Verso il voto
martedì 17 Ottobre, 2023
Sergio Divina in campo contro Fugatti: «Non gli parlo da anni»
di Donatello Baldo
Il candidato presidente incontra gli elettori. L’ex senatore bazzica la politica da anni, tutti lo conoscono e molti si fermano a scambiare qualche parola
Sergio Divina, a pochi giorni dalle elezioni, non sta facendo chissà che tour de force in cerca di voti. A metà mattina passa al bar del Teatro Sociale, in via Oss Mazzurana. Saluta, molti lo riconoscono, alcuni gli dicono «In bocca al lupo». Ordina un succo di frutta. «Sono cambiati i tempi, una volta la campagna elettorale la si faceva nelle caneve, dovevi avere fegato», che metabolizzasse il vino. «Sono cambiati i temi — ripete — ora passa tutto dalla tv o, peggio, dal telefonino». Lui preferisce il contatto diretto, il consenso frutto del confronto, il convincimento attraverso lo scontro delle idee: «Io sono poco social. Ma so che i miei giovani girano tutto su queste piattaforme, ma credo che quel livello di comunicazione veicoli solo informazioni, non approfondimento. Quello è ancora di persona che avviene». E di persona, Sergio Divina incontra i suoi elettori. «Faccio ancora quelli che un tempo si chiamavano comizi, cercando di arrivare alla gente in questo modo, attraverso gli incontri sul territorio, anche tra i piccoli gruppi. Spiego il mio programma, quello che voglio fare, ma soprattutto ascolto la voce del popolo».
E cosa dice il popolo? «La gente mi dice che questi non li rivota nemmeno con la pistola alla tempia, questo mi dicono. Non uno, non due, ma tanti». È dunque il popolo che gli ha chiesto di scendere in pista: «Ho sentito un obbligo morale di mettermi a disposizione per un’alternativa. Ho deciso di contrapporre a una compagine di improvvisati e sprovveduti qualcosa di serio». Ma attenzione, non si dica che Divina è mosso dal rancore contro l’avversario di sempre, Maurizio Fugatti, leghista come lui: «Non è una contrapposizione personale, io non gli parlo da anni. Chissenefrega di Fugatti. Io, come quelli che mi hanno chiesto di candidarmi, sono preoccupato per il bilancio della Provincia, ché tra poco non avremo più soldi nemmeno per far funzionare i servizi. Solo pochi anni fa i bilanci di Trento e Bolzano erano pressoché identici, con economie simili, popolazione uguale. Ora noi abbiamo 4 miliardi, loro 7 miliardi. Tre miliardi di differenza, e qui è il dato oggettivo della cattiva amministrazione, che in cinque anni non ha fatto nulla di produttivo. Questo è grave, questi sono un pericolo». Il dispiacere è che la prima esperienza della «sua» Lega al governo del Trentino sia stato fallimentare. Divina l’ha fondato il Carroccio in Trentino, Fugatti poteva essere il suo delfino: «Ecco, io mi sono candidato anche per togliermi di dosso l’accusa morale che mi è stata mossa, quella di aver lasciato un disastro come eredità politica. Allora mi sono detto, cosa posso fare per rimediare? Dare un’altra possibilità, proporre un’alternativa. Tornare in campo, per aprire la strada a una nuova classe dirigente, diversa da quella attuale che qualcuno, a ragione, definisce come un gruppo di scappati di casa». Il candidato presidente si incammina per il «Giro al sas». Sergio Divina bazzica la politica da anni, tutti lo conoscono e molti si fermano a scambiare qualche parola. A chi gli chiede come andrà, spiega che «vada come vada sarebbe bello che il centrodestra prendesse meno del 40%». In questo caso, la maggioranza di Fugatti sarebbe risicata, traballante: solo 18 consiglieri su 35. Il voto — o i voti — del gruppo di Divina tornerebbero comodi, ma dati in cambio di cosa? Di qualche poltrona? «Se avessimo voluto il potere ci saremmo venduti molto prima. Io ho lavorato quattro anni come presidente del Centro culturale Santa Chiara, nominato dal centrodestra, a zero lire. Il potere non mi interessa. Dopodiché, se vuoi governare devi incidere e se volessero il nostro voto sarebbe sui temi. Se sono sotto il 40% — ipotizza, e spera — dovranno mettersi nell’ottica di ragionare con noi, non credo che lo possano fare con Valduga. E a quel punto, su molte questioni, soprattutto economiche, imporremo il nostro punto di vista. E in generale — dice Divina pregustando quasi il momento — toseremo quell’arroganza che hanno addosso, quel “comandiamo noi” che è insopportabile. Al governo del Trentino si va ad amministrare, non a comandare». Divina per pranzo incontra alcuni elettori, un tavolo è apparecchiato alla Forst. Li accoglie, a quel punto ci sta anche un birretta come aperitivo. «Percepisco tra la gente insoddisfazione, delusione e distacco. E la cosa che più mi preoccupa è il distacco. Questi sono partiti con buone intenzioni, sono anche andati girando il Trentino con le giunte vaganti, ma i problemi sono rimasti lì, e chi si aspettava qualcosa di nuovo sono rimasti con un pungo di mosche in mano. Ma insomma — continua — leggendo il programma del centrodestra sembra che sia stati all’opposizione in questi anni. Chiedono sia fatto questo e quello, dicono persino che bisogna sburocratizzare. Ma la sburocratizzazione era nel loro stesso programma di cinque anni fa, e allora — si chiede — in questi cinque anni cosa hanno fatto?». E si risponde: «Nulla, ed è quindi comprensibile che la gente sia delusa».
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