Il caso
venerdì 22 Maggio, 2026
Morì trascinata via dalla teleferica, operatore condannato a otto mesi per la morte di Margherita Lega
di Patrizia Rapposelli
Assolto il titolare dell'autorizzazione a costruire l'impianto, riformulata l'accusa per il terzo imputato
Una condanna a otto mesi, quella dell’operatore che azionò l’impianto, e una assoluzione, quella del titolare dell’autorizzazione a costruire l’impianto. Sono queste le sentenze di primo grado arrivate per i due imputati nel processo, a Verbania, per la morte di Margherita Lega, la 41enne di origine emiliana trapiantata in Trentino, dove aveva vissuto in Alto Garda e poi a Fiavè. Per il terzo imputato, invece, c’è la richiesta di riformulare l’accusa.
L‘ incidente
Sono trascorsi quasi due anni. Era luglio 2024. L’insegnante 41enne si trovava con il marito Rocco e i due figli piccoli di nove e cinque anni a Calasca — Castiglione, piccolo comune dell’Ossola, dove dovevano iniziare una vacanza in una ecovillaggio, un luogo lontano dal caos delle zone urbane. Stava caricando i bagagli sull’impianto a fune, una teleferica-palorcio, in valle Anzasca, quando è successo il dramma. Secondo quanto ricostruito, la donna era stata agganciata e trascinata via dall’impianto privato per il trasporto di oggetti e merci. L’impianto ha una sorta di slittino per l’invio da valle a monte e viceversa dei vari materiali. Da monte la teleferica sarebbe stata azionata proprio in quel momento. Da quanto ricostruito dai carabinieri, l’incidente sarebbe stato causato da un errore dell’operatore. La donna, agganciata, era precipitata nel vallone. Un volo di centinaia di metri.
Sentenza e condanna
A oggi, il gup del tribunale di Verbania Rosa Maria Fornelli ha assolto Damiano Brega, il titolare dell’autorizzazione a costruire l’impianto a fune destinato al trasporto di legna ma utilizzato anche dagli ospiti della struttura ricettiva per il trasporto di bagagli, perché il fatto non costituisce reato. Condannato invece a otto mesi Franco Baldacci, l’uomo che, ignaro del fatto che a valle ci fosse qualcuno che stava caricando i bagagli, da monte azionò l’impianto sul quale si trovava Margherita Lega.
Per entrambi il pm Nicola Mezzina aveva chiesto un anno e quattro mesi.
ll terzo imputato
Nella vicenda c’è anche un terzo imputato, Marco Bertaglia, presidente dell’associazione Comunità Rigenerative, la realtà che gestisce l’ecovillaggio. La struttura dove Margherita e la sua famiglia avrebbero dovuto trascorrere la vacanza. La giudice ha invitato il pm a riformulare il capo d’imputazione, rimuovendo l’aggravante contestata che riguarda la violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. La prossima udienza è già stata fissata a giugno.
I risarcimenti
I familiari di Margherita Lega fin da subito hanno scelto il silenzio e, assistiti dall’avvocata Giulia Sattanino, si sono rifiutati di costituirsi parte civile. Restano ancora da definire i risarcimenti. Al momento è stata messa a disposizione, da parte dell’assicurazione di uno degli imputati, una somma a parziale copertura.