Primiero
domenica 15 Marzo, 2026
San Martino di Castrozza, chiusura anticipata per la funivia Rosetta. Operatori infuriati: «Così salta la programmazione dell’intera stagione»
di Manuela Crepaz
La scelta nonostante la neve abbondante delle ultime ore
Chiusura anticipata per la funivia Rosetta a San Martino di Castrozza: la scelta sta sollevando forte preoccupazione tra gli operatori della montagna. Una decisione arrivata senza spiegazioni ufficiali che rischia di avere conseguenze economiche concrete per chi lavora ogni giorno grazie al turismo e alla frequentazione delle Pale di San Martino.
La funivia Rosetta rappresenta la principale porta d’accesso all’altopiano delle Pale, uno degli ambienti più spettacolari delle Dolomiti. A oltre 2600 metri di quota si apre un paesaggio unico: immense distese di roccia chiara, torri dolomitiche che si innalzano verso il cielo e orizzonti vastissimi che al tramonto si tingono dei colori dell’enrosadira.
Un luogo straordinario che da decenni attira escursionisti, alpinisti e appassionati di montagna da tutta Europa.
Proprio per questo la chiusura anticipata dell’impianto crea un problema reale per tutto il territorio. Molte strutture ricettive avevano ancora prenotazioni attive, gruppi organizzati e settimane di vacanza programmate proprio per poter raggiungere facilmente l’altopiano delle Pale.
Ora gli operatori si trovano a gestire disdette, programmi modificati e turisti delusi.
La situazione appare ancora più paradossale se si considera che, dopo un inverno particolarmente secco e povero di precipitazioni, la neve è arrivata proprio in questi giorni. Proprio quando le condizioni stavano finalmente migliorando, la funivia chiude.
A questo si aggiunge un altro elemento che molti frequentatori della montagna hanno notato: il bar alla stazione a monte della funivia è rimasto chiuso per tutto l’inverno. Un servizio importante in meno per chi frequenta l’alta quota, dove poter trovare un riparo o semplicemente bere qualcosa di caldo non è un lusso, ma spesso una necessità.
Il malcontento tra gli operatori cresce. Molti stanno chiedendo chiarimenti ufficiali e non escludono la possibilità di valutare richieste di risarcimento per i danni subiti.
«Noi programmiamo il lavoro mesi prima», racconta una guida alpina della zona che preferisce non esporsi pubblicamente. «Quando un impianto così importante chiude all’improvviso senza spiegazioni, non saltano solo le escursioni: salta l’equilibrio di un’intera stagione».
Le Pale di San Martino restano lì, maestose e immutate nella loro bellezza. A cambiare, purtroppo, è la fiducia di chi in queste montagne vive e lavora ogni giorno.
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