Trento

lunedì 30 Marzo, 2026

Raffiche fino a 110 chilometri orari, ecco gli alberi caduti per vento a Trento. Fernandez: «Servono boschi urbani capaci di resistere agli eventi estremi»

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Dopo i cedimenti registrati tra il centro e il quartiere delle Albere, Palazzo Thun accelera sul nuovo «Piano di gestione delle alberature». Monitoraggio speciale per scuole e parchi

Il capoluogo trentino sta facendo i conti con una fase meteorologica di eccezionale intensità che ha messo a dura prova la tenuta del verde urbano e la sicurezza della circolazione. Nonostante l’evento non sia ancora concluso — la Protezione Civile ha infatti confermato l’Allerta gialla per vento fino al 2 aprile — il primo bilancio dei danni registrati nelle giornate di giovedì 26 e venerdì 27 marzo delinea un quadro di estrema criticità per il fondovalle.

I numeri del fenomeno: raffiche da record in città

I dati tecnici raccolti dalle diverse stazioni di monitoraggio confermano la violenza delle correnti che hanno sferzato il centro abitato. La stazione universitaria presso Molino Vittoria ha registrato giovedì una raffica massima di 110 km/h, un valore che trasforma un fenomeno ventoso in un evento potenzialmente distruttivo per le infrastrutture leggere e le chiome degli alberi. Altrettanto significativi i rilievi della stazione del Collegio Arcivescovile, con picchi di 91.7 km/h, e della Fondazione Edmund Mach a Trento Sud, dove il vento ha toccato gli 81 km/h.

Si tratta di velocità insolite per il tessuto urbano di Trento, concentrate con particolare virulenza nel quadrante centro-sud della città. Proprio in queste aree si sono concentrati i principali cedimenti arborei, che hanno richiesto l’intervento immediato dei Vigili del Fuoco e del personale dell’Ufficio Parchi e Giardini.

La mappa dei danni: scuole e parchi sotto osservazione

L’elenco degli schianti tocca punti nevralgici della socialità cittadina. Un olmo è crollato al confine del cortile delle scuole Nicolodi in via Fogazzaro, mentre un imponente cedro ha ceduto lungo il viale centrale del Cimitero Monumentale. Nel quartiere delle Albere, un ontano si è abbattuto in via Corso del Lavoro, danneggiando un’auto in sosta. Altri episodi hanno riguardato il giardino Solzenicyn e l’area boschiva di Gocciadoro, dove sono cadute due piante di medie dimensioni, oltre a vari piccoli fusti tra via Vannetti e la zona della Verruca.

Il paradosso del verde urbano: la sfida della resilienza

L’assessore alla transizione ecologica, Andreas Fernandez, ha inquadrato l’emergenza in una visione di lungo periodo: «Quanto accaduto riporta al centro un tema sempre più rilevante: quello dei fenomeni meteorologici estremi. Le città vivono un paradosso apparente: servono sempre più alberi per mitigare le isole di calore e purificare l’aria, ma il verde richiede oggi un’attenzione e una progettualità nuove per ridurre i rischi di schianti».

Per rispondere a questa sfida, il Comune presenterà nelle prossime settimane il nuovo piano arboreo. Si tratterà di uno strumento strategico basato su tecnologie digitali per il monitoraggio costante e su una selezione botanica rigorosa: l’obiettivo è piantare specie più resilienti ai forti venti e ai periodi di siccità, cambiando radicalmente le modalità di gestione del patrimonio naturale cittadino.

Sicurezza e monitoraggio: il ruolo degli apparati radicali

La principale incognita per i tecnici rimane ciò che non è visibile a occhio nudo: lo stato di salute delle radici. Giovanna Ulrici, capoufficio dell’Ufficio Parchi e Giardini, spiega che l’attenzione resta massima perché «l’apparato radicale è il fattore determinante per la stabilità». Sono stati intensificati i controlli anche su esemplari verificati di recente, privilegiando i parchi e le aree limitrofe ai plessi scolastici. Come misura precauzionale, a seguito degli ultimi sopralluoghi, è stata recintata l’area giochi del giardino Maso Ginocchio, dove due ciliegi sono stati ritenuti potenzialmente a rischio.

L’impatto del cambiamento climatico sul territorio

Il mutamento del clima non è più una proiezione futura, ma una realtà statistica. Dal 2019, Trento registra una cadenza quasi annuale di caduta piante dovuta al vento. Il fenomeno è reso più pericoloso dall’alternanza di forti piogge e periodi siccitosi (come il biennio 2022-23), che indeboliscono la struttura del terreno e la fibra del legno. Sebbene i numeri trentini siano contenuti rispetto alle catastrofi di altre metropoli (come i 5.000 alberi caduti a Milano nel 2023), ogni singolo schianto rappresenta un pericolo inaccettabile per l’incolumità pubblica.

Nonostante i rischi, la presenza degli alberi resta vitale. Con un patrimonio di 21.500 piante — di cui 4.000 distribuite tra Gocciadoro, Doss Trento e Le Coste — il Comune gestisce una risorsa fondamentale per la purificazione dell’aria e l’assorbimento di anidride carbonica e polveri sottili.

Gestione e prevenzione: i limiti della tecnica

Dal 2016 il Comune ha georeferenziato ogni albero, attivando controlli ciclici sulla stabilità per tutti i fusti con diametro superiore ai 20 cm. Tuttavia, i tecnici avvertono: non è possibile annullare totalmente il rischio. Le analisi visive o strumentali possono non rilevare danni radicali occulti, spesso causati da vecchi scavi per sottoservizi.

Per questo motivo, la collaborazione della cittadinanza è essenziale. La raccomandazione, valida fino al termine dell’allerta il 2 aprile, è di seguire scrupolosamente gli avvisi della Protezione Civile: evitare di sostare sotto le chiome, mettere in sicurezza oggetti sensibili al vento sui balconi e, laddove possibile, parcheggiare i veicoli lontano dalle alberature. La sicurezza urbana, nell’era degli eventi estremi, passa inevitabilmente attraverso l’unione tra una pianificazione scientifica e il comportamento responsabile dei cittadini.