Terra Madre
giovedì 26 Febbraio, 2026
Territori di vita: Slow Food lancia la sfida dei Domini collettivi per mappare (e salvare) le filiere dell’alpeggio e del miele d’alta quota
Il progetto biennale con l'università di Trento e in modello di autogoverno delle risorse naturali che sfida il cambiamento climatico
Il legame tra le filiere del cibo buono, pulito e giusto e i Domini collettivi è fatto di uno sguardo comune sugli ecosistemi. Ecosistemi considerati nella loro complessità di relazioni, unica visione in grado di comprenderne i delicati equilibri e di agire al loro interno senza spezzarli. Uno sguardo che si sintonizza sui tempi lunghi, che dà valore alle risorse non nella misura in cui sono monetizzate sul mercato, ma nella capacità di essere migliorate e messe a disposizione delle future generazioni.
A partire da questa prospettiva condivisa, per il secondo anno Slow Food Trentino sostiene il corso didattico di Antropologia Culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di vita presso il Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’Università di Trento. Docente titolare l’antropologa Marta Villa, che da decenni studia queste realtà sul campo e ha pubblicato diversi contributi scientifici sul tema. Numerosi saranno gli esperti ospitati nel corso, chiamati a offrire una panoramica articolata del mosaico italiano delle comunità che si prendono cura del proprio territorio attraverso forme di autogoverno delle risorse e che, nelle loro diverse espressioni operative, sono denominate A.S.U.C., proprietà collettive, assetti fondiari collettivi, Regole, consortele.
I Domini collettivi italiani rientrano nella definizione di Territori di Vita elaborata dall’ICCA Consortium. Marco Bassi, che ne è il rappresentante per l’Europa, ne lega la ragion d’essere alle stesse motivazioni che hanno portato gli Stati a siglare trattati importanti come la Convenzione delle Nazioni Unite sulla Biodiversità (CBD) e la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. «Ma nei territori di vita – aggiunge Bassi – c’è una consapevolezza in più: ciò che stiamo innanzitutto distruggendo è il benessere di comunità reali, esponendole ai più svariati rischi ambientali e sradicandole dal rapporto sinergico che tali comunità hanno instaurato con gli elementi naturali in cui sono immerse e con i quali hanno costruito le loro risposte adattive, culturali e identitarie».
A partire dal riconoscimento di un legame profondo tra il futuro dei Territori di vita e la biodiversità, le produzioni di piccola scala e i saperi materiali legati alla cultura rurale, Slow Food Trentino ha elaborato un nuovo percorso che ha nell’insegnamento presso l’Università di Trento il proprio asse portante. «Territori di vita. Domini collettivi, agroecologia, comunità» è il titolo di un piano biennale che Slow Food Trentino dedica allo studio e alla divulgazione di questi temi. Tra le azioni previste vi è la mappatura dei Presìdi Slow Food prodotti in queste aree. In Trentino ciò investe soprattutto la filiera casearia, in particolare le produzioni dell’alpeggio con il loro altissimo valore ecosistemico e culturale. Ma coinvolge anche altri ambiti, come quello del miele di alta montagna alpina. Nelle Terre Alte le api bottinano essenze pregiate quali rododendro, lupinella, timo serpillo, campanula e lampone, grazie al lavoro degli apicoltori e alla disponibilità dei prati. Va ricordato infatti che nella nostra provincia circa il 60% del territorio è riconducibile a forme di proprietà collettiva. Sullo stesso ambito produttivo è prevista la realizzazione di un protocollo «Domini collettivi amici delle api», che nasce sull’esperienza dei programmi sviluppati in ambito urbano e mira a sensibilizzare sull’importanza di ospitare apiari e tutelare gli impollinatori anche in questi contesti.
In un costante dialogo tra città, cittadini e aree rurali, il progetto prevede incontri nelle scuole, produzione di materiale divulgativo e la realizzazione dei Quaderni dei Domini Collettivi, come restituzione pubblica delle lezioni universitarie. Le attività previste per il 2027 sono ancora più ambiziose e comprendono residenze di studio presso le comunità, una mostra fotografica itinerante, esperienze di volontariato agricolo e una summer school dedicata ai Domini Collettivi.
Per sostenere il progetto, Slow Food Trentino ha lanciato una raccolta fondi aperta a privati e associazioni, con l’obiettivo di mobilitare una comunità ampia e corresponsabile e di rendere partecipe anche chi non vive direttamente all’interno di un Dominio collettivo. Le esperienze coinvolte non riguardano solo il contesto locale. Slow Food Trentino sarà impegnata nell’animare la rete nazionale dell’associazione, alla ricerca di collegamenti e relazioni lungo tutta la penisola. L’inserimento delle attività in una geografia allargata sarà garantito dal coinvolgimento del già citato ICCA Cosortium, della Rete Italiana dei territori di vita e della Federazione Italiana dei Domini Collettivi “Pietro Nervi e Paolo Grossi”.
Proprio Paolo Grossi, già Presidente emerito della Corte Costituzionale e attento studioso dei Domini Collettivi, ha evidenziato in modo vivido il legame tra queste collettività e la Terra Madre – che di Slow Food è principale orizzonte di ispirazione. Nel suo volume «Il mondo delle terre collettive», Grossi parla di «collettività impegnata a valorizzare la terra nella sua fertilità, a non violentarla od alterarla, sì da trasmetterla con tutta la sua intatta carica vitale alle generazioni future» e aggiunge «nel pianeta degli assetti fondiarii collettivi il rapporto uomo/terra non è riducibile all’emungimento di un forziere di ricchezza, né la terra è qui, in prima linea, ricchezza. Si tratta, al contrario, di un rapporto complesso, un rapporto fondamentale, che impegna i componenti di una comunità in tutta la loro integralità. Il rapporto non si esaurisce in una dimensione economica o tecnico-agronomica, ma investe quella spirituale e culturale. Qui la terra non è solo porzione di una valle o di una montagna, ma altresì di un costume, di una storia, e si crea fra uomo e terra una relazione forte, una familiarità che investe anche la sfera del sentimento». Esattamente ciò che Slow Food è impegnata a difendere, valorizzare e divulgare da quarant’anni.
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