domenica 31 Agosto, 2025
Sito sessista Picha.eu con foto rubate: nessuna denuncia in questura a Trento né alla polizia postale
di Benedetta Centin
L’eurodeputata Pd Moretti: «Dopo che la piattaforma è stata chiusa non tutte hanno potuto verificare se c'erano loro scatti». L'appello a tutti: «Denunciate in massa, i siti che istigano allo stupro e violenza vanno chiusi»

Foto di donne rubate dai social e scatti privati trafugati senza alcun consenso, pubblicati su forum o siti sessisti. Immagini spesso ritoccate e manipolate, sessualizzate, date in pasto alla Rete. E questo senza che le vittime, ragazze comuni, ma anche influencer, volti noti del mondo dello spettacolo ed esponenti della politica e pure giornaliste ne fossero a conoscenza, fatte bersaglio di commenti volgari, sessisti e pure violenti. Così anche per lungo tempo, com’è stato per la piattaforma Phica.eu chiusa dopo il recente scandalo: vent’anni di foto saccheggiate, ripostate online e commentate da centinaia di insospettabili uomini coperti dal più completo anonimato e da nickname falsi. Una pioggia di messaggi dai toni machisti, dibattiti osceni, commenti erotici, spesso denigratori, umilianti, incitando anche allo stupro. Un archivio digitale che dal 2005 ha alimentato la circolazione di contenuti privati, intimi, sottratti senza consenso, di foto trasformate con applicazioni che simulano nudità.
Mentre nel resto d’Italia alla Polizia postale stanno arrivando centinaia di denunce di donne che hanno scoperto di essere finite a loro insaputa sul portale sessista Phica.eu (con qualcosa come 700mila iscritti) e sul gruppo Facebook «Mia moglie» (con 32mila utenti a farne parte) a Trento invece fino a ieri non si era presentata ancora nessuna vittima negli uffici della Questura e nemmeno in quelli della Polizia postale. Ma questo non esclude comunque che qualche trentina possa essere finita suo malgrado in quella giungla digitale sessista.
Moretti: «Si reagisca, denunce di massa»
«Quando mi hanno segnalato il portale Phica.eu sono subito entrata e ho appurato come vi fossero le mie foto ma poi è stato chiuso e non tutte le vittime hanno avuto modo di verificare» fa sapere l’eurodeputata del Pd Alessandra Moretti, tra le prime a muoversi per vie legali, così come annunciato anche sui social. «Ho sporto denuncia penale contro il sito del forum Phica che ho scoperto da anni rubava foto e spezzoni delle trasmissioni tv a cui ho partecipato per poi modificarle e darle in pasto a migliaia di utenti. Ne è seguito un lungo elenco di commenti osceni che lede non solo la mia sfera emotiva ma anche l’incolumità di tante donne esposte a questa schifosa nuova modalità delle foto postate senza consenso» le parole di Moretti tra le esponenti politiche che si sono ritrovate sulla piattaforma sessista (tra queste Giorgia Meloni, Elly Schlein, Mara Carfagna, Maria Elena Boschi).
L’invito, di Moretti, è a «reagire e denunciare questi gruppi di piccoli uomini che continuano ad agire impuniti nonostante le tante denunce». Per l’eurodeputata vicentina del Pd «Vanno chiusi e vietati questo genere di siti che istigano allo stupro ed alla violenza». Di qui l’invito appunto a tutte e tutti «a denunciare in massa», in difesa «dei diritti e, in difesa della sicurezza delle donne», perché «violenza porta violenza».
La Conferenza permanente delle donne democratiche sta anche preparando un ricorso collettivo aperto alle politiche di tutti gli schieramenti politici coinvolte loro malgrado nella piattaforma Phica.net. Sito che ora ha chiuso i battenti: «Con grande dispiacere abbiamo deciso di chiudere e cancellare definitivamente tutto ciò che è stato fatto di sbagliato» si legge nella homepage.
Indagini, reati
Intanto gli investigatori della Postale hanno già inviato una prima informativa alla Procura di Roma e si avviano a mandarne anche ad altre Procure. E proseguono negli accertamenti per individuare chi ha caricato le foto su diversi forum e portali. Gli utenti, una volta identificati, rischiano l’accusa di diffusione non autorizzata di immagini sessualmente esplicite, reato per il quale le vittime hanno sei mesi di tempo per presentare denuncia.
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