Il provvedimento

venerdì 6 Febbraio, 2026

«Negro di m..». Dieci giornate di squalifica a Matias Vasquez (Riva del Garda). Ma lui nega

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Durante la gara di Coppa contro il Val di Cembra, il giocatore avrebbe rivolto insulti razzisti a Michele Mutacate. La Figc Trento condanna l'episodio: «Serve formazione etica»

«Negro di m…», queste le parole che avrebbero scosso, domenica a Cembra, una partita tranquilla, di quelle che scorrono via senza particolari sussulti. Poi un cartellino rosso che è arrivato improvviso, quasi inatteso da chi non era nelle immediate vicinanze. È bastato un episodio, consumato lontano dagli occhi della maggior parte dei presenti, per accendere di nuovo i riflettori su un tema. Quello legato al razzismo.

Le parole, il loro peso e le conseguenze che possono avere, troppo spesso finiscono per divenire protagoniste. Nella gara di Coppa Casse Rurali Trentine di Prima Categoria, tra Val di Cembra e Riva del Garda, con un pirotecnico 5-4 per i cembrani, a far notizia non è il risultato. Un calcio d’angolo, le consuete schermaglie in area di rigore, la ricerca dello spazio giusto. La decisione dell’arbitro, Simone Girardi della sezione di Trento. Cartellino rosso diretto a Matias Vasquez, classe 2002, giocatore del Riva del Garda.

Nessun parapiglia, nessuna protesta plateale, nessuna reazione in campo. Il gioco è poi ripreso, ma qualcosa, evidentemente, era successo. Lo si è poi scoperto a fine gara, quando l’arbitro ha comunicato che l’episodio sarebbe stato riportato nel referto ufficiale. Nel comunicato del Giudice Sportivo la motivazione è chiara e pesante. Vasquez «si rivolgeva nei confronti di un giocatore avversario con un’espressione dall’inequivocabile contenuto discriminatorio per ragioni di razza». La sanzione è altrettanto netta: 10 giornate effettive di squalifica, da scontare però esclusivamente nelle competizioni di Coppa. Una decisione che fa discutere. Per molti addetti ai lavori sarebbe stato preferibile un provvedimento a tempo, capace di incidere anche sul campionato.

Così com’è, la squalifica rischia di spalmarsi su più stagioni, costringendo il giocatore a saltare le future edizioni della Coppa, ma senza effetti immediati sul percorso in campionato. Dall’altra parte c’è Michele Mutacate, classe 2004 (tra l’altro, per quel che può contare, nato a Trento e di nazionalità italiana), giocatore del Val di Cembra, destinatario dell’espressione incriminata. La vittima avrebbe risposto semplicemente invitando l’avversario a non permettersi di usare certe parole. Un confronto rimasto confinato al campo, senza strascichi visibili, almeno nell’immediato.

Il caso Vasquez non arriva però in un vuoto. Negli ultimi mesi il calcio dilettantistico trentino è stato attraversato da episodi simili. Dal caso legato alla gara MolvenoSpor e Union Trento Ravinense, con squalifica per Riccardo Nicolussi del MolvenoSpor per 12 giornate a quello legato al fatto collegato alla gara tra Alta Giudicarie e Gardolo, con conseguente squalifica di 13 giornate per Fabiano Vettori, capitano dei padroni di casa. Ma non è solo il tema del razzismo a diventare protagonista delle categorie dilettantistiche trentine e giovanili.

Negli ultimi mesi, vedendo i comunicati, più volte è salito alle luci della ribalta qualche atteggiamento negativo di troppo, spesso sopra le righe dei giovani protagonisti che giocano a calcio. Vale la pena soffermarsi a riflettere se qualcosa si sta incrinando nella cultura sportiva calcistica dilettantistica e giovanile. Senza banalizzare che sia sempre stato così. Non si tratta di puntare il dito, ma di capire. Il presidente del Comitato trentino della Figc Trento, Stefano Grassi, sottolinea in maniera chiara e consapevole: «Fermo restando che bisogna attendere, come sempre, l’esito finale della Giustizia Sportiva, continuiamo a sensibilizzare le società affinché offrano ai propri atleti una formazione non solo atletica e tecnica, ma anche etica e comportamentale. Coinvolgiamo un numero enorme di persone e alcuni episodi sono difficili da governare, ma da parte nostra questi episodi sono condannati senza riserve».

Responsabilità educativa girata alle società, chiamate a fare da presidio culturale oltre che sportivo. Un concetto condiviso, almeno nelle intenzioni, anche dal Riva del Garda.

Il presidente Manuel Ricci, alla guida del club dal 2020, ammette sorpresa e amarezza per quanto accaduto: «Non ero presente alla partita e mi è stato solo riferito quanto accaduto. Il ragazzo in questione è sempre stato corretto, raramente ha mostrato atteggiamenti irriguardosi. Sia in campo che fuori. Non ci ha mai dato motivo di pensare in maniera differente. Ci siamo confrontati. Con me ha negato di aver pronunciato quanto riportato. Io mi fido della sua parola, è evidente. Detto questo, se dovesse emergere che è stato detto qualcosa di discriminatorio, prenderemo provvedimenti anche come società. Mi sembra doveroso. Ricorso? No, non faremo alcun ricorso. Non ne vale la pena».