L'intervista
sabato 25 Marzo, 2023
Stallo nel centrosinistra, Marco Boato (Europa Verde): «Valduga, nessun automatismo. Primarie possibili»
di Tommaso Di Giannantonio
L'ex parlamentare propone le consultazioni fra alleati. «Necessario spezzare le imposizioni dall’esterno»
Marco Boato è co-presidente del Consiglio federale di Europa Verde e portavoce del partito in Trentino insieme alla consigliera provinciale Lucia Coppola e il consigliere comunale Andreas Fernandez. Nei giorni scorsi aveva già manifestato la sua contrarietà al nome del sindaco di Rovereto Francesco Valduga come candidato presidente della (nuova) Alleanza democratica e autonomista. Una posizione che ha ribadito anche giovedì sera al tavolo di coalizione: «Una discussione sicuramente utile, in primo luogo per spezzare quell’imposizione che arrivava dall’esterno sul nome di Valduga». Martedì sarà uno dei rappresentanti del comitato ristretto che dovranno raggiungere un accordo. «Io ho proposto di fare le primarie sul nome del candidato presidente», dice.
Qual è il suo giudizio sulla riunione di giovedì sera?
«Un giudizio positivo perché si è ridimensionato il tentativo di imporre dall’esterno il nome di Valduga, con tutto il rispetto per Valduga. Nel corso della discussione è emerso chiaramente che una parte abbastanza ampia della coalizione non condivide la sua candidatura: noi, Italia viva, Azione e Casa autonomia, e un terzo del Partito democratico. Trovo positivo il fatto che si riunisca un comitato più ristretto per valutare le diverse candidature, che al momento sono tre: Demagri, Valduga e Conzatti».
Europa Verde farà una sua proposta?
«Si, ma non facciamo candidature sui giornali: ci confronteremo all’interno del comitato».
Si tratta comunque di un nome esterno rispetto all’attuale rosa?
«Si, può essere così».
Perché ritenete che Valduga non sia il candidato giusto?
«Perché non riteniamo che sia la figura adatta per rappresentare la coalizione nel suo insieme sul piano politico, ambientale. Tempo fa aveva fatto addirittura un’intervista in cui diceva che in prospettiva si dovrà puntare ad un unico partito territoriale. Uno scenario che non condividiamo e che cozza con la realtà: il Pd, +Europa, Italia Viva, Europa Verde, Azione, sono tutti partiti nazionali. Tre quarti della coalizione è fatta da partiti nazionali».
Nei giorni scorsi lei ha posto anche la questione della condanna di primo grado della Corte dei conti ricevuta da Valduga per aver assunto illegittimamente il dirigente generale del Comune di Rovereto. E per questo motivo è stato contestato da altre forze politiche, come +Europa.
«È una questione che ho sollevato in punta di penna e da garantista, e come ultimo dei motivi della nostra contrarietà, ma in punta di penna non si può far finta che non ci sia una condanna di primo grado per dolo. Io auspico che venga accolto in appello, ma allo stato attuale c’è una sentenza di primo grado di 107 pagine che il centrodestra potrebbe rinfacciare in campagna elettorale».
Ora quali saranno i criteri per raggiungere un accordo?
«Io ho proposto quello che avevamo concordato all’unanimità a gennaio, cioè che se non avessimo trovato un accordo sulla candidatura avremmo riproposto le primarie. Dal Ri ha detto che non si oppone, ma che nemmeno le caldeggia. L’ho proposto tre volte al tavolo di giovedì, ma, a dire la verità, non ho raccolto grandi adesioni».
L’alleanza ha cambiato nome: da «per l’autonomia» a «autonomista». Una modifica solo formale o sostanziale?
«Si tratta di una modifica sostanziale perché all’interno della coalizione ci sono Dallapiccola e Demagri di Casa Autonomia che sono due ex consiglieri del Patt. Questa loro presenza può incidere fortemente su un elettorato più ampio. Abbiamo ritenuto in modo unanime che fosse la scelta più opportuna».
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