La polemica
mercoledì 14 Gennaio, 2026
Trento, la protesta dei dipendenti di Sas e Villa Orfeo: «Condizioni di lavoro pessime, nessuno ci ascolta»
di Redazione
Una quindicina di lavoratori si è riunita in piazza Cesare Battisti: «Dai condizionatori che non funzionano a chi fa i bisogni nell'ascensore, situazione insostenibile»
I dipendenti in appalto degli spazi archeologici del Sas e di Villa Orfeo hanno protestato stamattina, mercoledì 14 gennaio, davanti all’ingresso di piazza Cesare Battisti. Una decisione nata dal malcontento per le condizioni di lavoro e per la mancanza di risposte da parte di datori di lavoro e istituzioni: «Da mesi segnaliamo alla Direzione del Centro Santa Chiara, alla Soprintendenza dei beni culturali, lo stato di grave disagio che viviamo all’interno del Museo Archeologico del SAS e di Villa Orfeo a causa delle condizioni di salute e sicurezza decisamente carenti – dicono i lavoratori – Dal condizionatore che regala aria calda in estate e fredda d’inverno, alle numerose infiltrazioni d’acqua, all’impianto di trattamento e ricircolo dell’aria la cui sporcizia si rileva a vista d’occhio, agli odori nauseabondi che provengono dall’esterno».
Diversi anche gli episodi che hanno portato i dipendenti a protestare: «Per quanto riguarda Villa Orfeo per troppo tempo l’ascensore è stato meta di individui disadattati e problematici che hanno fatto i loro bisogni e i loro comodi con conseguenze alquanto sgradevoli per chi ci lavora e per i visitatori – prosegue il comunicato – Il problema è stato “temporaneamente” risolto, in attesa di una soluzione strutturale e definitiva, ma per troppo tempo è rimasto nel dimenticatoio».
Nonostante tutte queste criticità, i lavoratori lamentano di non aver ricevuto alcuna risposta dai loro datori né dalle istituzioni: «Abbiamo informato di questo le cooperative da cui dipendiamo, ma soprattutto la committenza; abbiamo chiesto ripetutamente un incontro per elencare le criticità e trovare assieme una scansione temporale per la sistemazione, ma abbiamo ricevuto solo silenzio, nessuna risposta – conclude la nota – Abbiamo scritto anche agli assessori, provinciale e comunale alla cultura, ma probabilmente sono affetti anche loro dalla stessa patologia che vieta i rapporti con i dipendenti delle ditte in appalto, a prescindere dalla gravità dei problemi che segnalano e che si ripercuotono sull’utenza, su chi paga per visitare questi spazi».