La scelta
sabato 16 Dicembre, 2023
Rovereto, il direttore generale Amadori lascia il suo incarico: «La condanna di Valduga non c’entra»
di Robert Tosin
Prima smaltirà le ferie, poi, in Provincia ritroverà Fugatti come capo
Il momento dell’uscita di scena non è stato forse il massimo, ma i tempi erano maturi: finita la preparazione del bilancio dell’ultimo scorcio di consiliatura con il voto in aula, il direttore generale Mauro Amadori si è dimesso. Lo ha annunciato in aula la sindaca reggente Giulia Robol e i gruppi politici, su invito esplicito di Viliam Angeli della Lega, hanno chiesto la possibilità di salutare e ringraziare il dirigente per il lavoro svolto. «Mi è sembrato il minimo – spiega il capogruppo leghista – per un professionista che ha lavorato bene per il Comune». Si diceva della coincidenza negativa in cui è avvenuto l’addio, a poche ore dalla comunicazione da parte della Corte dei Conti della sentenza negativa per il sindaco Valduga proprio sulla vicenda dell’assunzione dello stesso Amadori.
«Le mie dimissioni – è lui stesso che spiega – erano già state concordate con la sindaca reggente Giulia Robol, con cui avevo parlato subito dopo il suo insediamento. Ho ritenuto che il mio incarico, che nasce anche da un rapporto di fiducia con Francesco Valduga, che ringrazio per la stima che mi ha dimostrato, fosse giunto al termine. Avevo detto in quel contesto che avrei accompagnato il passaggio di consegne fino alla stesura dell’ultimo bilancio per poi dare le dimissioni. Sono stati, questi, anni intensi di lavoro, di grande onore e altrettanto di responsabilità. Sicuramente lascio una struttura amministrativa solida, capace, in grado di affrontare le sfide future».
Da lunedì, dunque, il Comune di Rovereto non avrà più il direttore generale che esaurirà le ferie prima del nuovo impiego. Amadori tornerà a svolgere il suo lavoro di funzionario della Provincia autonoma, dove troverà come “capo” il governatore Maurizio Fugatti, 23 anni fa seduto nei banchi del consiglio comunale di Avio quando Mauro Amadori era il sindaco. Ecco, forse il passato politico di Amadori ha in qualche modo solleticato anche le ipotesi di un suo impegno politico in prima persona. Non v’è alcun dubbio che un’esperienza così importante nella guida della macchina amministrativa della seconda città del Trentino possa forgiare abilità tecniche che pochi politici hanno. Dai segnali lanciati, pare però improbabile che Amadori si avventuri su un terreno molto insidioso, a maggior ragione a Rovereto.
Resta un’esperienza molto significativa, segnata dall’organizzazione del periodo del Covid e dalla gestione del Piano di resilienza che per Rovereto ha costituito un salvagente non di poco conto, con cui si sono realizzati progetti altrimenti difficili da finanziare con le casse pubbliche. Selezionare gli obiettivi e portare a casa di fatto tutte le richieste avanzate a Roma è stato un lavoro apprezzato, che ha messo a dura prova gli uffici comunali nella rincorsa del rispetto dei tempi, ma che allo stesso modo ha dimostrato la validità della macchina comunale. La stessa conquista del bando europeo legato alla transizione energetica (quasi sei milioni di investimento sugli spazi alla stazione ferroviaria) non è stato un processo facilissimo.
Nelle poche parole dette dalla sindaca per informare il consiglio, ha dato atto ad Amadori dell’estrema correttezza professionale sempre dimostrata anche nel momento di rapportarsi con la nuova situazione dopo le dimissioni di Valduga: «Una persona estremamente corretta – lo ha tratteggiato Robol – che si è messa a disposizione, le ragioni politiche non gli appartenevano. Nelle nostre intenzioni c’era quella di fare una riunione dei capigruppo per comunicare la decisione giusto domani (sabato 16 dicembre, ndr) ma è assolutamente indipendente dalle notizie di stampa».
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