La tragedia

sabato 21 Marzo, 2026

Tragedia in Val Ridanna: valanga travolge 25 scialpinisti a Racines, due morti e tre feriti gravissimi

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Il distacco di neve a Cima di Incendio ha coinvolto diverse comitive: vittime due uomini di 62 e 56 anni. Imponente macchina dei soccorsi con sei elicotteri e 80 operatori tra Alto Adige e Tirolo

Primo giorno di primavera segnato dall’ennesima tragedia sulle montagne dell’Alto Adige. Una valanga ha interessato la Val Ridanna, nella zona di Racines.

Il bilancio è drammatico: addirittura 25 le persone coinvolte (sul posto c’erano diverse comitive di scialpinisti), con due morti, tre feriti gravi e due feriti lievi. A perdere la vita sono stati due uomini altoatesini: Martin Parigger, guida alpina di 62 anni di Ridanna, e Alexander Frötscher, 56 anni, anch’egli originario di Ridanna ma residente in Austria. Secondo quanto riferito dai soccorritori, anche i feriti gravi sono in pericolo di vita.

L’allarme è scattato intorno alle 11.40 di sabato nei dintorni di Cima di Incendio (Zunderspitze), a 2.445 metri di quota. Impressionanti le dimensioni del distaccamento nevoso, largo 150 metri e lungo addirittura 800, così come imponente è stata l’operazione di soccorso scattata immediatamente. In totale sono intervenute circa 80 persone, tra vigili del fuoco, soccorso alpino e guardia di finanza (senza contare le unità cinofile con i cani da ricerca). Sei gli elicotteri che hanno pattugliato l’area: cinque dall’Alto Adige (i tre Pelikan, l’Aiut Alpin Dolomites e la Guardia di finanza) e uno dal Tirolo (il Christophorus 1 di Innsbruck).

Il gruppo è stato immediatamente rintracciato grazie all’Artva, il dispositivo di localizzazione ricetrasmittente in dotazione agli scialpinisti. Nel frattempo, erano stati già allertati gli ospedali di Bolzano, Merano, Bressanone e Innsbruck per l’accoglienza dei feriti e l’adeguamento di sistemi di supporto vitale extracorporeo (Ecmo). Fortunatamente, la maggior degli scialpinisti è stata solo sfiorata e non inghiottita dalla massa nevosa.

Prima di oggi, sabato 21 marzo, l’ultima vittima in Alto Adige c’era stata lo scorso 22 febbraio nel comprensorio di Merano 2000: in quell’occasione, poco dopo mezzogiorno la massa nevosa si era staccata dal monte Plattinger nella zona di passo Missensteiner. Anche in quel caso, il dispiegamento di soccorritori intervenuti fu massiccio: tra i 50 e i 70 provenienti da Merano, Lana e Sarentino, con unità cinofile, sonde ed elicotteri dotati del sistema di tracciamento. La vittima era un cinquantenne altoatesino – Armin Schwitzer – originario della Val Sarentino. A trovarlo un cane da valanga dopo alcune ore di ricerca.

Proprio in questi giorni, tra l’altro, ricorre il decimo anniversario della valanga di Monte Nevoso, sopra Riva di Tures (era il 12 marzo 2016). Si tratta della più grave disgrazia degli ultimi anni sulle montagne dell’Alto Adige: sei vittime tra cui un ragazzo di 16 anni, una giovane infermiera, un alpinista molto esperto, che aveva scalato addirittura il Manaslu, e anche il direttore generale della Camera di Commercio del Tirolo.