Salute

lunedì 19 Gennaio, 2026

Sanità in difficoltà, l’affondo di Manica (Pd): «Niente dimissioni? Il teatrino è servito»

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Per l'esponente democratico, «il rapporto tra il presidente Fugatti e il direttore generale dell’Azienda sanitaria è più forte delle istanze poste dall’assessore in questi mesi»

Il blocco del Cup e del laboratorio analisi in Trentino, che nei giorni scorsi ha messo in difficoltà migliaia di cittadini, non sarà la scintilla capace di innescare un cambiamento nella governance della sanità provinciale. Ne è convinto Alessio Manica, capogruppo provinciale del Pd del Trentino, che interviene con toni critici sulla gestione politica della vicenda e sulle prospettive del servizio sanitario trentino.

«Si mettano il cuore in pace i trentini che si erano illusi che questo episodio potesse rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso», afferma Manica. Secondo il capogruppo dem, non ci sarà alcuno “scatto di reni” da parte di chi governa la sanità trentina, a partire dall’assessore alla sanità e dal presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, chiamati – a suo giudizio – ad assumersi la responsabilità di un cambio di passo ormai indispensabile.

Per Manica, la ragione è chiara: il rapporto tra il presidente Fugatti e il direttore generale dell’Azienda sanitaria, Antonio Ferro, sarebbe «più forte delle istanze poste dall’assessore in questi mesi». Un asse politico-amministrativo che, sottolinea, suscita interrogativi, soprattutto se confrontato con la rapidità con cui in passato sono state assunte decisioni drastiche in altri settori. «Di fronte a problemi gravi nella sanità, che incidono direttamente sui cittadini, l’unica preoccupazione sembra essere quella di blindare il direttore», osserva.

Il capogruppo del Pd prevede ora un abbassamento dei toni e un progressivo ridimensionamento delle dichiarazioni più critiche, nella speranza che la polemica si spenga da sola. «L’assunzione di responsabilità, secondo le volontà del presidente, sembra essere questa: rimanete tutti al vostro posto, perché se si muove qualcosa le crepe nel sistema sanitario diventano troppo evidenti», attacca.

Manica non esclude che, come già avvenuto in altre situazioni, le responsabilità della sanità trentina possano essere scaricate su figure secondarie dell’organizzazione, trasformate in capri espiatori. Un timore rafforzato anche da quanto emerso recentemente sulla stampa rispetto all’atteggiamento nei confronti di chi denuncia pubblicamente le criticità del sistema sanitario.

«Ci eravamo illusi che le parole dell’assessore fossero il segnale di un vaso ormai colmo e di una piena coscienza della gravità della situazione», conclude Manica. «Dopo due anni e mezzo, servirebbe una sterzata netta nella sanità trentina. Il servizio sanitario locale sta diventando un contesto sempre più difficile per chi ci lavora e questo rischia di logorare le grandi professionalità presenti, oltre a peggiorare la qualità dei servizi sanitari offerti ai cittadini».