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sabato 11 Aprile, 2026
Si vota in Ungheria, Orban rischia e accusa l’opposizione: «Cospirano coi servizi segreti stranieri e usano il caos per mettere in dubbio la decisione del popolo»
di Redazione
Si preannuncia un testa a testa serrato tra l'attuale presidente e lo sfidante Magyar. L'Ue «tifa» per la svolta
«I nostri oppositori non si fermeranno davanti a niente per prendere il potere. Cospirano con servizi segreti stranieri, minacciano i nostri sostenitori con la violenza e lanciano accuse infondate di frode elettorale persino prima delle elezioni. Stanno già organizzando proteste e disordini prima che i vostri voti vengano contati. Parliamoci chiaro: questo è un tentativo organizzato di usare caos, pressione e discredito internazionale per mettere in dubbio la decisione del popolo ungherese». Questa l’accusa del premier ungherese Viktor Orban all’opposizione, in un videomessaggio agli ungheresi pubblicato su Facebook in vista delle elezioni in programma domani. Orban ha lanciato un appello a votare per Fidesz, il suo partito, presentandolo come «scelta sicura» e garanzia di «stabilità» in un periodo di crisi internazionale. Su X poi Orban ha ringraziato Donald Trump allegando uno screenshot del post su Truth in cui il presidente Usa ha invitato gli ungheresi a votare per l’alleato, dandogli il suo endorsement.
Le elezioni parlamentari in Ungheria saranno un momento spartiacque anche per l’Unione europea e, di riflesso, l’Ucraina. La media degli ultimi sondaggi registra un distacco di 10 punti tra la forza di opposizione Tisza (Partito del rispetto e della libertà), in vantaggio al 49%, e il partito di Orban, Fidesz, al 39%. La candidatura di Peter Magyar è una forza nuova che ha guadagnato consenso nel Paese, frutto di un percorso iniziato nel 2024 e che si è andato consolidando nelle piazze, con settori del mondo orbaniano che si sono spostati sul nuovo candidato. La quota di indecisi resta tuttavia elevata e non mancano istituti — spesso più vicini all’area governativa — che continuano a segnalare un vantaggio, seppur più contenuto, per Fidesz. Dopo 16 anni di “regime” orbaniano, questa volta il sistema sembra vacillare. A Bruxelles e nelle capitali europee ormai non si nasconde più di tanto il tifo per una svolta. Sono tanti i dossier bloccati in Ue per il veto di Orban soprattutto quelli sull’Ucraina, dal prestito vitale da 90 miliardi, su cui il premier magiaro aveva dato il suo assenso a dicembre ottenendo una deroga all’apertura dei capitoli negoziali di adesione all’Ue, al 20esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.