Una brutta scoperta quella che si sono trovati innanzi alcuni genitori e frequentatori dell’Oratorio di Arco domenica mattina sul selciato della struttura sul quale è stata «disegnata» una svastica. Il direttivo e i volontari di Noi Arco hanno immediatamente condannato il gesto rivolgendosi pubblicamente a coloro che hanno formato il simbolo nazista per chiedere di palesarsi, altrimenti si procederà con una formale denuncia.
«Vogliamo essere chiari – scrivono da Noi Arco – non si tratta di una bravata. Una svastica non è un disegno qualsiasi, è un simbolo dell’odio che la legge italiana punisce esplicitamente, con pene che arrivano fino a 2 anni di reclusione. Siamo un oratorio. Il nostro lavoro è accogliere, educare, accompagnare le persone, anche quando sbagliano. Per questo – continuano – prima di procedere per vie legali, vogliamo dare a chi ha compiuto questo gesto la possibilità di fare la cosa giusta: farsi avanti, guardare in faccia quello che hanno fatto, e iniziare a rimediare. Abbiamo tempo fino al 10 marzo, chiunque voglia contattarci può farlo in modo riservato. Dopo quella data, consegneremo alle autorità tutto quello che abbiamo raccolto — incluse le immagini dei sistemi di sorveglianza presenti nella struttura. L’oratorio è la Casa della Comunità, e come tale tutti possono accedere con serenità, ma come in ogni casa c’è il rispetto, questo chiediamo».
Non sono mancate le ricadute politiche con l’assessore Mattia Mascher che è intervenuto condannando fermamente il gesto. «La svastica non è una “bravata” né un semplice disegno fatto senza pensarci – spiega l’assessore -; è un simbolo di odio e di violenza, che richiama una delle pagine più buie della storia europea e mondiale. È una azione che dimostra mancanza di empatia e del senso del limite. Vederla comparire in un luogo educativo e di aggregazione come l’oratorio ci interpella come comunità adulta prima ancora che come istituzione» Per Mascher la risposta a quanto accaduto, proprio perché probabilmente si tratta di ragazzini, non dovrà essere solo repressiva, ma soprattutto educativa». «Dobbiamo chiederci da dove nasce questo gesto, perché c’è una tendenza all’aumento di questi episodi, può essere collegata all’odio e la rabbia generale in aumento nella nostra società? Quali spazi di confronto e di consapevolezza non stiamo offrendo abbastanza. Minimizzare sarebbe un errore, ma lo sarebbe anche limitarsi alla punizione senza spiegazione».
L’assessore esprime solidarietà a tutto il gruppo dell’oratorio di Arco. «Come amministrazione stiamo lavorando a stretto contatto con il Cantiere 26 e con le principali agenzie educative locali per potenziare i luoghi e i progetti rivolti ai più giovani. Grazie all’importante lavoro di questi mesi con la Comunità di Valle a breve prenderà inoltre avvio il Tavolo dell’educare che avrà in particolare il compito di definire un importante progetto di educativa di strada. Il Piano Giovani di Zona “Sguazaort” di quest’anno ha in aggiunta proprio l’obiettivo di attivare progetti che sappiano coinvolgere in particolare la fascia d’età 12 – 18, la più difficile da intercettare. Nonostante i sintomi di disagio fra i giovani siano in crescita, come molte ricerche attestano, non dobbiamo però fare di tutta l’erba un fascio creando una cultura negativa e di eccessiva stigmatizzazione intorno ai giovani». Mascher ricorda che molti giovani sono impegnati attivamente per il bene della società e del Comune. «Ne è un esempio la grande partecipazione al progetto “Ci sto? Affare fatica” e ai molti ragazzi e ragazze impegnati nelle associazioni sportive, culturali e nel volontariato. I social aumentano anche la percezione delle azioni negative fatte da bambini e adolescenti. Ogni cosa che fanno è fotografata, postata e commentata sui social da noi adulti. E questo genera un sentimento anti-giovanile, in una società sempre più anziana, che è comprensibile ma su cui va aperta una riflessione. Mi piacerebbe che ci impegnassimo maggiormente tutti a diffondere anche le tante azioni di pregio che riguardano i nostri giovani».