La testimonianza
martedì 20 Gennaio, 2026
Omicidio di Mauro Sbetta, parla la sorella di Mamdouh: «Non so spiegarmi cos’è successo: i nostri genitori sono traumatizzati»
di Patrizia Rapposelli
«Quando sono arrivati i carabinieri siamo rimasti sconvolti»
«I nostri genitori sono traumatizzati. Non so darmi una spiegazione». A parlare è la sorella di Khalid Mamdouh, 40 anni, il presunto assassino di Mauro Sbetta. «Io sto male, non mi sento di dire molto… e sinceramente, non trovo nemmeno cosa dire… sto vivendo il momento con mamma e papà», spiega a fatica Saida, dalla casa dei genitori a Borgo Valsugana, nella periferia, non lontano dal centro commerciale, dove i carabinieri si sono presentati con il decreto di fermo sabato.
«Mio fratello non l’ho più visto né sentito da quando è stato arrestato», soppesa le parole e a stento trattiene le lacrime. Secondo quanto ricostruito, la vittima e il presunto aggressore si frequentavano in modo riservato e l’ultimo incontro risalirebbe proprio alla sera di sabato 10 gennaio: una serata che sarebbe degenerata in un’aggressione violenta, con Mauro Sbetta colpito più volte, soprattutto alla testa, fino al trauma fatale accertato dall’autopsia.
A incriminare Khalid Mamdouh, secondo gli inquirenti, impronte digitali, tracce biologiche, celle telefoniche agganciate dal suo cellulare, intercettazioni e immagini delle telecamere della zona. «Quando sono arrivati i carabinieri, i nostri genitori sono rimasti sconvolti. Lo siamo tutti in famiglia», conclude la sorella con un filo di voce. «Non sappiamo cosa pensare, abbiamo bisogno di essere lasciati in pace». Nel frattempo si attende che la Procura rilasci il nulla osta per la sepoltura di Mauro Sbetta. I funerali potrebbero essere celebrati giovedì alle 14.30 nella chiesa