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lunedì 2 Marzo, 2026

Quanto peserà il nuovo inceneritore? Le stime: l’impianto di Ischia Podetti fumerà come 16mila auto in un anno

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Verranno emesse 75mila tonnellate di CO2. E in caso di «carbon tax» si annulla il risparmio economico: la tariffa sarebbe la stessa

Dal camino dell’inceneritore di Ischia Podetti (Trento) usciranno ogni anno 75mila tonnellate di anidride carbonica (CO2), fra i gas serra che contribuiscono maggiormente ai cambiamenti climatici. La stima è contenuta nella relazione tecnica della Provincia.

L’impatto sul clima
L’Agenzia per la protezione dell’ambiente (Epa) degli Stati Uniti mette a disposizione una calcolatrice delle equivalenze dei gas serra, che permette di convertire i dati in termini concreti. Secondo questo portale online, 75mila tonnellate di CO2 corrispondono alle emissioni prodotte da 16mila veicoli in un anno (considerando una percorrenza media da parte di auto e camion di 17mila chilometri annui). L’inceneritore , dunque, «fumerà» quanto 16mila veicoli. Questo significa che il futuro impianto da 100mila tonnellate di rifiuti all’anno emetterà più gas climalteranti rispetto ad oggi? Non lo sappiamo. Per poter fare una comparazione bisognerebbe conoscere il quantitativo di CO2 prodotto dai camion che oggi trasportano l’immondizia negli inceneritori di Brescia, Bergamo e Bolzano. Oggi, infatti, visto che le discariche sono esaurite, la Provincia è costretta a esportare il rifiuto residuo (costo 13 milioni l’anno). Quello che sappiamo è che l’inceneritore di Bolzano (che brucia 130mila tonnellate di rifiuti) emette circa 120mila tonnellate di CO2 all’anno, ma riesce a recuperarne 30mila tramite il teleriscaldamento. La rete di energia termica, infatti, permette di risparmiare la CO2 prodotta dal riscaldamento a metano. Il piano della Provincia prevede la realizzazione di una rete di teleriscaldamento a servizio dell’interporto e dell’area industriale di Spini di Gardolo, ma solo a partire dal 2036, ossia il quarto anno di operatività dell’impianto. Altra cosa sono le emissioni di ossidi di azoto (NOx), che hanno un impatto diretto sulla salute. Secondo le stime di Appa, l’inceneritore produrrà 14 tonnellate di NOx all’anno, meno delle 18 emesse dall’impianto di Bolzano e molto meno delle 140 prodotte nei 22 chilometri di autostrada compresi tra Egna e Bolzano.

L’effetto «carbon tax»
La relazione della Provincia valuta anche la possibile estensione della «carbon tax» agli inceneritori, un’imposta ambientale che mira a internalizzare i costi delle emissioni di gas serra. «Pur non essendo ancora in vigore in modo esplicito, la misura rientra nelle politiche dell’Ue e nazionali di decarbonizzazione», si legge nella relazione. È molto probabile, dunque, che nel 2033 – quando dovrebbe entrare in funzione l’inceneritore a Ischia Podetti – si debba tener conto anche di questa tassa. Per questo motivo è stato ipotizzato uno scenario che prevede un’imposta di 50 euro a tonnellata di CO2, per un onere annuo di 3,7 milioni. «Al fine di assicurare l’integrale recupero della Provincia delle risorse messe a disposizione, la tariffa di trattamento dei rifiuti indifferenziati risulterebbe nel 2033 pari a 190 euro a tonnellata», cioè praticamente uguale a quella attuale (200 euro). Senza la «carbon tax», invece, la tariffa sarebbe di 155 euro. Va detto che l’eventuale imposta «determinerà un aumento anche delle tariffe praticate dai gestori di impianti fuori provincia — si spiega — Pertanto l’impatto di tale imposta può essere considerato trasferibile sui cittadini tanto in presenza quanto in assenza di un impianto a Trento».

La sostenibilità finanziaria
L’impianto sarà realizzato dalla Provincia, che sborserà circa 200 milioni: 9,2 milioni come contributo a fondo perduto, 50 milioni come prestito senza interessi e gli altri 140 milioni tramite due finanziamenti richiesti a Cdp e Bei. La società che gestirà l’inceneritore sarà pubblica e pagherà un canone di 10 milioni all’anno alla Provincia. Le fonti di ricavo sono due: le tariffe di smaltimento e l’energia elettrica prodotta dall’impianto (82 megawattora l’anno, di cui 70 ceduti al Gse e gli altri 12 per l’autoconsumo). Nei 26 anni di gestione, secondo i calcoli di Cassa del Trentino, i ricavi ammontano 654 milioni, mentre i costi a 360 milioni, più altri 260 milioni di canone e 18,5 milioni di ammodernamenti. Si stima, dunque, un avanzo di 15,5 milioni su 26 anni.