L'intervista
martedì 21 Ottobre, 2025
Sepp Mall: «La mia poesia? Nasce dal silenzio della montagna, nelle notti insonni a sentire vento e suoni degli animali nelle stalle»
di Nadia Scappini
Poeta, romanziere, autore di testi radiofonici è tra le firme di spicco della nostra Letteratura
Sepp Mall, nato nel 1955 a Graun (Bz), infanzia tra le montagne dell’Alta Val Venosta, studi a Innsbruck, vive a Merano. Poeta, romanziere, autore di testi radiofonici è tra gli autori di spicco della nostra Letteratura. Diversi suoi testi sono stati tradotti anche in italiano («Ai margini della ferita», Keller editore 2014; «Stanze berlinesi», Keller editore 2022; «Lo stato delle cose», «Il ponte del sale» 2025). Appunto quest’ultima opera – di poesia – pubblicata da «Il ponte del sale», editore di Rovigo particolarmente selettivo, è stata egregiamente recensita da Carlo Martinelli per i lettori de «il T». Diversi i premi e le borse di studio ricevuti tra cui il Premio internazionale di poesia «Meraner Lyrikpreis» 1996. Il romanzo «Wundränder» è stato scelto come libro «Innsbruck-liest» nel 2005 e regalato in diecimila copie ai lettori della medesima città. Il romanzo «Ein Hund kam in die Küche» è stato inserito nella longlist del «German Book Prize» nel 2023 e ha ricevuto il «Premio Merano Europa» nel 2024.
E proprio in merito alla poesia gli abbiamo posto alcune domande.
Qual è il seme da cui è germinata la sua poesia?
«Forse è il silenzio in cui sono cresciuto. La tranquillità della natura e la quiete del piccolo villaggio di montagna al confine con l’Austria dove sono nato. Ricordo le ore passate sveglio di notte ad ascoltare il vento, i suoni lontani degli animali provenienti dalle stalle del villaggio e mio fratello che parlava da solo nel sonno. E d’inverno, soprattutto quando cadeva la neve, questo silenzio si prolungava fino al giorno. A volte accendevo la radio accanto al letto e ascoltavo in silenzio le canzoni che trasmettevano da un altro mondo lontano. Ricordo ancora un programma di una stazione radio chiamato “Supersonic” e le canzoni di Lucio Battisti. Molto più tardi, ebbi un insegnante di tedesco al liceo, il dottor Alfred Gruber, un amante ossessivo di ogni forma di letteratura, che mi incoraggiò a scrivere. Fu lui per così dire, il mio primo lettore. Ero in collegio vicino a Merano, a molti chilometri da casa, e forse è stata anche la nostalgia di questo silenzio così lontano e non più accessibile, perché l’infanzia a un certo punto finisce, che ha contribuito a farmi iniziare a scrivere».
Quale è stata la sua genesi nel tempo?
«I miei primi tentativi poetici, che risalgono all’età di 17 anni, imitavano gli autori che leggevo all’epoca al liceo. Grazie ai miei studi universitari a Innsbruck, sono poi entrato presto in contatto con la letteratura austriaca più recente e ho letto ad esempio anche il “nostro” N.C. Kaser, il noto poeta altoatesino purtroppo scomparso troppo presto. All’inizio scrivevo solo per me, come tanti altri, poi per riviste letterarie, dove a volte lavoravo nel comitato di redazione. Un passo importante è stato l’aver vinto il Premio Letterario per la poesia della Città di Innsbruck (Austria) nel 1991, quando già vivevo di nuovo in Sudtirolo e lavoravo come insegnante. Il mio primo libro di poesie è stato pubblicato nel 1992 da Haymon, una casa editrice di Innsbruck, e da allora ho pubblicato un volume di poesie più o meno ogni 4-5 anni, alternandoli a racconti e romanzi. Anche se di recente ho scritto più romanzi, comporre poesie è ancora importante per me, e continua a essere lo strumento che prediligo per riflettere su me stesso, sul mondo e sulla realtà».
Ci sono poeti che negli anni ha sentito più affini alla sua sensibilità?
«Il mio primo grande amore all’età di diciotto anni è stato Bertolt Brecht. Una raccolta di sue poesie fu anche il primo libro che comprai. Poi seguì la scoperta dei poeti austriaci dell’epoca, e ancor oggi noti, come Ingeborg Bachmann e Erich Fried, il poeta ebreo che si rifugiò a Londra per sfuggire ai nazisti. Tra gli autori italiani Eugenio Montale, di cui ho letto molto presto le poesie della raccolta “Ossi di seppia”, è sempre stato molto importante per me. Mi sono sentito molto vicino anche ai cantautori che ho conosciuto in quel periodo: dagli chansonniers francesi, come Jacques Brel, a quelli tedeschi, come Franz Joseph Degenhardt e anche a quelli italiani, come Fabrizio de André e Lucio Dalla. Anche se poi il mio modo di scrivere ha preso strade molto diverse, ho senza dubbio ammirato la loro visione speciale e poetica della realtà. Ultimamente mi sono appassionato alle poesie del grande poeta scozzese John Burnside, incontrato una volta a un festival di poesia in Svizzera e purtroppo scomparso circa un anno fa».
Cosa pensa della famosa riflessione raccolta da Giacomo Leopardi nello Zibaldone, 4417-18, 30 novembre 1828?
Felicità da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo ch’io abbia passato in mia vita, e nel quale mi contenterei di durare finch’io vivo. Passar le giornate senza accorgermene, parermi le ore cortissime, e maravigliarmi sovente io medesimo di tanta facilità di passarle
«È una riflessione che condivido pienamente. Quando scrivo mi dimentico spesso del tempo che passa e le ore volano. Intere mattine, interi pomeriggi. E nel mezzo, la felicità che provo quando una riga riesce come l’avevo immaginata. Questo stato è qualcosa di speciale, paragonabile a poche cose. Tuttavia, pur essendo importante, la scrittura rappresenta solo un aspetto della mia vita. Per non parlare dei dubbi e della disperazione, che fanno pur sempre parte del processo creativo…».
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