Il convegno
sabato 9 Maggio, 2026
Perfido, dopo le sentenze le Acli promuovono un patto di rigenerazione. «Una sconfitta della comunità che impone un riscatto»
di Redazione
Dopo la pronuncia definitiva della Cassazione sulle infiltrazioni della ’ndrangheta, le Acli promuovono un patto di rigenerazione contro il radicamento delle «agenzie criminali»
A tre settimane dalla serata di Albiano e all’indomani della sentenza della Cassazione che ha blindato l’impianto accusatorio della Procura sul processo Perfido, il Trentino si interroga sulla fine del mito dell’isola felice. L’indagine dei Ros, che ha portato a 8 condanne definitive e 75 anni di reclusione complessivi, certifica per la prima volta una presenza ’ndranghetista strutturata sul territorio. Un verdetto che le Acli Trentine hanno voluto trasformare in un momento di analisi pubblica, per stimolare un percorso di riscatto collettivo.
Il clima del convegno è tutt’altro che celebrativo. Domenico Sartori, direttore del mensile Aclitrentine, è netto nel moderare il dibattito: «Non c’è da festeggiare di fronte a una condanna. È una sconfitta, il carcere è una macchina che produce recidiva». La memoria corre al 2014, quando il pestaggio dell’operaio cinese Xu Pai aprì brutalmente gli occhi della comunità: «Il sangue di quell’uomo ha mostrato cosa stava accadendo. Com’è potuto accadere nel nostro autonomo Trentino?». I numeri, del resto, parlano di un’allerta massima: nel 2025 le segnalazioni di operazioni sospette sono state 1.109, l’8% in più rispetto all’anno precedente. Ma a preoccupare è l’isolamento dei notai, «l’unica categoria da cui arrivano le segnalazioni», a fronte di un settore del porfido che ha visto crollare gli addetti da 2.000 a 480 sotto i colpi di un «atteggiamento predatorio».
Sul fronte processuale, l’avvocato di parte civile Sara Donini ha evidenziato le piaghe di un sistema economico malato, con operai pagati appena 200 euro al mese e crediti arretrati per decine di migliaia di euro. Le difficoltà operative di un tribunale di piccole dimensioni e il peso delle intercettazioni hanno allungato i tempi: «Il rischio di prescrizione esiste per i reati minori, per i quali non c’è l’aggravante; alcuni sono già stati prescritti», ha denunciato il legale.
Dura l’analisi di Nicola Morra, già presidente della Commissione Parlamentare Antimafia: «Intasando i tribunali si favorisce la prescrizione. Le mafie si sono trasformate in agenzie economiche: sono le aziende e le imprese a bussare alla porta della criminalità organizzata e non viceversa». Secondo Morra, il Trentino è oggi un territorio «intriso di cose che non vanno», dove il benessere ha abbassato le difese contro l’intestazione fittizia di beni e il voto di scambio. Una tesi supportata da Luigi Gaetti, già vicepresidente della Commissione: «L’esternalizzazione è l’elemento classico dell’infiltrazione mafiosa in tutti gli ambiti. Se una volta non ce ne si accorgeva, adesso la situazione è chiara».
L’inchiesta ha messo a nudo non solo le infiltrazioni criminali, ricordate dal direttore di Questo Trentino Ettore Paris, ma anche le fragilità del tessuto sociale. Walter Nicoletti, presidente delle Acli Trentine, vede nel caso Perfido «la più grande sconfitta della comunità, di pari passo con il declino dell’autonomia». Nicoletti individua tre crisi: quella sociale, quella del tessuto produttivo non più competitivo e, soprattutto, la «debâcle delle classi dirigenti».
La risposta proposta dalle Acli è un nuovo patto territoriale per la Valle di Cembra, un progetto di rigenerazione che possa aprirsi a tutta la provincia. «Vogliamo un patto che interroghi la società per riportarla con le radici per terra», ha concluso Nicoletti. «Altrimenti portiamo fuori gli interessi della nostra comunità e fuori c’è di tutto, compresa la criminalità. Intraprendiamo insieme questo percorso per la rigenerazione del Trentino».
Esteri
Trump, nuove dichiarazioni: «Le truppe Usa in Italia? Valuto lo spostamento». E su Salvini: «Post appropriato»
di Redazione
Il Presidente statunitense al Corriere conferma l'ipotesi di una revisione della presenza militare nelle basi italiane e rivendica il sostegno social al leader della Lega: «Era giusto farlo»