Degrado
domenica 30 Aprile, 2023
Il cannone è a rischio, serve un restauro
di Leonardo Omezzolli
L’integrità del mortaio è a rischio, ma non si sa come intervenire
Il sole, la pioggia, il caldo e il freddo lasciano il segno sul più longevo e maestoso dei monumenti tessendo la trama di una inarrestabile decadenza, simbolo dell’ineluttabile fine di ogni epoca. A dover fare i conti con l’incessante trascorrere dei decenni a Rovereto, fuori dalle mura del Museo della Guerra, c’è lo storico cannone, un mortaio Skoda da 30,5 centimetri di calibro che con il passare degli anni è diventato parte integrante del contesto urbano. Un luogo che ha racchiuso il passaggio fondamentale di migliaia di studenti in visita al Museo che sul suo dorso hanno immortalato lo scatto di un momento di spensieratezza durante una gita fuori porta. Un vero pezzo di storia, raro e unico, presente al mondo in sole altre due copie. Un simbolo di cruda realtà, ma anche di pace e unione tra popoli. Perché è dalla sua postazione che con sempre maggiore frequenza hanno inizio le più importanti manifestazioni per la difesa dei diritti inalienabili dell’uomo e per gridare al rispetto delle reciproche civiltà.
Dal «cannone» i roveretani, i visitatori del museo, i giovanissimi e i più anziani hanno dato il via alla propria crescita formativa e di pensiero in merito alle dinamiche internazionali, di conflitto e della storia d’Italia. Stare all’aperto ha però un prezzo, quello del dover resistere alle intemperie e dopo anni di verniciature apposite atte ad allontanare i tentativi di corrosione il mortaio Skoda e in suo cugino più prossimo, un cannone francese situato nel fossato, anch’esso all’esterno delle stanze museali, hanno oggi più che mai bisogno di cure più intense: di un vero e proprio restauro e di una soluzione che ne preservi l’integrità per le generazioni a venire.
«C’è della preoccupazione – ammette il presidente del Museo della guerra Alberto Miorandi – perché stiamo notando che questi cannoni, soprattutto il mortaio Skoda da 30,5 cm, simbolo del Museo e pezzo di tutti i roveretani, necessita di un corposo e più strutturato restauro. I segno del tempo si fanno sentire e dobbiamo trovare un modo per poterlo preservare per le generazioni future».
Tra le soluzioni, quella di spostare il cannone in una sala espositiva al coperto, ma, oltre a non esserci spazi idonei «non è pensabile che quel mortaio sia tolto alla cittadinanza -spiega il presidente -. Quel cannone è dei roveretani e va trovato il modo di proteggerlo lasciandolo nella sua attuale collocazione». Come proteggerlo è però dilemma ancestrale perché, a partire dal cannone stesso, passando per la piazzetta, fino alle vicine mura, tutto in quella zona è protetto da vincoli storici che la Soprintendenza deve far rispettare.
«Purtroppo al momento non sappiamo come potremmo intervenire – spiega Miorandi -. Una delle soluzioni pensate era quella di creare una tettoia, ma non vi sono punti sui quali è possibile appoggiarsi perché l’intera area è sotto tutela dei beni culturali. La “salute” del cannone è importante, così come quella del suo vicino francese, ma al momento tra vincoli e risorse non abbiamo idea di come intervenire». Ai vincoli si vanno quindi ad aggiungere problemi finanziari perché le risorse da mettere in campo sarebbero importanti. Nel frattempo i cannoni lasciati alle intemperie possono godere di una manutenzione ordinaria che viene effettuata all’incirca ogni 3 o 4 anni.
«Il rischio di deperimento c’è – sottolinea Miorandi -, c’è bisogno di una manutenzione straordinaria, di un vero e profondo restauro. Noi continuiamo ogni 3 o 4 anni con la manutenzione ordinaria che consiste nel dare al cannone una verniciatura che limita gli effetti delle intemperie ma va fatto qualcosa di più».
Un’altra opzione al vaglio dei Beni culturali è quella di realizzare una teca di vetro che possa coprire il manufatto bellico permettendo comunque di essere visto e goduto dalla cittadinanza e dai visitatori, ma questo, toglierebbe la possibilità di vivere quell’intimo e profondo momento di una foto in sua compagnia, perché non c’è persone che sia passata al suo cospetto e che non ne abbia rubato uno scatto imprimendo nel proprio album dei ricordi Rovereto, il Museo e tutto quell’universo di pensiero che la guerra porta con sé.
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