l'inchiesta
venerdì 14 Febbraio, 2025
Muore dopo l’intervento per la cicatrice, il dolore del marito: «Patrizia, porterò il tuo sorriso con me»
di Daniele Benfanti e Davide Orsato
La donna, 49 anni, era stata operata per rimuovere una cicatrice. Indagine per omicidio colposo. L’intervento venerdì a Tione, poi il peggioramento e il trasferimento a Trento. Il marito Marco Roner: «Compagna di vita, ora penserò ai nostri figli»
Una complicanza post operatoria, molto probabilmente una trombosi o una tromboembolia: potrebbe essere questa la causa della morte di Patrizia Marchi, la 49enne di Pergine deceduta nella notte tra domenica e lunedì all’ospedale Santa Chiara di Trento. Un decesso che è finito sotto la lente della procura: il pubblico ministero Maria Colpani ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, a carico di ignoti. Il che significa che non ci sono medici indagati: impensabile ipotizzare responsabilità prima dell’autopsia, i cui risultati dovrebbero arrivare nei prossimi giorni dall’istituto di Medicina legale di Verona.
Il decesso, improvviso, ha sconvolto la famiglia, amici e conoscenti di Patrizia, operatrice socio sanitaria che lavorava proprio nell’ospedale di Trento. La donna si era sottoposta venerdì a un intervento, programmato da tempo, di rimozione di una cicatrice. Non un’operazione «estetica», benché sia stata condotta dall’équipe di chirurgia plastica e senologica dell’ospedale di Tione. La cicatrice, infatti, era all’origine di alcuni problemi che compromettevano la vita quotidiana della donna. Per quanto di routine, non si tratta di un’operazione banale ed è avvenuta in anestesia totale.
Il giorno dopo, sabato 8 febbraio, ancora in ospedale a Tione, la donna si è sentita male: è stata trasferita quindi a Trento e poi ricoverata in rianimazione. Poche ore dopo, la tragedia. Anche l’Apss ha avviato un’indagine interne per chiarire le procedure applicate. La notizia si è rapidamente diffusa a Pergine e a Povo (Patrizia Marchi era originaria di Oltrecastello). La 49enne lascia due figli: Gaia e Matteo.
Ma il primo a piangerla è il marito, Marco Roner. Lo fa senza rinunciare alla forza e alla dignità. Era sposato con la sua Patty da 24 anni. Ed è stato lui stesso, lunedì, ad annunciarne la morte.
«Patrizia era solare, dinamica, empatica, buonissima: ecco, la ricorderò per sempre così, per la parola buona che era capace di donare a chi le stava vicino, in ogni occasione — ricorda affranto — dura, molto dura, pensare che lei non ci sia più. Per fortuna ho intorno a me i suoi e i miei parenti, tanti amici» aggiunge. «Ora devo pensare ai nostri figli. Nostra figlia stava facendo l’anno all’estero alle superiori, a Seattle, negli Stati Uniti. Nostro figlio ha 12 anni. Devo pensare a loro» ripete con grande dignità, pur nel momento difficilissimo, Marco. Che la sua Patrizia l’ha amata con tutto il cuore: «Eravamo una coppia molto affiatata». Patrizia Marchi nel 2015 si era anche candidata per il consiglio comunale di Pergine e di professione era operatrice socio-sanitaria all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove era stimata e amata alla squadra trasporti con sede al quinto piano del nosocomio cittadino.
«I colleghi di reparto mi hanno subito chiesto cosa potevano fare per ricordare Patrizia» spiega ancora il marito Marco: «Ho detto loro che una raccolta fondi per Abio, l’associazione che sostiene i bambini in ospedale, cui Patrizia si dedicava, sarebbe stata la scelta giusta. Anche per la recente scomparsa di mio padre abbiamo fatto la stessa cosa» aggiunge Marco Roner. Che negli ultimi mesi ha fatto una battaglia sindacale per il salario dei dipendenti della Vetri Speciali, suoi colleghi, trasferiti a Trento: «Ma adesso non conta più nulla, contano solo i nostri figli».
L’abbraccio di tutta Pergine e della vasta cerchia di amicizie che questa splendida coppia aveva tra il Perginese e Trento non si è fatto attendere. Centinaia, sui social, le partecipazioni sincere al lutto. «Ciao amore mio, adesso volerai in cielo senza di me… ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me e per i nostri figli, ti chiedo di portare sempre con te il nostro amore perché noi non ti dimenticheremo mai. Buon viaggio amore mio» le parole con cui Marco saluta su Facebook pubblicamente la sua amata Patrizia, accompagnando a queste parole una foto che li ritrae felici in volo su un ultraleggero: «Io sono pilota, volo spesso dall’aeroporto Caproni, e tra i momenti più belli della nostra vita ci sono stati i voli in aereo sopra le nostre montagne». Felicità racchiusa nel radioso sorriso di Patrizia, più alto di ogni dolore.
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