La storia
giovedì 25 Dicembre, 2025
Teresa, 98 anni e i 20 Natali in Rsa: “Io, ex ostetrica, ho imparato a non sentirmi sola”
di Patrizia Rapposelli
Il racconto delle festività dentro una casa di riposo: «Se resti chiusa in stanza il tempo è perduto: io gioco a carte e parlo con tutti, così le giornate hanno un senso»
«Ho imparato a non sentirmi sola. Ogni esperienza mi ha temprata e insegnato a guardare avanti». Teresa, che preferisce rimanere anonima, ex ostetrica in un ospedale militare nel dopoguerra, 98enne, da vent’anni vive in una casa di riposo della Valsugana. I figli sono lontani e l’uomo che amava l’ha lasciata sola tanto tempo fa. «Se resti chiusa in stanza il tempo è perduto: io gioco a carte e parlo con tutti. Così le giornate hanno un senso e anche il Natale non è più un momento vuoto».
Teresa, il Natale le mette solitudine?
«Dopo vent’anni ci fai l’abitudine. La tristezza passa perché qui le persone e i momenti insieme mi fanno sentire a casa».
E come vive le feste in struttura?
«Cerco di partecipare a tutte le iniziative. Facciamo lavoretti, presepi, decorazioni, piccole cose che rendono anche più accogliente questo posto. Il Natale non è solo dove sei, ma come lo vivi. Io cerco di viverlo fino in fondo».
I suoi figli vengono a trovarla?
«Sono lontani, ma quando vengono sono contenta. Poi la vita continua anche qui. Ho imparato a godere dei piccoli gesti quotidiani, delle chiacchiere con gli amici e dei momenti di condivisione».
Conta tanto per lei la comunità qui dentro.
«È tutto, se ti chiudi in stanza il tempo si ferma. Parlare con gli altri, ascoltare storie e giocare a carte mi dà calore».
Le va di raccontarci un po’ della sua vita prima della casa di riposo?
«Ho lavorato come ostetrica in un ospedale militare fuori provincia nel dopoguerra. Erano anni difficili, c’era poco di tutto e bisognava arrangiarsi. Lì ho incontrato l’uomo che sarebbe diventato il mio compagno di vita e mi sono trasferita in Trentino. Lui se ne è andato e ho cresciuto i nostri figli da sola. Ho lavorato anche al Santa Chiara, e, poi, come tata, crescendo i bimbi come fossero miei».
E dopo cos’è successo?
«Ho raccontato abbastanza. Preferisco pensare all’oggi, è Natale e qui sono tutti meravigliosi con me».
Cosa farà oggi?
«Ci sarà il pranzo e ci saranno tante prelibatezze, poi la struttura si riempirà di parenti che vengono in visita e porteranno i regali»
Ha 98 anni eppure è così arzilla.
«Mi muovo con il girello, ma la testa è lucida. Il corpo cambia, ma bisogna continuare a essere presenti, a condividere, a sorridere e a sentirsi parte di qualcosa».
Cosa le lascia il Natale dopo vent’anni di casa di riposo?
«È un momento di comunità, un’occasione per stare insieme e festeggiare. Ogni giorno ha il suo valore e cerco di viverlo al meglio tra un laboratorio, una partita a carte e le chiacchiere con gli amici».
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