La donazione
giovedì 4 Dicembre, 2025
Si farà l’opera d’arte per ricordare Mauro Rostagno, il leader della protesta sessantottina a Sociologia: i soldi mancanti? Ce li mette Marco Boato
di Paolo Morando
Un masso della val di Cembra trafitto: verrà posizionato alle Albere grazie all'interessamento dell'ex deputato
Mancavano 100mila euro, ora sono arrivati. Da Marco Boato. Era la cifra che mancava per completare il finanziamento dell’opera in memoria di Mauro Rostagno, su progetto di Jannis Kounellis, l’artista greco naturalizzato italiano noto in tutto il mondo scomparso nel 2017. Opera che quindi finalmente si farà, al parco delle Albere: una trave verticale d’acciaio alta diciotto metri, a sostenere un masso di porfido rosso e grigio di dodici tonnellate, scelto dallo stesso Kounellis in una cava della valle di Cembra (e ancora lì, in attesa). I lavori inizieranno la prossima primavera e l’inaugurazione dell’opera avverrà il 26 settembre del prossimo anno. Una data non casuale: sarà infatti il 38esimo anniversario dell’uccisione di Rostagno in Sicilia, per mano della mafia.
La notizia l’ha data ieri Adriano Sofri, sul «Foglio», nella propria rubrica «Piccola Posta». Lo ha fatto nonostante Boato gli avesse chiesto di tenere la cosa riservata, ma si sa come sono i giornalisti. Una notizia «indiscreta ma a fin di bene», scrive Sofri, ripercorrendo la vicenda, da anni rimasta «congelata» nonostante l’impegno del comitato che per anni ha cercato di raccogliere i fondi necessari, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del Comune di Trento (dall’allora sindaco Alessandro Andreatta, con la conferma successiva di Franco Ianeselli) a cui l’opera sarà donata. Il comitato, composto da amici di Rostagno, aveva anche fatto il giro delle «sette chiese», presso le principali istituzioni trentine, chiedendo partecipazioni modeste, ricevendo grandi apprezzamenti ma senza però ottenere nulla in termini di risorse. E così la raccolta fondi si era fermata a poco più di 100 mila euro, gran parte dei quali (75 mila) peraltro provenienti da un’altra opera dello stesso Kounellis, messa a disposizione dalla vedova Michelle Coudray, e venduta dalla Fondazione intitolata all’artista. Il resto è venuto da piccole cifre, in una raccolta generosa e capillare ma insufficiente a coprire i costi complessivi della realizzazione dell’opera.
Nei giorni scorsi, il «Gruppo d’iniziativa per il ricordo di Mauro Rostagno a Trento» si è così ritrovato attorno a un tavolo, per decidere che fare. O meglio: se gettare la spugna, utilizzando la somma raccolta per istituire borse di studio intitolate a Rostagno e devolvendone parte alla vedova Chicca Roveri e alla figlia Maddalena Rostagno. È stato lì che Marco Boato si è detto: qui siamo tutti ottantenni o giù di lì, rischiamo di morire senza riuscire a fare nulla. Due anni fa, tra l’altro, è scomparso lo stesso presidente del comitato, Ettore Camuffo. E così Boato ha deciso «di fare la pazzia», dice, mettendo a disposizione i 100 mila euro mancanti («una follia per la mia economia familiare»), recandosi in banca assieme a Gianni Palma, vicepresidente del comitato, per «staccare» personalmente l’assegno. E informandone un paio di giorni fa anche il sindaco Ianeselli. Trattandosi dell’ultimo lavoro di un’artista di fama mondiale come Kounellis, è stato calcolato (con tanto di certificazione ufficiale) che il valore di tale opera, una volta realizzata e inaugurata, si possa aggirare attorno ai due milioni e mezzo di euro.
Inizialmente, per erigerla, era stato pensato lo slargo di via don Arcangelo Rizzi di fronte alla facoltà di Sociologia: una soluzione sconsigliata dall’allora soprintendente per i beni culturali Franco Marzatico, per la presenza pressoché certa di resti romani che sarebbero potuti venire alla luce dagli scavi per le fondamenta. E così ci si era indirizzati verso le Albere: un’area oggi frequentatissima dagli studenti, anche per via della presenza della Biblioteca Universitaria Centrale. Quindi una scelta ottimale per una scultura astratta che vuole ricordare una pagina importante della nostra storia, appunto la figura di Rostagno (che fu leader studentesco negli anni caldi di Sociologia, e poi tante altre cose) guardando però al futuro.
Maddalena Rostagno, la figlia di Mauro, commenta così il gesto di Boato: «Quella di Marco è stata una follia, non aveva bisogno di farlo. Conosco bene l’infinita dolcezza di Marco, è tra le persone che ci è stato più vicino in questi anni e che ha fatto tutte le battaglie che c’erano da fare. E anche molto di più. Non c’è compleanno mio, di Chicca o di mio figlio in cui non riceviamo gli auguri di Marco, è impossibile sintetizzare quanto lui ha fatto sempre per noi e per la memoria di Mauro. Gli ho detto che era una follia, che avrebbe dovuto occuparsi di sé, ma lui lo ha voluto fare. Questo è Marco: coerente, dolce, una persona perbene, fino alla fine. Mi piacerebbe che alcuni miei familiari, che non lo hanno trattato bene, lo chiamassero, per chiedergli scusa e per ringraziarlo di questo atto. Ma ovviamente non avverrà».
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