L'analisi
giovedì 8 Gennaio, 2026
Party nei locali e candele sullo champagne, Maccani: «Le fiamme libere al chiuso sono vietate, la sicurezza non è un costo ma un valore»
di Ubaldo Cordellini
Proprio sulla sicurezza insiste molto l’ex responsabile della polizia amministrativa della Provincia di Trento
«Le fiamme libere al chiuso sono vietate. Sempre. Noi le abbiamo vietate anche quando ce le hanno chieste per spettacoli al Teatro Sociale o al Centro Santa Chiara. Non sono sicure». Proprio sulla sicurezza insiste molto l’ex responsabile della polizia amministrativa della Provincia di Trento, Marzio Maccani. Spiega che quello che è accaduto a Crans-Montana è figlio di un’eccessiva attenzione al business che passa sopra anche al pericolo e aggiunge che le situazioni più a rischio sono proprio quelle degli après ski, dei locali ibridi che fanno pubblico spettacolo pur non potendolo fare e dei falsi circoli culturali nei quali, in realtà, si tengono veri e propri spettacoli, ma spesso senza le adeguate misure di sicurezza: «Qui da noi il rischio maggiore è proprio quello costituito dagli après ski. Sono locali chiusi, frequentati spesso da persone vestite da sci, con gli scarponi, in cui i movimenti non sono sempre agevoli e quasi sempre molto affollati. Spesso sono strutture precarie in legno o sotto tendoni montati sulla neve con impianti e misure di sicurezza talvolta non all’altezza. Con la mia gestione avevamo ampliato i controlli su locali di questo genere proprio perché ci sono rischi».
Maccani, che è stato collocato in pensione un anno fa dopo un lungo braccio di ferro con la Provincia che lo aveva trasferito di servizio per non aver avvallato il concerto di Vasco Rossi all’Arena San Vigilio, sottolinea che le fontane luminose del tipo di quelle usate a Crans-Montana e anche in alcuni après ski trentini sono vietate: «Non si possono usare fiamme libere all’interno. Poi in periodi come quello di Capodanno, con i locali ancora più pieni, di solito ci sono prescrizioni più severe. Ovviamente, poi, bisogna verificare se la struttura è idonea come impianti, materiali e uscite di sicurezza. Poi una cosa su cui, per mia esperienza, spesso si sorvola, ma che è importantissima, è il rispetto delle capienze. C’è sempre insistenza per far entrare più persone possibile nei locali, ma questo diventa molto pericoloso. Il fatto è che la sicurezza viene sempre vista come un costo e non come un valore. E dire che se si rispettassero di più le norme e tutte le prescrizioni il locale avrebbe più valore. Invece la sicurezza non interessa a nessuno. Salvo poi piangere quando si verifica una tragedia. Non stupiamoci se accade qualcosa di grave. Il risultato del mancato rispetto delle norme e del buon senso può essere anche questo. Io ho lavorato 38 anni in questo settore e sono stato trasferito dopo aver manifestato la mia contrarietà a un concerto con 120 mila persone e con poche uscite. Ne so qualcosa».
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