Il fenomeno

domenica 18 Gennaio, 2026

Un lavoro stabile, nessun tetto: l’emergenza abitativa in Trentino travolge il ceto medio

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Sono tante le storie di chi ha un impiego ma non può permettersi un alloggio. Aliberti (Casa per tutti e tutte): «Avere un tetto sopra la testa è diventato un privilegio»

La storia di Balil Rafique, fra i responsabili del punto vendita Burger King di Trento ma senza una casa, non è una biografia isolata. Sono tanti i lavoratori in Trentino come lui che, pur avendo uno stipendio dignitoso, non riescono a trovare un appartamento.

«Dai muratori ai lavoratori della Furlani carni, dagli operai di una ditta di manutenzioni dell’ospedale Santa Chiara ai lavoratori della Pulinet: negli ultimi 3-4 anni abbiamo notato che sono sempre di più le persone del ceto medio, a volte medio-alto, che si scontrano con l’emergenza abitativa», racconta l’attivista Chiara Aliberti, in base all’attività svolta dallo Sportello casa per tutti e tutte e dallo Sportello di orientamento legale della scuola di italiano Libera La Parola.

L’assenza di un tetto sopra la testa è «un problema intersezionale che si declina sotto vari aspetti: dalla mancata accoglienza dei richiedenti asilo, di cui molti sono lavoratori, alla persona italiana che ricopre anche una buona posizione lavorativa ma non trova un alloggio — spiega Aliberti — Avere una casa è diventato un privilegio e non un diritto».

L’esperienza di Balil Rafique è emblematica: «Nonostante abbia un buon lavoro, è stato costretto a dormire nei container di Casa Baldè, dove, prima dell’emergenza freddo, l’utenza era formata da lavoratori che pagavano profumatamente per vivere in un box sotto la tangenziale».

Da questo punto di vista hanno stupito le parole del vicepresidente e assessore provinciale allo sviluppo economico Achille Spinelli, che in un’intervista a il T ha dichiarato che «il vero dramma è la mancanza di alloggi per chi viene a lavorare in Trentino». «Ben svegliato, noi lo segnaliamo da anni — dice l’attivista dello Sportello casa per tutti e tutte — La Provincia ne ha preso coscienza nel 2023 ma per modo di dire: nei fatti non ci sono stati interventi massicci». E intanto l’emergenza abitativa si sta ramificando sempre di più all’interno della società.

«Nonostante la Costituzione e i trattati internazionali, viviamo in una provincia — tra l’altro una delle più ricche d’Italia — che non è in grado di tutelare un diritto fondamentale — prosegue — Le istituzioni tendono inoltre a colpevolizzare chi non trova casa, chiamando in causa il principio di attivazione: “le persone non possono stare sul divano ad aspettare”».

«Ma poi quando dimostriamo che queste persone hanno contattato più di 200 agenzie, la Fondazione Abitare e la Caritas, a quel punto devono prendere atto della situazione».

Aliberti insiste sul punto: «Tutte le persone che abbiamo incontrato negli ultimi anni hanno un lavoro. E sono rari i casi in cui i datori di lavoro decidono di mettere delle garanzie: solo un’azienda di Rovereto lo ha fatto in questi anni».