La proposta
giovedì 15 Gennaio, 2026
Trento sfida la Provincia: «Non gestisce l’accoglienza, dia la competenza ai Comuni»
di Simone Casciano
L'assessore Pedrotti (Campobase): «Paradosso che in terra autonoma decida tutto piazza Dante». Serra (Pd): «Vogliono mettere pressione sulla città con le loro non-politiche»
Se l’idea della Provincia di governare le migrazioni e gestire l’accoglienza significa non fare nulla, che faccia un passo indietro, rinunci alla competenza e lasci spazio ai Comuni, allora Trento è pronta a fare il suo. Risponde con una «provocazione ragionata» l’assessore al commercio , ma ex titolare della delega alle politiche sociali, del Comune di Trento Alberto Pedrotti (Campobase) alla proposta, mossa sulle pagine del «T» di ieri, da Lorenzo Dellai. L’ex governatore aveva bacchettato la Provincia per il dimezzamento dei posti nel sistema di accoglienza e un’organizzazione carente, ma aveva anche incoraggiato il Comune di Trento a farsi carico delle mancanze strutturali dell’amministrazione provinciale.
«Questione di bilancio»
«Saremmo anche pronti a farlo se avessimo gli stessi bilanci floridi dell’era Dellai in Comune – osserva Pedrotti – Guardiamo ai numeri, per i 59 posti per richiedenti asilo attivati con Astalli spendiamo 700mila euro in tre anni: per il Comune di Trento è una cifra importante, soprattutto in spesa corrente. Negli anni ’90 il Comune aveva 120 milioni da muovere a bilancio, oggi ne ha 20: c’è una bella differenza». I fondi per l’accoglienza però non sono né del Comune né della Provincia. Infatti anche quelli spesi dall’amministrazione provinciale per i percorsi Cas (l’accoglienza primaria) e Sai (accoglienza secondaria e diffusa) vengono rimborsati dallo Stato. Insomma, se il Comune di Trento, così come una qualunque altra amministrazione comunale, volesse attivare percorsi di accoglienza i fondi arriverebbero dalle finanze statali. «Il paradosso è che in terra autonoma i Comuni non sono autonomi: non possono attivare percorsi Cas e Sai perché la competenza è solamente in capo alla Provincia, a differenza del resto d’Italia dove i Comuni possono attivare i percorsi. Per quanto assurdo siamo meno autonomi noi di un Comune di una Regione ordinaria – osserva Pedrotti, lanciando poi la sua provocazione – A questo punto la cosa migliore, visto che tanto non sembra volersene occupare, sarebbe che la Provincia rinunciasse alla competenza e lasciasse ai Comuni la libertà di attivare percorsi di accoglienza, lasciando agli enti locali di buona volontà la possibilità di attivarsi». Secondo Pedrotti «nei Comuni ora c’è paura di ritorsioni, ma ce ne sono che invece sarebbero interessati. Del resto anche il sindaco di Bolzano Corrarati, di centrodestra, ha chiesto l’accoglienza diffusa. Chi governa le città sa che è il metodo migliore».
«Problema creato»
Concorda con Pedrotti anche il consigliere comunale del Pd Nicola Serra che il tema lo conosce bene, avendo lavorato a lungo alla Fersina. «Sicuramente sarebbe un aspetto importante. Sono anni che il Comune deve sopperire alle mancanze strutturali della Provincia. Guardiamo ai due dormitori per migranti, ai posti extra per i senzatetto, alla progettualità su Bellesini, a Casa Sant’Angela e al Punto d’Incontro: sulla città di Trento il Comune sta facendo da sostituto alla Provincia da tempo – dice Serra – Ho visto che in Alto Adige Kompatscher ha fatto un accordo con i Comuni dicendo “aiutate Bolzano”. Non capiamo perché Trento debba farsi carico delle non-politiche della Provincia. Dov’è la solidarietà tra enti locali?». Per Serra la situazione attuale è frutto di un disegno preciso. «In questi anni, con la linea Fugatti, hanno creato il problema con l’obiettivo di mettere pressione sulla città di Trento, ed è evidente. Non abbiamo visto alcun tentativo di collaborazione e questo fa male. Va bene allora la provocazione, ci diano le competenze e su Trento ci impegniamo noi, ma anche gli altri Comuni facciano la loro parte».
«Fare rete»
«È chiaro che in questa situazione ci ha messo la Provincia – esordisce Renata Attolini di Avs – In questi anni Trento ha fatto da stampella, ma è ora di cercare una soluzione strutturale e non emergenziale, ma con questa amministrazione provinciale la vedo dura». Per Attolini bisogna quindi «fare rete con tante realtà del territorio: un anno fa l’assemblea antirazzista, per esempio, si era fatta avanti, e quando arrivano queste offerte vanno raccolte. Certo, le finanze del Comune sono quelle che sono, ma bisogna essere coraggiosi e generosi».
«Patrimonio sprecato»
Guarda al passato con rammarico Francesca Fiori di Insieme per Trento. «Avevamo un modello che era un fiore all’occhiello, sia per l’integrazione sociale sia per quella lavorativa. Fugatti lo ha smantellato in favore di un sistema che genera disagio e delinquenza. Bisogna uscire dalla logica emergenziale fatta di dormitori: le persone arrivano comunque, volenti o nolenti, e la sfida è integrarle. Al di là del dovere morale, che uno può sentire o meno, se non lo gestiamo la situazione non farà altro che peggiorare».
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