Economia

domenica 29 Marzo, 2026

Transizione 5.0: beffa per le imprese su rinnovabili e crediti d’imposta. In Trentino a rischio 50 milioni di incentivi

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Il nuovo decreto taglia di due terzi il credito d’imposta per il piano Transizione 5.0: a rischio gli investimenti di oltre 7.400 aziende

Mentre i costi dell’energia volano a seguito della guerra del Golfo e si attende una stangata sulle bollette – secondo la Cgia di Mestre le imprese regionali potrebbero pagare quest’anno 250 milioni di euro in più con un aggravio del 13% – il decreto fiscale del governo appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale taglia di due terzi il credito d’imposta alle imprese industriali e artigiane che avevano presentato progetti nell’ambito del piano Transizione 5.0, proprio il piano di investimenti dedicato all’efficientamento energetico e alle fonti rinnovabili.

In pratica 7.417 aziende a livello nazionale, quasi 100 in Trentino, con un credito d’imposta potenziale di 1,65 miliardi, 70-80 milioni in provincia su 200 milioni di investimenti inizialmente previsti, che erano rimaste fuori da Transizione 5.0 dopo l’esaurimento delle risorse e a cui il governo aveva promesso e poi inserito in manovra il rifinanziamento, riceveranno solo 537 milioni in tutto, il 35% del credito d’imposta richiesto, un terzo dell’agevolazione spettante. Le imprese trentine perderanno quindi sostegni per 40-50 milioni.

Nel migliore dei casi, in cui ricade l’80% delle imprese – spiega Il Sole 24 Ore – il credito d’imposta effettivo sarà dunque del 15,75% (cioè il 35% dell’aliquota massima del 45% prevista per i progetti a più alta efficienza energetica). Altrimenti sarà del 14% o del 12,25%.

Non solo: sarà coperto esclusivamente il credito d’imposta degli investimenti in beni strumentali, mentre sono esclusi gli investimenti per i sistemi di gestione dell’energia e per gli impianti per energia da fonti rinnovabili a fini di autoconsumo. Sono cioè tagliati fuori dall’agevolazione gli investimenti in impianti fotovoltaici, che in Trentino hanno avuto un boom negli ultimi anni.

«Una beffa per imprese che avevano già programmato e fatto investimenti, proprio nel momento in cui schizzano i prezzi dell’energia» afferma il direttore di Confindustria Trento, Roberto Busato. «Gli imprenditori rimangono col cerino in mano – sottolinea il presidente di Assoartigiani, Andrea De Zordo – Ma le organizzazioni delle imprese si stanno già muovendo».

Confindustria ha subito denunciato le «disposizioni penalizzanti per le imprese» contenute nel decreto. «Ci sono aziende trentine che hanno fatto domanda – ricorda il direttore di Confindustria Busato – Già a settembre i fondi di Transizione 5.0 erano esauriti. Poi sono stati rifinanziati. Stavamo monitorando la situazione, questa riduzione del finanziamento è un problema che si somma a quelli che le imprese hanno già. Con i prezzi dell’energia che stanno schizzando, è una beffa. Auspichiamo che torni il finanziamento al 100% perché quelle aziende che hanno aderito avevano già programmato e fatto gli investimenti. Ci muoviamo anche tramite Roma».

«Tante aziende artigiane avevano cercato di partecipare a Transizione 5.0 – ricorda il presidente di Assoartigiani De Zordo – Purtroppo i continui cambi di direzione mettono in difficoltà le nostre imprese che vogliono fare investimenti, in un momento complicato per le prospettive difficili che sono davanti a tutti: i problemi dell’export, le tensioni geopolitiche, l’aumento dei costi delle materie prime energetiche, che ormai sembra certo. Cambi troppo frequenti allontanano definitivamente l’imprenditore dalle promesse che vengono fatte. Modificare in corsa gli elementi del sostegno lascia l’imprenditore col cerino in mano». De Zordo ricorda però anche che le organizzazioni delle imprese sono «una cassa di risonanza delle problematiche e chiederanno al governo interventi di controbilanciamento delle modifiche».