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martedì 3 Marzo, 2026

Quarto giorno di guerra in Medio Oriente, Trump: «L’Iran non ha più né aviazione né Marina»

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È mistero sull'attacco all'Assemblea chiamata ad eleggere la nuova guida suprema. Teheran smentisce

Gli Emirati Arabi Uniti starebbero valutando di attaccare siti missilistici iraniani; il governo britannico ha inviato cacciatorpedinieri ed elicotteri a Cipro dopo il lancio di droni contro la sua base ad Akrotiri; l’ambasciata Usa a Riad è stata colpita da droni mentre l’esercito israeliano è entrato in Libano via terra. Il conflitto si sta espandendo ormai a tutto il Medioriente mentre sull’Iran è un diluvio di bombe americane e israeliane per decapitare definitivamente il regime.

Per il presidente americano Donald Trump «l’operazione militare sta andando molto bene». Anzi, racconta mentre riceve alla Casa Bianca il cancelliere tedesco Friedrich Merz, l’Iran non ha più «Marina, Aviazione e difese aeree». E attacca Spagna e Regno Unito per aver negato l’uso delle loro basi per l’attacco all’Iran. Nello specifico, contro Madrid, rea anche di essersi opposta all’aumento al 5% delle spese per la difesa, Trump afferma di aver ordinato l’immediato stop ai commerci. La Gran Bretagna è invece colpevole di non aver affiancato subito gli Stati Uniti nell’attacco: «Non sono contento, non mi piace il loro atteggiamento», dice riferendosi al premier Keir Starmer che, spiega, «non è mica Winston Churchill. Abbiamo impiegato tre o quattro giorni per capire dove potessimo atterrare», aggiunge a proposito delle basi Usa nel Regno Unito. Trump si è detto «scioccato» dalla «stupida» decisione di Londra di cedere le isole Chagos alle Mauritius ed è tornato ad attaccare le politiche energetiche e migratorie del governo laburista.

Per quanto riguarda l’Iran, il presidente americano sostiene di essere stato «costretto» ad attaccare perché Teheran era «pronta ad attaccarci». «Basandoci su come stavano andando i negoziati sapevamo che avrebbero attaccato per primi e io non volevo che succedesse», spiega. E anzi, ammette di essere stato lui a «forzare la mano» con Israele per un intervento militare. Trump si dice consapevole che il prezzo del petrolio «salirà per un po’, ma quando la guerra finirà i prezzi saranno più bassi di prima». Su una possibile successione il leader degli Stati Uniti minimizza le chance che a prendere il potere in Iran possa essere il figlio dell’ultimo Scià, Reza Pahlavi. «Meglio una figura interna», spiega dicendosi comunque aperto «a un dialogo» con la nuova eventuale dirigenza. «Immagino che il caso peggiore sarebbe che facessimo questo e poi prendesse il potere qualcuno che sia cattivo quanto Khamenei. Potrebbe succedere», continua. Ma alla domanda su chi vorrebbe che prendesse il potere, ammette: «La maggior parte delle persone che avevamo in mente sono morte».

Nel frattempo, gli americani in tutto il Medio Oriente si stanno affrettando a lasciare la regione, dopo che il Dipartimento di Stato americano, nella tarda serata di lunedì, ha esortato i cittadini statunitensi di 14 Paesi a partire immediatamente, con l’aggravarsi del conflitto.

Sul campo di battaglia, infatti, aerei da guerra israeliani e statunitensi hanno lanciato una nuova ondata di attacchi in Iran, dove la Mezzaluna Rossa iraniana ha dichiarato che 787 persone sono state uccise dall’inizio del conflitto. L’aeronautica militare israeliana ha annunciato ieri mattina di aver attaccato Teheran e Beirut contemporaneamente a «colpi estesi» contro il regime iraniano e Hezbollah. In risposta Hezbollah ha dichiarato di aver lanciato droni nel nord di Israele. Sono stati segnalati attacchi iraniani contro infrastrutture petrolifere e altri obiettivi in una fascia di 2.000 km della regione. Un attacco aereo israeliano avrebbe distrutto a Qom il palazzo dove era riunita l’Assemblea degli Esperti per eleggere la nuova Guida Suprema. Ma la notizia è stata smentita dai media di Teheran: la sede dell’Assemblea sarebbe stata evacuata prima.

Dal canto suo l’Iran ha preso di mira le sedi diplomatiche Usa nel Golfo: missili sull’ambasciata a Riad, evacuate quelle in Iraq, Bahrein, Giordania e Kuwait. Teheran ha anche avvertito l’Europa che considererebbe una loro partecipazione al pari di «un atto di guerra». Intanto, Regno Unito e Francia hanno annunciato l’invio di navi per difendere la base britannica di Akrotiri, a Cipro, dopo l’attacco con droni iraniani.

La Cina dal canto suo condanna gli attacchi militari sull’Iran e chiede l’immediata cessazione delle operazioni militari per evitare che il conflitto sfugga al controllo. È il messaggio che il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha inviato al ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar. Lo riporta l’agenzia di stampa statale cinese Xinhua, aggiungendo che la telefonata è stata effettuata su richiesta di Sa’ar. «La forza non può risolvere veramente i problemi, ma creerà invece nuove questioni e gravi conseguenze», ha detto Wang, sottolineando che la Cina ha sempre sostenuto una soluzione politica della questione nucleare iraniana e che i recenti colloqui fra Iran e Stati Uniti stavano compiendo progressi evidenti prima di essere interrotti dagli attacchi militari. Secondo il presidente francese Emmanuel Macron, Stati Uniti e Israele hanno agito «al di fuori del diritto internazionale», ma «nessun carnefice» sarà «rimpianto». Macron ha anche annunciato che la portaerei Charles de Gaulle sarà dispiegata nel Mar Mediterraneo.

Intanto, l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, chiede un’indagine «rapida, imparziale e approfondita» su quello che l’Iran ha definito un attacco aereo che ha colpito una scuola femminile nella città meridionale di Minab, in cui sarebbero morte 165 persone. Türk si è detto «profondamente scioccato» dalle conseguenze delle ostilità sui civili e sulle infrastrutture civili nel conflitto iniziato con gli attacchi di Usa e Israele contro l’Iran, seguiti dai contrattacchi di Teheran e dei suoi alleati nella regione. Alludendo al presunto attacco alla scuola femminile, la portavoce dell’ufficio Onu per i diritti umani Ravina Shamdasani ha affermato che «spetta alle forze che hanno compiuto l’attacco indagare su di esso». Il portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti, il capitano Tim Hawkins, ha affermato di essere «a conoscenza delle notizie» relative all’attacco a una scuola femminile e che i funzionari stanno indagando. Un portavoce dell’esercito israeliano ha invece dichiarato di non essere a conoscenza di alcun attacco nella zona.