali e tanto altro. L’ho voluto come un ritratto intimo e autentico, senza filtri, che svela, seppure in un flash, l’uomo dietro il personaggio impegnato in situazioni di pericolo a difesa della sicurezza pubblica, apprezzato per la sua competenza professionale, umiltà, pacatezza e modi garbati, ma soprattutto per il rispetto esercitato nei confronti di tutti».