Il dramma
domenica 18 Gennaio, 2026
Omicidio Sbetta, la rabbia del cugino Marco dopo l’arresto del presunto killer: «Giustizia sia fatta, dovrà pagare»
di Patrizia Rapposelli
Era stato lui a lanciare l'allarme non sentendo il parente da giorni. «Il fermo di Mamdouh è una bella notizia. Ma non basterà a restituirci Mauro»
«Giustizia è stata fatta». Reagisce così Marco Sbetta, il cugino del povero Mauro trovato morto nella sua abitazione a Strigno, alla notizia dell’arresto del presunto assassino, Khalid Mamdouh, 40enne residente a Borgo Valsugana. Il familiare della vittima tira un sospiro di sollievo, ma resta la rabbia: «Se è davvero lui, pagherà». Il parente, ancora scosso per il lutto, non riesce ad esprimere fino in fondo i suoi sentimenti per l’arresto del presunto colpevole. Riesce solo a dire: «Certo è una bella notizia, ma non certamente sufficiente a restituirci Mauro e a dimenticare quella notte».
Una notte tragica.
«Sì, le mani insanguinate sul muro.. I carabinieri hanno aperto la porta, ma io ho visto il sangue. Sono raggelato: una scena che non riesco a cancellare dalla mente».
E cosa ha provato quando ha saputo dell’arresto del presunto killer?
«Un sollievo, certo, ma anche un grande smarrimento. È come se mi avessero tolto un peso e aggiunto mille domande. È stato uno di quei momenti in cui ti senti sollevato e spiazzato allo stesso tempo. Comunque, ho fin da subito avuto fiducia nel lavoro degli inquirenti ».
Quindi non immaginava che le indagini portassero all’arresto di un 40enne di Borgo Valsugana?
«Assolutamente no. Non conoscevo il giro di frequentazioni di Mauro e, sinceramente, non me lo aveva neanche mai nominato. Per me è un fulmine a cielo sereno».
Ha capito che rapporti aveva Mauro con Khalid Mamdouh?
«Non ho idea da quanto tempo si conoscessero e nemmeno in che modo si siano conosciuti. Forse, frequentava il bar Centrale e avevano fatto amicizia, ma davvero non riesco a trovare una risposta».
Quindi non li aveva mai visti insieme?
«No, ma io questo Khalid non l’ho mai visto nemmeno in paese. Almeno, quelle volte che vado a Strigno, non mi è mai capito di incrociarlo ne in strada ne a casa di Mauro».
Prova rabbia?
«Sì, ma in questi giorni mi sono chiesto tante volte perché proprio Mauro, cos’è successo in quella casa. Oggi c’è il nome del presunto assassino e ancora non riesco a darmi delle risposte».
Lei cosa pensa?
«Probabilmente si è trattato di un regolamento di conti oppure avevano qualche questione in sospeso, magari di soldi, qualcosa che non andava… ma non ne so nulla. È solo una mia supposizione, e, sinceramente, ora non voglio neanche approfondire. Nulla può far tornare in vita Mauro. Sono stanco e provato».
Come sta vivendo questi giorni?
«È tutto faticoso. Il dolore per la scomparsa di mia cugino, le chiamate incessanti: chi vuole sapere, chi chiede conferme, chi commenta. A un certo punto perdi le energie. Forse adesso, con l’arresto, si calmerà un po’ tutto questo rumore. Il cerchio sembra essersi chiuso».
Cosa intende?
«Quando muore una persona cara così, resti sospeso: non dormi, non trovi risposte, navighi nel buio e cerchi risposte. L’arresto del possibile killer ti dà un punto fermo, un appiglio. Un volto, una possibile responsabilità. In questo senso dico che il cerchio si chiude. Ma dentro nulla si chiude davvero, senti solo un lieve sollievo».
È possibile perdonare?
«Dico solo che la giustizia farà il suo corso e mi aspetto che venga chiarito tutto definitivamente».
E ora cosa si aspetta?
«Un po’ di tranquillità. Mauro merita giustizia e di riposare in pace. La sua morte è un dramma difficile da superare. C’è bisogno di tempo e forza attraversare il momento. Io mi sono rifugiato in montagna, lontano da tutti. Riaffronterò i luoghi comuni di mio cugino quando passerà anche questa pressione mediatica. Spero nel silenzio, nella possibilità di ricominciare a respirare per poter superare la scomparsa di Mauro».
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