Sanità
venerdì 13 Febbraio, 2026
«Nessuna disponibilità» il messaggio incubo di chi cerca di prenotare una visita. La Cgil – Spi: «Per gli anziani prenotare un esame specialistico è una caccia al tesoro»
di Redazione
Dall'app al telefono cambiano disponibilità e regole e questo disorienta molti utenti
Pazienza e perseveranza per prenotare una visita: è questo, in sintesi, l’invito che lo Spi del Trentino rivolge alle cittadine e ai cittadini alle prese con il sistema di prenotazione sanitaria. Nel mirino finiscono Azienda sanitaria universitaria integrata di Trento e l’app TreC, utilizzata per fissare esami e visite specialistiche.
Secondo quanto segnala il sindacato pensionati, molti anziani in possesso di una ricetta medica senza priorità, tentando di prenotare in autonomia tramite l’app, si imbattono nel messaggio «nessuna disponibilità». Chi non si arrende prova allora con il Cup telefonico, scoprendo che le liste non risultano aperte, ma che è possibile essere inseriti in una sorta di elenco “limbo”: una lista di persone da ricontattare quando si libereranno posti.
«Il problema è che chi accetta questa soluzione deve rinunciare alla possibilità di prenotazione in autonomia con il rischio di vedersi scadere la prescrizione, non ricevere in tempo l’appuntamento necessario per poi accedere, ad esempio, al rinnovo della patente o per un piccolo intervento», denunciano Claudia Loro e Gianna Colle, segretaria generale e funzionaria dello Spi del Trentino. «Questo disorienta molti anziani e li mette in difficoltà».
In altri casi, spiegano ancora dal sindacato, l’esame non risulta prenotabile online, ma il sistema non lo segnala in modo chiaro. Eppure, con una buona dose di tenacia, può accadere che telefonando direttamente al reparto si scopra che le liste sono in realtà aperte.
«Ancora una volta c’è un problema di comunicazione tra le strutture di Asuit e il sistema di prenotazione. Un disallineamento delle informazioni di cui pagano le spese i più deboli», incalzano le sindacaliste. Non solo: vi sarebbero casi in cui la prestazione viene fissata oltre i 180 giorni di validità della ricetta, con il rischio concreto di perdere la visita tanto attesa. «Il cittadino non ha alcun modo di dimostrare che si è attivato, ha fatto ricerche sulla Trec e al telefono. Tutto questo è assurdo».
Nel mirino anche l’assessore provinciale Mario Tonina, che – ricordano – aveva promesso la risoluzione dei disservizi informatici nel giro di un mese. «Il tempo ormai è agli sgoccioli, le questioni da allineare appaiono ancora tante. Speriamo che sia la volta buona, perché così prendere una visita medica è una vera e propria caccia al tesoro», concludono.
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