Esteri

martedì 7 Aprile, 2026

Scade l’ultimatum di Trump all’Iran: «Un’intera civiltà morirà». E partono i raid Usa-Israele sulle infrastrutture chiave

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Mentre il tycoon evoca la fine del regime e l'IDF distrugge i collegamenti dei Pasdaran, Teheran mobilita 15mila missili. Sullo sfondo, il giallo sulla successione: la Guida Suprema sarebbe in fin di vita a Qom

«Un’intera civiltà morirà, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà». Donald Trump alza ulteriormente i toni in vista dell’ultimatum lanciato all’Iran, la cui scadenza era fissata alle 2 di notte di oggi per riaprire lo Stretto di Hormuz. «Ora che abbiamo un cambio di regime completo e totale, forse qualcosa di rivoluzionario accadrà» ha dichiarato il tycoon, definendo il momento come la fine di «47 anni di estorsioni e corruzione».

Con il tempo che scorre, lo spazio per le trattative sembra ridursi. Secondo il New York Times, l’Iran avrebbe interrotto i negoziati con Washington, informando il Pakistan della rottura dei colloqui. Tuttavia, altre fonti come Axios riferiscono di piccoli progressi nelle ultime 24 ore, nonostante un accordo immediato appaia improbabile.

Se Trump minaccia di scatenare «l’inferno» colpendo infrastrutture energetiche, il vicepresidente JD Vance assicura da Budapest che gli USA hanno raggiunto gli obiettivi militari e che la guerra finirà presto. La Casa Bianca ha però dovuto precisare che le parole di Vance non suggeriscono l’ipotesi di un attacco nucleare contro la Repubblica Islamica.

Teheran resta ferma sulle sue posizioni. Secondo il Wall Street Journal, l’Iran avrebbe comunicato al mediatore Pakistan di avere ancora un arsenale di 15mila missili e 45mila droni. Le Guardie Rivoluzionarie (Pasdaran) hanno avvertito che, in caso di attacco, priveranno l’Occidente di petrolio e gas per anni. Il presidente Masoud Pezeshkian ha dichiarato la disponibilità di milioni di iraniani al sacrificio, mentre i media statali mostrano civili in “catene umane” attorno ai siti sensibili.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno ripreso i bombardamenti sull’isola di Kharg, il principale terminal petrolifero iraniano nel Golfo Persico, colpendo obiettivi militari.

Proseguono anche gli attacchi israeliani. Il premier Benjamin Netanyahu ha confermato che l’IDF ha colpito ferrovie e ponti utilizzati dai Pasdaran: «Stiamo schiacciando il regime terroristico con forza crescente». Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha aggiunto che Israele si trova vicino a un «bivio strategico» nella campagna contro l’Iran.

Sullo sfondo della guerra, resta l’incertezza sulla successione al potere. Secondo il The Times, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei sarebbe in stato di incoscienza e in gravi condizioni di salute a Qom, rendendolo incapace di partecipare a qualsiasi decisione politica del regime.